Borsa di Milano sotto 20000 e la rottura Juncker - Renzi (parte 1)

Parliamo poco di Italia, nello specifico, perché noi parliamo nell'interesse degli investitori, ed anche per l'investitore italiano i mercati di titoli italiani (sia Borsa sia BTp) sono solo una delle tante alternative, e di certo non la più accattivante. La discesa della Borsa sotto i 20000 punti è solo una conferma ulteriore di quanto il nostro Blog ha scritto più di una volta, da 13 mesi a questa parte, sul rischio e sul rendimento delle Borsa italiana. E confermano, ulteriormente, quanto furono spregiudicati quelli che, senza avere capito bene come funziona un mercato finanziario, spinsero i Clienti in modo "disperato" esattamente un anno fa ad aumentare l'esposizione verso il mercato di Milano.

Il motivo per cui ne scriviamo oggi però è un altro: lo scontro, che dura da settimane e diviene sempre più esplicito, tra Commissione Europea e Governo italiano è un segnale forte, di chiusura di quella fase che potremmo chiamare "di massima flessibilità", sulla quale l'Italia ha galleggiato negli ultimi 24 mesi. Ne potete leggere oggi stesso sui quotidiani. Quella stagione è finita, e si stanno rinegoziando alcune condizioni: come abbiamo scritto questa mattina in un Post precedente, la fase si è chiusa in parallelo con l'indebolimento di Draghi, come ruolo e come persona. L'investitore deve tenere conto del fatto che nella nuova fase né i BTp né la Borsa potranno più godere della medesima "benevolenza", ovvero "compiacenza", che abbiamo visto negli ultimi due anni. E' arrivato il momento di domandarsi che senso abbia un rendimento dello 1,50% sul debito pubblico italiano a 10 anni.