Consiglio pratico: non aspettate che lo scriva il New York Times

Tra i media non digitali, il New York Times è senza dubbio uno dei più autorevoli, e forse quello che ha il maggiore impatto sul modo di vedere le cose del pubblico globale. Viene poi ripreso da altri media locali, come la stampa italiana ad esempio. Ed è spesso il primo ad arrivare su certi temi, che poi diventano dominanti. Ieri, in New York Times ha pubblicato un articolo dal titolo: "China Japan and Europe are flashing economic warning signs", articolo dedicato ai segnali allarmanti in arrivo dalle economie di Cina ma anche Giappone ed Eurozona. In estrema sintesi, il New York Times dice che le turbolenze sui mercati finanziari si spiegano con il fatto non è vero quello che al contrario sui mercati finanziari tutti raccontano, ovvero che siamo alle soglie della ripresa globale perché in Giappone e poi in Eurozona il QE funziona. E' falso. Ora: è normale che su un quotidiano generalista questa notizia venga pubblicata solo "a danno fatto", ovvero solo quando gli indici di Borsa hanno perso il 20% dai massimi. Non è per nulla normale, anzi è molto sospetto, il fatto che sui documenti fatti circolare dall'industria del risparmio fino ai primi di agosto tutti i cosiddetti "analisti" parlassero della ripresa globale. A tutti gli investitori che ci seguono, sia privati sia Istituzionali, il nostro forte suggerimento è il seguente: non aspettate che le cose ve le racconti i New York Times, deve essere il vostro advisor a mettervi in guardia, ed almeno con tre mesi di anticipo. Se no che cosa lo pagate a fare?