Giappone: da lì arriverà la prossima crisi (parte 4)

Quando lo scorso 21 agosto scrivemmo il terzo dei Post di questa serie, neppure noi avremmo immaginato di dover commentare il dato pubblicato venerdì scorso: per la prima volta in due anni, il tasso di inflazione in Giappone è tornato a zero. E si tratta del dato cosiddetto "core" che esclude le componenti più volatili come il petrolio e i carburanti. Nel grafico sotto vedete la storia degli ultimi cinque anni: il balzo di aprile 2014 è dovuto all'introduzione della tassa sul valore aggiunto, mentre e se astraete da quell'episodio potete vedere rappresentata nel dato di venerdì scorso la inefficacia totale di Abenomics.  Se uniamo questo dato ad un secondo dato pubblicato venerdì, ovvero il calo della spesa delle famiglie (-0,2% su base mensile), ne ricaviamo l'impressione che durante l'estate ci sia stata un'accelerazione della crisi giapponese, con un rischio tangibile di una ricaduta in recessione. Molti economisti ritengono ancora che nel trimestre in corso ci sarà un rimbalzo della crescita del GDP, dopo il dato negativo del trimestre aprile-giugno: noi di Recce'd non la vediamo così, e siamo pressoché certi che se anche si arrivasse ad un dato positivo esso non potrebbe compensare il calo (-3,6%) del secondo trimestre 2015. A fronte di questi dati, risulta patetica l'invocazione di un nuovo monetary easing visto che per due anni e mezzo la BoJ ha spinto sull'acceleratore di questa politica senza ottenere nulla. Il Giappone è in trappola, ed il punto debole è chiaramente lo yen, che la BoJ non ha alcuna speranza di governare. Se i mercati riportassero lo yen a 110 contro USD, si aprirebbe subito una crisi di molte volte più grande di quella della Cina dopo la svalutazione dello yuan.