Agosto 2015: siamo punto e d'accapo a 12 (parte 1)

Come ogni anno, siamo qui a chiederci dove andranno i mercati finanziari: tutto sembrava chiarissimo solo sette mesi fa, con tutte le economie del mondo in ripresa, le Banche Centrali benigne ma efficaci, l'inflazione in rialzo un po' dovunque, il dollaro forte che sostiene l'export dei Paesi più deboli. E oggi invece? Oggi sappiamo che non era vero per niente. L'economia in Cina è debole, in Giappone è debolissima, nei Paesi Emergenti è un disastro, in Eurozona non reagisce alle cure, negli USA se va tutto bene (se sono ci sono intoppi) chiuderemo il 2015 al 2% di crescita. Tutto questo lo abbiamo letto grazie ai dati pubblicati proprio la settimana scorsa. E l'inflazione? I prezzi non salgono in Eurozona, e poi non salgono negli USA e in Giappone, e poi in Cina non salgono. E non salgono neppure le retribuzioni: leggete i dati arrivati da USA e Germania la settimana scorsa (del Giappone non parliamo perchè è una situazione ormai cronica). Ed ecco che allora qualcuno tira fuori di nuovo il "rischio deflazione": dopo sette anni di QE, siamo di nuovo qui, d'accapo a 12. Per i mercati, la situazione è molto complessa, per non dire grave: se il rischio è la deflazione, come sembra dirci un Treasury decennale che torna al 2,15% di rendimento a scadenza poche settimane prima del primo rialzo dei tassi ufficiali, allora i massimi del Nasdaq, dello S&P 500, del DAX sono privi di senso. Se il rischio è davvero quello della deflazione, ricorderemo questi livelli degli indici di Borsa come ricordiamo oggi il 45.000 punti di Nikkei negli anni Ottanta: una autentica follia collettiva. Se invece, al contrario, i livelli degli indici di Borsa sono sostenibili, perché il rischio non è la deflazione, allora in quel caso sono i mercati obbligazionari a trovarsi su livelli insostenibili, e ci aspetta un autunno di forte turbolenza non appena la Fed comunicherà la data del rialzo dei tassi. A noi investitori, in questo caso come in ogni altro caso, non resta che seguire giorno per giorno i dati, cercare di capire prima della massa se il rischio è la deflazione oppure l'inflazione, e muovere velocemente i nostri portafogli di conseguenza. Invece di aspettare di leggerlo sui giornali.