Milano 21800 punti: gli "ottimisti" ora compreranno?

Nel grafico in basso vedete la storia a 5 anni dell'indice FTSE MIB: saltano agli occhi due dati. Il primo dato è  che oggi l'indice della Borsa di Milano vale meno dei massimi del 2014, dopo uno sforzo senza precedenti da parte della BCE (ed anche dei media che hanno fatto da cassa di risonanza) a supporto dell'equity dei Paesi periferici. Il secondo dato è che il nostro indice è sotto (e di parecchio) ai massimi del 2011, quattro anni fa. Questo momento di mercato è un test eccellente per metter alla prova chi insiste ad usare l'argomento dei "pessimisti" e dei "ribassisti": in inglese si dice "put your money where your mouth is", e questi livelli di prezzo della Borsa di Milano costituiscono un eccellente livello di ingresso se lo scenario è ancora quello di gennaio, che abbiamo poi letto e riletto per tutti i sei mesi successivi. Lo scenario secondo cui Draghi, insieme con l'euro debole e il petrolio a 40$, avrebbero garantito "la ripresa". Non, che non siamo mai andati dietro a questa storia, oggi ne incassiamo i dividendi, in termini di risultati dei nostri portafogli modello: a molti non sembrava vero di avere trovato una via di uscita così semplice, fare salire la Borsa e "così siamo tutti più ricchi": "ce lo diciamo l'uno con l'altro, non ci perde nessuno, e poi tutti a festeggiare". Peccato che, nella storia della Finanza, c'è scritto a chiare lettere che se la Borsa sale ma l'economia poi non migliora, i danni che seguono sono ancora peggiori della situazione di partenza. Investire non significa correre dietro a quello che "va di moda" sui giornali, ma significa, utilizzando grande pazienza e un metodo superiore, fare e rifare ogni giorno i conti.