Agosto 2015: siamo punto e d'accapo a 12 (parte 2)

Chi avesse la pazienza di rileggere il nostro Post del 3 agosto scorso, troverebbe queste frasi:

Per i mercati, la situazione è molto complessa, per non dire grave: se il rischio è la deflazione, come sembra dirci un Treasury decennale che torna al 2,15% di rendimento a scadenza poche settimane prima del primo rialzo dei tassi ufficiali, allora i massimi del Nasdaq, dello S&P 500, del DAX sono privi di senso. Se il rischio è davvero quello della deflazione, ricorderemo questi livelli degli indici di Borsa come ricordiamo oggi il 45.000 punti di Nikkei negli anni Ottanta: una autentica follia collettiva. Se invece, al contrario, i livelli degli indici di Borsa sono sostenibili, perché il rischio non è la deflazione, allora in quel caso sono i mercati obbligazionari a trovarsi su livelli insostenibili, e ci aspetta un autunno di forte turbolenza non appena la Fed comunicherà la data del rialzo dei tassi. A noi investitori, in questo caso come in ogni altro caso, non resta che seguire giorno per giorno i dati, cercare di capire prima della massa se il rischio è la deflazione oppure l'inflazione, e muovere velocemente i nostri portafogli di conseguenza. Invece di aspettare di leggerlo sui giornali.

La volatilità di agosto non ha sciolto questo dilemma: i mercati non hanno preso né una strada, né l'altra. Ma al tempo stesso, i mercati ci hanno detto che l'avvicinarsi di questo bivio crea la massima tensione. Delle nostre parole del 3 agosto, resta valida anche oggi l'indicazione di agire sul portafoglio e reagire alla volatilità, anziché aspettare e subire semplicemente quello che faranno nelle prossime settimane gli indici dei mercati.