Giappone: da lì arriverà la prossima crisi (parte 3)

La Borsa di Tokyo ha chiuso questa mattina sotto la quota psicologica dei 20000 punti, sotto la spinta di più fattori: il crollo dei prezzi delle materie prime, la caduta della Borsa di Shanghai, la discesa sello S&P 500 sotto la media a 200 giorni. Ci sembra però importante sottolineare i fattori interni: la discesa in negativo del tasso di crescita del GDP (lunedì scorso, -1,6%) e il saldo commerciale negativo per il quarto mese consecutivo (mercoledì scorso, -268 miliardi di yen). In settimana se ne sono lette di tutte: consulenti che consigliano di aumentare ancora la spesa pubblica, ed ovviamente richieste di ulteriore espansione della base monetaria da parte della Bank of Japan. Si tratta, in entrambi i casi, di strade impraticabili: sul lato della spesa pubblica il Governo è bloccato da un debito pubblico che supera il 200% del Prodotto Nazionale. Mentre sul lato del monetary easing la Bank of Japan è bloccata da un calo del 75% dei volumi scambiati sul mercato obbligazionario: in pratica, il mercato non esiste più, perché il QE lo ha distrutto. I rischi di instabilità sono molto elevati anche nel brevissimo termine, e qui parliamo di rischi "alla cinese". Non deve stupire un'eventuale caduta della Borsa simile a quella vista a Shanghai, ma soprattutto non deve stupire un improvviso avvitamento dello yen. Come scrive oggi Bloomberg, il "consenso" delle banche di investimento oggi vede l'economia del Giappone in crescita dello 1,2% nell'anno fiscale che finirà a marzo 2016. Noi di Recce'd abbiamo lavorato sulle cifre e concludiamo che (come sempre) questi numeri si spiegano solo come espressione di un "ottimismo aziendalista" che noi di Recce'd abbiamo già descritto e sul quale lavorano le nostre strategie di investimento. E' molto più probabile la crescita zero, e ci sono non trascurabili probabilità di un ritorno alla recessione per il Giappone.