La Cina e la follia collettiva (parte 4)

Una sciocchezza è una sciocchezza: anche se fa parte del "common sense", il buon senso comune. Le due crisi finanziarie del 2000-2003 e del 2007-2009 hanno spaventato così tanto semplicemente per una ragione: nessuno, e meno di tutti le Banche Centrali, ne ha compreso le motivazioni. Allora, ma neppure oggi. Ed è per questo che, dopo la crisi, si è scelta la strada del "more of the same", ovvero di continuare a rifare, con una insistenza che sfiora l'essere ottusi, le stesse cose, le stesse politiche, gli stessi errori. Queste scelte si fondano sul common sense, su quel common sense che dice: "Se le Borse salgono, è un segno che tutto va bene". Questo common sense dopo viene ripreso, amplificato ed urlato, dai media: chi di voi non ha letto i titoli dei giornali su "quello che pensano i mercati" o sulla "reazione dei mercati", e persino "il giudizio dei mercati". Prendiamo un esempio tra tanti: oggi Bloomberg pubblica un articolo che è titolato così:

Rout Ruins Another August as Years of Peace End for U.S. Stocks

La scelta dei termini ("rovina" e poi "anni di pace") tradisce le intenzioni, e può essere ingannevole per il lettore: qui si attribuisce, implicitamente, un valore positivo alla "pace" ed un valore negativo alla recente volatilità. Nell'articolo, però, poi il giornalista scrive correttamente:

It’s either the start of a bear market or the restoration of normalcy in stocks that had gone almost four years without appreciable volatility. For professional investors, it was a reminder that chaos can happen in any season.

Il giornalista qui è chiaro: i mercati sono tornati, più semplicemente, verso la normalità: ma il pubblico degli investitori invece viene colto di sorpresa, perché gli avevano raccontato che non sarebbe successo mai più.  Al pubblico si devono dare solo messaggi "tranquillizzanti, perché qualche furbacchione ha pensato: "Ma allora: se faccio salire gli indici di Borsa, la gente penserà di stare meglio ed io senza troppo sforzo e solo spendendo parole posso risolvere i miei problemi illudendo il pubblico". Per questo siamo arrivati al punto in cui siamo oggi: ovvero al cosiddetto asset price targeting, con le Banche Centrali che fissano gli obiettivi di LIVELLO per i mercati finanziari. E' questa la sciocchezza di cui si parlava all'inizio: qui si commette un grave errore, perché il meccanismo del "wealth effect", l'effetto ricchezza, non è quello, e non è mai stato quello. Il vero "wealth effect" invece funziona come segue: PRIMA le cose iniziano ad andare meglio nelle variabili reali dell'economia, e solo DOPO le Borse salgono perché anticipano che andranno ancora meglio in futuro, e SOLO DOPO  scatta il wealth effect, perché il pubblico ha più fiducia nel futuro e quindi spende di più. Se Draghi o Kuroda o la Cina comprano la Borsa coi soldi delle tasse, o con soldi stampati nottetempo, il pubblico forse ci casca, ma solo per qualche settimana: e non spende di più perché sa che è una ricchezza artificiale. Lo vedete ogni giorno nei dati che vengono pubblicati per l'Eurozona, per il Giappone e soprattutto nei dati per i consumi degli Stati Uniti che crescono del 2% l'anno dopo un incredibile periodo di otto anni coi tassi di interesse a zero. Questi dati ci dimostrano che, per la nostra fortuna, il pubblico non è per niente ingenuo. E sarà questo che ci salverà dalla depressione economica in cui siamo precipitati già da 15 anni: non sarà il QE delle Banche Centrali, sarà invece la forza dei mercati che si auto regolano, la forza del pubblico che rifiuta le illusioni collettive. Ed anche se all'inizio si trattasse di una una forza distruttiva, è comunque meglio che procedere passo dopo passo verso l'abisso guidati da funzionari pubblici che fanno (da sempre) fatica a comprendere con la realtà dei mercati..