Gennaio 2016: i temi di mercato (parte 4). Le obbligazioni high yield

Gennaio sarà un mese complicato per tutti i mercati obbligazionari, che devono affrontare cambiamenti storici nello scenario (il rialzo dei tassi negli USA) ed un aumento di timori per la crescita (il dibattito sul "rischio recessione" di cui abbiamo già scritto). Ma in particolare gennaio sarà un mese delicato per le obbligazioni high yield, ovvero per i junk bonds, ovvero per le obbligazioni a basso rating o di bassa qualità: gli operatori dovranno infatti decidere se tenere oppure scappare, se le prospettive sono per un rimbalzo oppure per un ulteriore peggioramento, insomma se si tratta di una scommessa da raddoppiare o chiudere per il resto del 2016. Vediamo alcuni dati: nel 2015, il rendimento medio delle obbligazioni junk negli USA è salito sopra il 9%, un livello che non si vedeva da anni, e certo non con i tassi dei Treasuries decennali al 2,25%; ma al tempo stesso va detto che il quantitativo di HY emesso nel 2015 (a 1530 miliardi di USD) ha superato del 12% il quantitativo del 2014, ed anche che il numero di defaults conclamati nel 2014 è risultato pari al 2,7% del totale delle obbligazioni in circolazione, contro una media storica del 4,2%. proprio questo ultimo dato, il numero di defaults, sarà monitorato con estrema attenzione dagli operatori, ed un suo eventuale aumento potrebbe scatenare immediati flussi di vendita. Ancora più importante, però, sarà capire quanto sono gli operatori che la vedono come Moody's, che nei giorni scorsi ha commentato così:

“I don’t think the correction in the junk bond market is a macroeconomic threat, certainly not on the scale of the housing bust,” said Mark Zandi, chief economist at Moody’s Analytics.” In fact, I think it is a therapeutic correction.” 

Se prevale questa visione, di una "salutare correzione", allora gli attuali rendimenti a scadenza rendono questo segmento di mercato molto competitivo. Se al contrario la maggior parte degli operatori percepisce un rischio di ulteriore discesa dei prezzi (ed aumento dei rendimenti), allora è difficile pensare che aspettino fino a marzo per liquidare le posizioni nei loro portafogli.