Il più grosso rischio oggi? Risposta 1: forse sono le banche

Abbiamo già scritto in questo Blog di una calma solo apparente, di una tensione che cresce e che potrebbe sfociare in episodi di elevata volatilità entro breve. Da oggi, affrontiamo in una rassegna i quattro maggiori rischi per la stabilità dei mercati finanziaria in questa primavera del 2015. Prendiamo uno spunto dal sito Soldi On Line, che ogni mattina pubblica il nostro Morning Brief dopo le 11. Su questo sito si leggeva tre giorni fa a proposito di della più grande banca italiana "Messina, anche ieri, ha ribadito che IntesaSanpaolo è la banca leader mondiale per crescita del prezzo di Borsa: un anno fa il titolo valeva 2,4 euro, ieri ha chiuso (in rialzo del 2,6%) a 3,15 euro sulla scia di un piano d’impresa varato a marzo 2014 che promette 10 miliardi di dividendi in quattro anni.". Si potrebbe suggerire a Messina di andare a rivedere il grafico del prezzo del suo titolo, per constatare che il 100% di quel rialzo da lui citato è stato provocato, unicamente, dagli annunci di Draghi sul QE (il 2014 è stato un anno molto molto deludente per il titolo Intesa, come in generale per i bancari). Ma non è certo Banca Intesa, né alcuna altra banca italiana, a determinare le tendenze in Borsa dei titoli bancari: in un mercato azionario sempre più globalizzato, e quindi integrato, i trend sui titoli bancari li decidono i grandi gruppi internazionali. Ed è per questo che, a quattro giorni di distanza, ci sembra necessario riaccendere i riflettori sui risultati comunicati al mercato domenica scorsa, 26 aprile, dal colosso tedesco Deutsche Bank. Per i tre giorni successivi, sul mercato si è parlato soprattutto della qualità di quei numeri: che  erano buoni, anzi ottimi sul fronte del trading (record di profitti) ma venivano poi schiacciati verso il basso dal peso di alcune multe che Deutsche ha dovuto pagare per avere manipolato il mercato. Un resoconto completo lo potete leggere a questo indirizzo web: http://www.nytimes.com/2015/04/28/business/dealbook/deutsche-bank-reorganization.html?_r=0 . Come investitori, dobbiamo chiederci: perché tanta attenzione e una così profonda sensazione, visto che di certo le multe non erano certo una sorpresa per gli investitori? Citiamo qui un commento di David Wiedner, che riportiamo in modo molto ampio perché aiuta a capire meglio la questione: "Deutsche Bank, in the most recent example, can’t stop its addiction to risk taking. (...) Financial stocks have historically been the first to rally in a bull market. They’ve been the leaders. This time they’re the laggards by a wide margin. (...) It shouldn’t be that way. Banks seem poised to take advantage of a growing economy, stronger spending, higher employment and a stable, if uneven, housing market. For the few who hold banks stocks, the question becomes: Given all the good news, why isn’t anyone else joining the party? For the answer, those investors need only look to the shake-up at Deutsche Bank AGto understand how and why banks continue to flail away at producing consistent earnings that inspire investor confidence. (...) The bank said Monday it would try to meet a 10% annual return on equity target. That was down from a 12% target, which is down from a 25% target a decade ago. And with that, the bank basically erased 10% off its market value — value already diluted after the bank raised nearly $9 billion in a dilutive stock issue last year. (...)  Why does Deutsche Bank, or any bank, keep doing this? Why do they push for deregulation, increase risk-taking, incentivize bad actors through bonuses, rack up profits, and watch it all go bust, only to pay big fines and cut back before rushing headlong into the markets again? (...) The pressure for bigger returns to employees and shareholders ultimately outweighs any interest in restraint. Consider the reaction Monday by investors who said the bank did too little to late, and alternately, were disappointed with the decision to cut. Banks’ boards and management simply can’t stand still. Even those that have done so successfully, eventually are tempted into the riskier waters of brokerage trading and investment banking.". Ecco: questo è uno dei nostri più "vecchi" argomenti, uno di quelli sui quali abbiamo le convinzioni più forti (perché supportate dai fatti).  Nonostante ormai sei anni di politiche monetarie estreme, ed estremanente favorevoli in particolare per i grandi gruppi bancari internazionali, queste grandi banche sono costrette a prendere ancora rischi poco o per nulla legittimi, e semplicemente per sopravvivere! Si tratta di vecchi dinosauri di un sistema che nel 2007-2009 è crollato, e che viene "tenuto in vita" in modo artificiale da politiche monetarie estreme ma non efficaci verso l'economia reale. Non producendo valore nei propri servizi, questi dinosauri sono (tutti) costretti a rincorrere i rischi: e molti di questi rischi il pubblico non li vede né li conosce, se non quando scoppiano i problemi. Non pensate neppure per un attimo che fatti come quelli del 2008-2009 non possano ripetersi perché oggi ci sono "migliori controlli": le Banche Centrali nazionali oggi (come allora) non sono capaci di valutare in modo critico le operazioni messe in piede dai desk delle banche internazionali. Alcuni banchieri centrali lo riconoscono: da ultimo, durante il weekend 25-26 aprile, Erkki Liikanen, membro del Consiglio Direttivo della BCE, che ha dichiarato ad Handelsblatt che "European Banks Still Have Problems (...) European  banks haven't done enough to separate proprietary trading and traditional banking business (...) Regulators must ensure that banks with implied government backing don't take excessive risks (...) Lower interest rates create risks of bubbles in financial markets. Central banks may need tougher or broader tools to fight bubbles.". Notate che questo è un programma di cose da fare in futuro, e non un elenco di cose già fatte. Problemi simili sono stati resi pubblici di recente anche con riferimento alle banche USA (potete leggere a questo indirizzo web: http://www.marketwatch.com/story/americas-biggest-banks-arent-ready-for-next-meltdown-2015-04-28) ed anche il mercato è consapevole di questi problemi, come si vede dal fatto che i costi di copertura (hedging) dei titoli bancari risulta in deciso aumento (come potete leggere a questo indirizzo web: http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-04-27/this-is-why-the-cost-of-hedging-european-banks-stocks-has-soared). Per concludere il nostro primo intervento sui grandi rischi: forse, oggi, il maggiore rischio per la stabilità dei mercati finanziari, e quindi dei portafogli titoli di noi tutti, sono le banche, ed in particolare proprio le banche che operano anche come grossisti (investment banks) sui mercati finanziari.