Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito (parte 6)

Riprendiamo il tema del Post precedente, per fare un secondo esempio concreto di quanto la strategia possa influire sui risultati: pubblicazioni di reti e Private Banking in queste settimane si concentrano sui rendimenti medi storici, e suggeriscono di tenere in portafoglio Fondi Azionari sulla base del fatto che "in rendimento medio storico è stato dello 8% circa". Per un investitore, ma pure per un gestore di portafoglio, queste sono affermazioni del tutto prive di senso, e sarà sufficiente confrontarsi con il grafico in basso per capirlo.Come vedete bene, dal 2007 ad oggi, ovvero in otto anni, l'indice globale delle Borse ha reso ZERO. E come vedete bene, il MOMENTO di ingresso ed uscita è risultato, per gli investitori, determinante. Qualsiasi strategia ad asset allocation, la tipica strategia 30/70 (azioni/obbligazioni) è destinata ad essere sconfitta dai mercati, proprio in ragione di questi comportamenti degli indici. Questo grafico è la migliore risposta a chi afferma che fare del market timing è dannoso e che al contrario bisogna puntare sui rendimenti di medio termine. Vi sarà sufficiente mostrare questo grafico, oppure quello della Borsa di Milano nel medesimo periodo, per smontare quell'argomento: chiedete "quale sarebbe il medio termine qui?". Oggi la dinamicità dei portafogli è necessaria, perché gli scenari cambiano con grandissima rapidità, ed anche perché la gestione dei rischi non può certo essere affidata all'esame dei dati passati, ma deve essere fatta sempre in modo attivo e modificando con rapidità i portafogli.