UBS, JP Morgan e Barclays. E Deutsche Bank, e BNP Paribas e Credit Suisse. E tutte le altre (parte 4)

La condanna del trader di UBS e Citigroup Tom Hayes (14 anni di galera) è stata gestita molto attivamente dalle Relazioni Pubbliche delle grandi banche coinvolte nello scandalo del LIBOR: per questo, la condanna ha occupato meno spazio, sui media internazionali, di quanto avrebbe dovuto, ed è stata (con sapienza) ridotta ad un "caso isolato", quando tutti sanno perfettamente che non si tratta dell'iniziativa di un singolo ma di un sistema di lavoro, un modo illecito di fare profitti di cui erano consapevoli anche tutti i vertici aziendali. Lo confermano le parole del giudice che ha condannato Hayes:

The judge said it was a message “to the world of banking” that “high standards of probity” are expected.

Naturalmente, in Italia la vicenda è stata del tutto ignorata dai media: e non è un bene per gli investitori, perché gli Istituti coinvolti in questa frode ai danni dei mercati finanziari, e delle altre frodi emerse negli ultimi anni, sono molto presenti e molti attivi anche in Italia.

Proviamo a rivedere la storia nel suo insieme: le grandi "banche globali" sono gli Istituti le cui attività hanno generato la Grande Depressione 2007-2009: tutte queste banche erano infatti impegnate nelle medesime attività di Lehman Brothers, e tutte erano di fatto fallite. Poi il Governo USA, con la politica TARP, decise di regalare denaro (prestandolo a tasso zero ad Istituzioni già fallite) allo scopo di preservare lo status quo. Lo scopo non era "salvare il sistema": no, lo scopo era salvare molti degli amici personali del Ministro del Tesoro USA dell'epoca, Paulson. Fallì solo Lehman Brothers, che era la più fragile pur avendo esattamente le medesime responsabilità.

Queste banche globali, negli anni successivi, hanno deciso tutte di buttarsi sull'asset management: ovvero sul risparmio gestito. E qui c'è da sorridere: questa banche globali, tutte di fatto fallite nel 2009, si presentano negli ultimi anni al pubblico (poco informato) dei risparmiatori finali presentandosi come "il massimo della sicurezza" e "il massimo della competenza". Come detto, c'è da sorridere, vista la storia recente: ma anche da preoccuparsi, perché queste realtà sono tutt'altro che solide, come dimostra il fatto che non si riesce ad uscire dalla fase delle "politiche monetarie non convenzionali" per la paura che crolli tutto. Stiamo parlando di realtà che sono in grado di fare utili solo finché sarà prolungata nel tempo la politica eccezionale dei tassi ufficiali a zero, oppure con gli scandali LIBOR, FX, eccetera. E quanti utili! Queste banche globali negli ultimi anni hanno presentato al pubblico i bilanci più ricchi della loro intera storia, ed i loro managers hanno incassato i bonuses più alti di sempre.

Torniamo ora all'Italia: queste banche globali, grazie ad una idea di Marketing che si chiama Multimanager, sono entrate in massa nei portafogli degli italiani. Che si ritrovano ad avere in portafoglio quote di costosissimi Fondi comuni dalle etichette incomprensibili, Fondi che sono stati sottoposti ai nostri investitori da consulenti che, in molti casi, non hanno mai visto il gestore e ricevono ogni tre mesi una pagina colorata con tante parole da 20 mila chilometri di distanza. Tutto questo è una conseguenza della capacità di "vendere il brand", senza guardare alla qualità dei contenuti: la tipica operazione da Marketing per un supermercato oppure per un Centro Commerciale.

Esiste qualche dato, qualche prova concreta che queste banche globali abbiano un vantaggio sui concorrenti, quando si tratta di gestire un portafoglio e generare una performance? Ed esiste una prova concreta che queste grandi banche siano più efficaci dei concorrenti nel risk management? No: se mai, è vero il contrario.  E i loro mega-profitti saranno la testimonianza di quali superiori capacità? Rileggetevi gli articoli sullo scandalo del LIBOR e sullo scandalo sul mercato dei cambi, e prima i resoconti sulla crisi dei subprime e degli MBS, e capirete: gli extra-profitti derivano dal pieno sfruttamento di una posizione dominante, ovvero di un cartello di mercato. Una volta era così per il mercato delle banane e degli ananas, oggi è così anche per la Finanza internazionale.

Ma qualche cosa si è mosso: se avete la pazienza di rileggere quello che un mese fa è stato il richiamo del BaFin tedesco ai vertici di Deutsche Bank (The letter, portions of which were previously reported by the Financial Times, warns that Deutsche Bank potentially faces future regulatory penalties for the problems uncovered. It follows stinging criticism of Deutsche Bank’s U.S. financial systems by the Federal Reserve in late 2013. ), oppure di cercare ciò che viene contestato alla Federal Reserve nell'attuale dibattito per le Presidenziali negli USA, troverete conferme importanti: anche se in Italia l'argomento per ora è un tabù. Da subito, da oggi, l'investitore dovrà valutare con grandissima attenzione che cosa gli viene messo in portafoglio: mai accontentarsi dell'etichetta e sempre andare in profondità, nel dettaglio. E farà bene a diffidare dei "grandi marchi" e rivolgersi a produttori locali di qualità, come già oggi si fa in altri settori, dalla alimentazione all'abbigliamento. I servizi di gestione non sono merci adatte alla produzione di massa.