Chi rischia più di tutti? il dollaro USA (parte 3)

Lo scorso 16 gennaio, nel Post precedente che ha il medesimo titolo, abbiamo dettagliato le ragioni per cui vediamo a forte rischio il cambio del dollaro contro yen ed euro: oggi, e prima che parli Draghi, torniamo sul tema perché ieri il Wall Street Journal ha riferito (nel momento clou della discesa degli indici di Borsa) che tra gli operatori circolava la voce che la Federal Reserve avesse "tirato indietro la mano", ovvero che non ci sarebbero stati rialzi dei tassi ufficiali nel 2016. Ovvio che si tratta di voci incontrollate: ed al tempo stesso è necessario fare massima attenzione a queste voci perché l'argomento "tassi Fed" e "divergenza delle politiche monetarie" è il solo che sostiene in queste settimane il cambio del dollaro, vista anche la progressiva revisione al ribasso delle stime per il GDP (come detto questa mattina nel nostro bollettino quotidiano The Morning Brief).

Tra i commenti di maggiore interesse sul dollaro USA, vi segnaliamo anche quello di Ray Dalio, che è stato riportato oggi dal Wall Street Journal, perché sottolinea un fatto che pochi hanno osservato, e che ha contribuito a dare forza al dollaro USA negli ultimi mesi.

Dalio, who runs the world’s largest hedge fund, said Wednesday during an interview with CNBC that the dollar will strengthen temporarily as foreign investors rush to buy the currency so that they’ll have enough on hand to pay off their massive dollar-denominated debt. But Dalio warned that the demand will hurt the dollar’s valuation over the long term. “Once that squeeze is over, it undermines the dollar longer term. I think we’re going to come in a couple of years to a point where we’re going to be thinking hard what is safe in a reserve currency,” Dalio said.

Secondo Dalio, quindi, anche se allarghiamo l'orizzonte al medio termine, il dollaro USA non sembra poi così forte.