La Fed non decide: commenti a caldo (parte 4)

In un intervento dello scorso 27 agosto, Ray Dalio affermò che eravamo "molto più vicini a QE4 che ad un rialzo dei tassi ufficiali": Dalio, fondatore di Bridgewater, che è la Società di fondi hedge più grande del pianeta, fu trattato a fine agosto con scarso interesse, come uno che si faceva prendere la mano dalla volatilità. Ascoltata ieri Yellen, ora le parole di Dalio sembrano un po' più vicinia al realismo. Diceva Dalio:

“That’s where we find ourselves now. Interest rates around the world are at or near 0%, spreads are relatively narrow (because asset prices have been pushed up) and debt levels are high. As a result, the ability of central banks to ease is limited, at a time when the risks are more on the downside than the upside and most people have a dangerous long bias. Said differently, the risks of the world being at or near the end of its long-term debt cycle are significant.”

Dalle parole di Yellen di ieri traspare un'analisi della situazione che non è molto lontana da questa, con la Fed obbligata a stare ferma proprio per la paura di mettere in moto una reazione a catena in questa enorme massa di titoli. Quindi, se la Fed si trovasse in condizioni di particolare stress, non possiamo più escludere che sia forzata a tornare ad usare in qualche forma uno strumento come il QE che (seppure solo nell'imediato) ha riportato in passato la calma sui mercati finanziari. Attenzione però: si tratterebbe non di una scelta di politica monetaria, ma di un esplicito "intervento di salvataggio del mondo", e quindi le implicazioni sarebbero del tutto diverse. Ad esempio, sulle Borse: perché a quel punto "something has got to give".