Siamo nel 2008? Oppure non siamo nel 2008? (parte 2: correzione ordinata o crash disordinato?)

Ci facevamo la domanda (retorica) del nostro titolo più o meno sette giorni fa, nel primo Post di questa serie.  E il primo giorno di settembre è successo qualcosa che fa pendere la bilancia un po' di più verso i mercati disordinati.  Oggi il mercato dei cambi ha testato la soglia di 120 tra yen e dollaro USA: l'importanza di questo livello di cambio è massima, come si può vedere dal grafico qui sotto. Il ribasso dal livello di 100 al'attuale 120 è il solo effetto concreto di Abenomics, ed è anche il solo punto di appoggio per l'economia giapponese in questo momento. Come abbiamo scritto anche in un Post di ieri (che è parte di una serie dedicata al Giappone) il Giappone è un fattore di rischio globale: un eventuale ritorno dello yen verso il livello 100 non è sostenibile per l'economia del Giappone: e una crisi di fiducia verso il Giappone non è sostenibile per i mercati finanziari internazionali. Sarebbe di gran lunga più destabilizzante della svalutazione dello yuan, per essere concreti. Ma c'è un secondo fattore di rischio globale: le Banche Centrali, che fino ad oggi hanno mantenuto un apprezzabile controllo dei nervi a fronte di richieste diffuse di "intervento" non appena lo S&P 500 è sceso sotto i 2000 punti (quasi come se fosse ormai obbligatorio per legge che lo S&P 500 vale più di 2000 punti). Ma il rischio rimane: nell'attuale contesto di mercato, un "intervento" delle Banche Centrali, che risulterebbe inefficace come è stato inefficace in Cina l'intervento delle Autorità, aprirebbe senza dubbio una fase di maggiore volatilità (come appunto è appena successo in Cina).