Borse di Occidente: quando rimbalzano? E cosa importa? (parte 1)

Nell'ultima settimana, a fronte di una volatilità esasperata degli indici in Europa ed USA, abbiamo letto un diluvio di commenti sulle opportunità di "rientrare" ora che i livelli di prezzo sono più bassi. Ne scriviamo anche se l'argomento a noi sembra mal posto: anzi, ne scriviamo proprio per quella ragione. In Recce'd non utilizziamo, mai, criteri come quello di "rientrare", o di "comperare i ribassi": questo perché a noi sembra indispensabile affiancare sempre, all'andamento dei prezzi, l'andamento del sottostante, ovvero l'andamento dell'economia reale.

Come vi abbiamo dettagliato, con due serie di interventi, nel periodo delle Festività, i problemi che pesano sui mercati azionari sono problemi seri: da un lato, dati economici che peggiorano di settimana in settimana (anche negli Stati Uniti, nonostante i dati per l'occupazione); dall'altro lato, un atteggiamento unanime, e drammaticamente diverso, di tutte le banche globali, che solo 12 mesi fa non avevano alcun dubbio sulla solidità del rally, e che oggi, tutte nello stesso momento, prendono le distanze, o peggio ancora diventano all'improvviso negative.

Il problema, secondo Recce'd, non è quello di "quando rientrare": il problema è quello contrario, oppure valutare con attenzione se vale la pena, viste le prospettive di rendimento, di tenere in portafoglio posizioni LONG di azionario. Vi ripetiamo, per una ennesima volta, che costruire un portafoglio partendo dalla cosiddetta asset allocation, in base alla quale "un tanto di azionario ce lo devo avere", è un modo di investire superato e dannoso.

E ripetiamo anche, qui, che i danno fatti dalla Cina e dal petrolio sulle Borse di Occidente sono la migliore testimonianza di quanto Recce'd ha sempre sostenuto: ovvero della fragilità e dei pericoli che sono stati creati dalle politiche monetarie finalizzate a gonfiare i prezzi, allontanandoli dalla realtà. In un contesto meno gonfiato, i danni sarebbero stato infinitamente più piccoli, ed invece ora sembra proprio che dovremo fare i conti con una nuova fase di prolungata correzione verso il basso. Non per colpa della Cina e non per colpa del petrolio.