150 anni fa John Stuart Mill scriveva che ...

John Stuart Mill scrisse nel 1867: 

“Panics do not destroy capital; they merely reveal the extent to which it has been previously destroyed by its betrayal into hopelessly unproductive works.” 

Questo è il problema di tutti noi investitori oggi: non se, ma quando arriverà questa ondata di panico, che ristabilirà un corretto rapporto tra il valore degli assets finanziari e il valore del loro sottostante, che poi è l'economia reale. Ritorniamo su questo argomento perché la Federal Reserve San Francisco ha appena pubblicato uno studio dove si stima che, per bloccare la bolla immobiliare che sfociò poi nella Grande Recessione del 2007-2009, la Fed avrebbe dovuto alzare allora i tassi ufficiali di interesse molto più di quanto fece nel periodo 2003-2006. La stima della Fed è di un gap dell8%: ovvero, la Fed dice che allora la stessa Fed avrebbe dovuto portare i tassi ufficiali non al 5% (come fece) bensì al 13%. La stessa Fed di San Francisco, autrice dello studio, riconosce però che agendo in questo modo, cioé portanto il costo del denaro al 13%, la Banca Centrale avrebbe depresso l'inseme dell'economia reale in misura anche superiore a ciò che accadde durante la Grande depressione. Se stiamo quindi a ciò che dice la Fed di San Francisco, eravamo allora in una strada senza uscita. E a questo punto, siamo noi a chiederci: ma allora, oggi a che punto stiamo? Perché negli anni che precedettero la crisi immobiliare negli USA, la Fed non aveva aumentato il proprio attivo di oltre 3 mila miliardi di dollari: mentre oggi, ogni tentativo di "normalizzare" la politica monetaria USA dovrà tenere conto di questo aumento, abnorme, dell'attivo della Banca Centrale. Se stimiamo che, prima del 2007, la Fed avrebbe dovuto portare i tassi ufficiali al 13%, oggi quale livello dei tassi sarebbe necessario per "deflazionare" il sistema? Il 25% o magari il 30%? Come e più di allora, ci troviamo in una strada senza uscita, se non una uscita traumatica. Chiudiamo segnalandovi un commento di un sito indipendnete USA, The Automated Earth:

Bubbles are not new – humanity has experienced them periodically going all the way back to antiquity – but the novel aspect of this one, apart from its scale, is its occurrence at a point when we have reached or are reaching so many limits on a global scale. The retrenchment we are about to experience as this bubble bursts is also set to be unprecedented, given that the scale of a bust is predictably proportionate to the scale of the excesses during the boom that precedes it. We have built an incredibly complex economic system, but despite its robust appearance it is over-extended, brittle and fragile after decades of fuelling its continued expansion by feeding on its own substance.

The exponential growth of both central banks and shadow banking during the long global boom constitutes a gargantuan increase in the supply of money plus credit relative to available goods and services, which is inflation by definition. This huge supply of virtual wealth has acted to push up asset prices, creating a plethora of asset price bubbles and a cascade of malinvestment based on those price distortions. The explosive growth of shadow banking in particular, following the 2009 bottom, was accompanied by a return to extreme risk complacency and rock bottom interest rates, leading to a frantic search for investment returns in riskier and riskier places.