Borsa di Milano sotto 20000 punti e la rottura Juncker-Renzi (parte 2)

Qualche giorno fa, nel primo Post di questa serie, vi abbiamo segnalato che l'Italia non potrà più godere, in futuro, della medesima "benevolenza" sulla quale ha galleggiato negli ultimi due anni. Ieri poi, lunedì 18 gennaio, ne avete visto tutti le conseguenze, con pesanti cadute in Borsa dei titoli bancari innescate da una supposta iniziativa della BCE sui crediti inesigibili. Ed oggi ne scrive, in modo molto chiaro, Il Corriere della Sera.

Tutto questo è un assaggio, un segnale dei tempi che ci aspettano: come noi di Recce'd abbiamo scritto più di una volta, nel 2015 con la vicenda della Grecia si è rotto qualcosa in Eurozona, Merkel ha perso autorevolezza e quindi potere; in parallelo Draghi per ragioni diverse ha perso credibilità.

Nel 2016 molte cose verranno ridiscusse (anche la politica di Draghi: e lo vedremo già dopodomani, giovedì, alla riunione della BCE) e l'Italia dovrà adeguarsi al nuovo regime, a cui non ha modo di sottrarsi. Il punto debole, in uno scenario di questo tipo, non è tanto la Borsa di Milano, che è debole per altre ragioni, quanto il BTp ed in generale i Titoli di Stato. 

Non crediamo invece che debbano esserci dubbi sulla stabilità degli Istituti bancari, che è la sola cosa sulla quale effettivamente la BCE ha un potere di intervento: la solvibilità del sistema bancario (conti correnti) a nostro parere è garantita, mentre non è garantito il valore delle azioni delle banche, delle obbligazioni delle banche, e neppure quello dei BTp.