NO: non è la Cina (parte 1)

Sui media di tutto il mondo prevale l'interpretazione di questo selloff  che è centrata sulla Cina e sulla svalutazione dello yuan. Per ragioni di tempo e spazio, media e TG non possono che offrire una lettura semplificata: che però diventa semplicistica, e colpevole, quando viene ripresa da quelli che per mestiere si propongono come advisor ovvero come consulenti per gli investimenti. E' una interpretazione dei fatti che non è fondata, ed è quindi falsa, perché NON è la Cina a spiegare questi ribassi dei mercati: la Cina può avere dato il via al movimento, ma la profondità del movimento dipende dalle stesse ragioni che hanno costretto la Cina ad una mossa così violenta come la prima svalutazione competitiva degli ultimi 20 anni. La fragilità che vedete sui mercati è spiegata in primo luogo dalla debolezza delle economie Occidentali, dalla recessione del Giappone, e da una politica monetaria azzardata e mal calcolata, che ha alimentato una crescente disconnessione tra valori di Borsa e prezzi delle obbligazioni, da un lato, e valore del sottostante, ovvero dell'economia reale, dall'altro, senza peraltro produrre la prevista "accelerazione" della crescita economica. Come sui giornali si spiega ogni giorno agli adolescenti che vanno in discoteca "tutti gli eccessi prima o dopo si pagano": più sono grandi, più cari si pagano.