Perché conviene e converrà investire contro questo "consenso" (parte 1)

In un articolo pubblicato questa mattina dal Financial Times, il responsabile della asset allocation della Banca svizzera Pictet ci spiega perché la sua banca è ottimista, perché sono LONG equity, e perché tutti i dati e i fatti dei primi otto mesi del 2015 non hanno modificato questa visione delle cose.

Partiamo dalla conclusione: Overall, the emerging new style of central bank monetary policy offers considerable comfort for investors. Qui l'autore dell'articolo ci chiarisce che il suo primo obiettivo è quello di confortare, rassicurare, tranquillizzare gli investitori, che avendo assistito prima al crollo delle obbligazioni in Eurozona, poi al crollo della Borsa in Cina, ed infine al rallentamento della crescita sia in Eurozona, sia in Asia, sia negli USA, si cominciano a domandare se tutto quell'ottimismo di inizio anno non fosse poi altro che uno slogan commerciale, elaborato non sulla base di studi ed analisi, bensì spingere la vendita di prodotti come i Fondi Comuni.

Ma c'è una seconda cosa importantissima nella chiusura dell'autore dell'articolo: la fiducia, cieca ed illimitata, nelle Banche Centrali. Perché le Banche Centrali possono, secondo l'autore, fare il miracolo: permettere alle valutazioni, che già oggi sono "ai livelli del 2008-2009", di estendersi ancora, di diventare ancora più estreme. Come: grazie ad una politica che l'autore chiama "asymmetric asset price targeting" e che racconta così:

However, what has implicitly been practised can in fact be described as asymmetric asset price targeting. Whereas pure asset price targeting would involve a floor and a cap on asset prices (in order to avoid boom and bust cycles), central bank QE, by contrast, just puts in a floor.

L'autore qui ignora del tutto gli effetti di questo "gonfiamento" dei prezzi, sia per la stabilità dei mercati finanziari, sia per l'economia reale. Anzi, ci dice chiaramente che gli effetti sull'economia reale non sarebbero poi così significativi. Ma allora perché fare tutto questo? Perché dovremmo entusiasti di una politica che gonfia i prezzi, che crea inflazione nel settore finanziario se poi l'economia non migliora? Come si può pensare che creando una "falsa" ricchezza si crei benessere per chi investe? E' del tutto assurdo. E poi: perché avere una fiducia da culto messianico nelle Banche Centrali, ora che negli Stati Uniti viene messa in dubbio l'efficacia delle politiche di QE anche al Congresso, ora che in Giappone la crescita è tornata in negativo dopo due anni e mezzo di Abenomics, ora che in Eurozona le obbligazioni pagano rendimenti più elevati del momento in cui il QE è cominciato?

La nostra a tutte queste domande è una sola: Pictet come tutte le altre Case di Fondi supporta con entusiasmo questa politica perché gonfia le masse dei loro prodotti, e quindi il flusso di ricavi che ne deriva. 

A chi ci legge chiediamo: volete continuare ad andare dietro a queste storie? Volete continuare a credere che le Banche Centrali hanno questo immenso potere, di sostituirsi alla realtà? Noi di Recce'd vi diciamo con forza che questa è una trappola, per tutti gli investitori finali.

Noi di Recce'd vi diciamo che la migliore opportunità di investimento, oggi, sta proprio nel cercare il modo di trarre profitto dalla sempre minore credibilità di questo "consenso". Rifiutatevi di seguire i consigli di quelli che vi dicono che "i dati non contano" e smettetela di credere che si guadagna solo "se le Borse salgono". Non è vero: è del tutto falso. Potete guadagnare anche quando i mercati correggono e potete guadagnare molto investendo contro un "consenso" che continua a parlarvi dei "mercati" come se fossero del tutto scollegati dalla realtà dell'economia con cui vi misurate ogni gionro.

Noi di Recce'd non vogliamo rassicurarvi e confortarvi: vogliamo invece aiutarvi a fare buone performance ma insieme a proteggere il vostro patrimonio dalla bolla, dalle Banche Centrali che vi usano, e dall'industria dei Fondi che poi vi lascerà da soli quando ci sarà da pagare il conto degli eccessi.