La battaglia dell'Europa: l'ultima trincea

Torniamo su questo argomento perché sembra proprio che la battaglia, nella prima parte del 2016, ruoterà tutta intorno all'Europa, e in particolare all'Eurozona. Neppure più una delle banche globali ci prova, a "vendere" il mercato americano, o quello giapponese: in gergo, si dice che sono poco "sexy". Ma l'Europa, secondo alcuni, si vende ancora: c'è Draghi, generoso ed onnipotente, e poi c'è l'euro, che dovrebbe aiutare le esportazioni, e poi e poi e poi .... Così quando esce un nuovo indice PMI, come è successo oggi 6 gennaio, siamo costretti a ri-leggere frasi che sono le stesse da due anni, ovvero che l'Europa è in ripresa e che tutto va migliorando. Per ora, nessuno dei dati "hard", dei dati che ci raccontano come funziona l'economia reale (produzione, ordinativi, eccetera) conferma i sondaggi con cui si fabbrica l'indice PMI, e per questo noi attribuiamo poca importanza a questi dati, che già in passato non hanno anticipato un bel nulla. 

Ma i media e la stampa amplificano l'effetto di questi sondaggi, forse per alimentare una sorta di effetto-benessere (feelgood effect). Per qualche mese, lo scorso anno, funzionò bene, poi da aprile in avanti smise di funzionare, e se guardiamo alle prime tre sedute del 2016 ci pare di poter dire che agli indici PMI non presta più attenzione nessuno sui mercati. Ma anche qui noi ci vediamo qualche cosa di importante, di significativo per gli investitori: perché se fosse vero che l'Europa, e l'Eurozona in particolare, è l'ultima trincea di un certo ottimismo di maniera, allora dovremmo pensare che proprio tutti gli asset europei (azioni ed obbligazioni) sono quelli più a rischio per chi li ha nei propri portafogli titoli. Se cambiasse il clima, se cambiassero gli umori, se le banche si investimento "mollassero gli ormeggi" (come già hanno fatto per i mercati di Giappone ed USA), allora potrebbero esserci cadute molto più ampie di quelle che oggi possiamo immaginare.