La Fed non decide: commenti a caldo (parte 5)

La scelta di Yellen, giovedì scorso, era una scelta difficilissima: stretta fra dati USA in chiaroscuro e dati globali in evidente peggioramento, ma pure schiacciata da pressioni di ogni genere in arrivo dai mercati finanziari, Yellen con il suo Board non ha potuto fare altro che riconoscere di essere stata messa in un angolo. Abbiamo già scritto, in un Post di questa serie, che questa scelta rischia di risultare destabilizzate, in misura maggiore di quanto non lo sarebbe stato un rialzo dello 0,25%. Ma è prevalsa la paura di sbagliare, e si è scelto di restare ancora fermi. Quali soni i rischi? Molti sottolineano il fatto che la Fed potrebbe, a breve, ritrovarsi "in ritardo" rispetto ai dati dell'economia reale, con inflazione e occupazione in testa: ad esempio, sul The Telegraph oggi scrivono che:

The risk for Janet Yellen, if risk is the right word, is that the August squall will prove to be a false alarm. Within a few months the Fed may find itself badly behind the curve, chasing a full-fledged rebound in the world’s three biggest economic blocs. It might too face an asset boom that slips control, just as it uncorked the dotcom bubble by yielding to global events in 1998, and some would say just as it uncorked the 1929 stock bubble by cutting rates in 1927 to help Britain stay on the Gold Standard at pre-war parity. That is the moment when they may have to slam on the breaks. Once the bond vigilantes start to suspect that five or six rates may be coming in rapid succession – perhaps by the middle of next year – the long-feared crisis for emerging markets will hit in earnest.

Ma non è questo il rischio più grande, sulla base delle valutazioni che facciamo ogni giorno in Recce'd lavorando per i nostri portafogli modello. Il rischio maggiore è invece quello di allontanare ancora la risoluzione dei problemi di quantità sui mercati finanziari, ingigantiti non solo nei prezzi bensì anche nelle dimensioni da una excess liquidity che ora non si sa dove piazzare, e che ha generato quella che molti ormai definiscono la "Zombie economy". E finché questo problema non sarà affrontato, non sarà possibile uscire dall'angolo.

One reason that hasn't gotten much attention is the need for the Fed to keep rates low both for government debt and the corporations that now have $12.5 trillion in debt. Among the prime beneficiaries of zero interest rates have been low-rated companiesthat have been able to borrow money at rates often in the 5 to 6 percent range.