Che bello non essere Yellen

In questo contesto di mercato, è facile immaginare le enormi difficoltà che Yellen e gli altri membri del Board si troveranno di fronte alla prossima riunione del 15 e 16 settembre. Detto che Yellen ha messo davanti ad ogni altro obiettivo la "normalizzazione" della politica monetaria (grafico sotto), e non la "stabilità dei mercati finanziari" che piaceva tanto a Bernanke, oggi la Fed si ritrova schiacciata tra due esigenze. Da un lato, non può permettersi di cedere all'emotività dei mercati finanziari, come ha detto lunedì un ex-membro del Board della stessa Fed, Richard Fisher, che è stato esplicito: "I don't think there is a single member of the FOMC that's going to react to one day's market activity, (…) It does demonstrate that people are hooked on the heroin of quantitative easing (…) Nobody on that committee would like to see that continue, they'd like to find the right exit point and they'll see what it is.". Ma dall'altro lato, non può negare che l'economia degli USA già non era in condizioni brillanti prima, ed oggi sta ancora peggio di qualche mese fa. Ovvio che non siamo in grado di suggerire la via di uscita da questo dilemma, ma siamo in piena sintonia con Fisher sugli effetti negativi della "eroina del QE", come la ha definita lui. Di certo c'è solo che la Fed difficilmente uscirà da questa difficile fase senza aver subito danni alla sua credibilità.