NO: non è la Cina (parte 3)

Ieri, martedì 25 agosto, la Cina ha tagliato dello 0,25% il tasso di sconto, ed oggi la Borsa di Shanghai ha chiuso sotto quota 3000 punti. Questo è il motivo per il quale da qualche giorno tutti gli indici di Borsa si agitano senza sosta, come animali in gabbia che non trovano una via di uscita: quello che confonde gli operatori, quello che li terrorizza è questo fatto. Ma non per la Cina. La paura deriva da questo: per anni ci siamo sentiti dire (o dovremmo dire "vendere") che le Banche Centrali hanno la forza di impedire qualsiasi ribasso dei mercati. Anzi: di farli sempre salire, grazie alla "excess liquidity". Da Goldman Sachs a UBS, dal Credit Suisse a BNP Paribas, da Soc Gen a Barclays, da JP Morgan a Morgan Stanley, il coro è questo. Coro che viene poi ripreso, in modo diligente, dalle Reti di private banking italiane. Il fatto è che non sempre è così: e la Cina, in agosto, ce lo ha fatto vedere in modo molto crudo. La storia della "excess liquidity" non funziona. E qui scatta una grande paura, perché un'altra storia da vendere non c'è, e allora c'è chi si ritrova con le spalle al muro.