Il punto 2016 (parte 8): la crescita economica globale

Cogliamo lo spunto di un articolo pubblicato ieri dal noto professore di Stanford Micheal J. Boskin sul sito Project Syndicate per fare il punto della crescita economica globale ad inizio 2016. Naturalmente, si tratta di un quadro di estrema sintesi, ed altri nostri Post su questo tema seguiranno nelle prossime settimane, offrendo maggiore dettaglio.

Come abbiamo scritto più e più volte, sui mercati e nelle ricerche delle banche globali si è riaffacciata la parola con la "R", in aperto ed evidente contrasto con quel "voto di fiducia" che la Federal Reserve avrebbe espresso sull'economia USA alzando i tassi ufficiali (via abbiamo già illustrato con dettaglio il nostro parere: quel rialzo dei Fed Funds c'entra nulla, con un "voto di fiducia", ed è invece probabilmente spiegato proprio dalla ragione opposta).

Il 2016 quindi potrebbe essere un anno dominato da riaffacciarsi del timore di una recessione: vediamo però qualche dettaglio sulle singole aree economiche, partendo proprio dalla Eurozona con le parole di Boskin:

In 2016, Europe’s leaders must stop expecting monetary policy to solve their problems, and instead pursue faster, firmer resolutions to the myriad crises they face, from the intertwined growth, banking, currency, and governance crises to the escalating refugee crisis, which is threatening free movement across internal borders. They must pursue supply-side fiscal, structural, labor-market, and regulatory reforms, with common-sense solutions for the struggling periphery economies’ fiscal crises and the stronger economies’ medium-term debt woes topping the agenda.

Boskin dice quindi: basta con la politica monetaria della BCE, che non funziona, e fate finalmente quelle famose riforme. Noi che conosciamo più da vicino la situazione possiamo già anticiparvi che le riforme di sicuro non partiranno nel 2016: non sono state fatte negli anni "facili" come il 2012, il 2013, il 2014, e di sicuro non le faranno in un ano "difficile" come sarà il 2016. Ognuno andrà per la sua strada.

Passiamo poi al Sud America: qui la situazione è dominata dalla politica, con forte instabilità in Brasile e maggiori speranze di miglioramento in Argentina e in Messico. Sulla Regione peseranno comunque due fattori globali: i Mercati Emergenti, e le materie prime.

Dal Sud America all'Asia: e qui la scena è dominata da Cina e Giappone. Per ciò che riguarda la Cina, non è possibile escludere del tutto il rischio a breve termine di uno hard landing. Boskin la vede così:

In Asia, all eyes are on China, the epicenter of a growth slowdown that has reverberated throughout the region (and beyond). The remarkable growth spurt of the last three decades has degraded the natural environment considerably, produced vast excess capacity in basic industries like cement and steel, and left the banking system saddled with bad loans. China’s government has committed to reform, but its efforts are lagging. The rebalancing of its economy from exports to domestic demand remains a major challenge, not least because its consumers are slow to cooperate. And the government maintains significant control over major companies, even some that are listed on public stock markets.

Quanto al Giappone, secondo noi di Recce'd qui sta il rischio maggiore per i mercati internazionali. Boskin lascia parlare i fatti:

Japan, for its part, has sunk back into recession, despite Prime Minister Shinzo Abe’s large and costly economic-revitalization strategy. 

E si chiude, naturalmente con gli USA, dei quali Bosking mette in evidenza il ruolo di locomotiva internazionale:

But perhaps America’s most important New Year’s resolution should be to return to global leadership — a role that has gradually eroded over the last decade, with devastating consequences. That erosion, rooted in deep political fissures that are evident in the current presidential election campaign, is disturbing global economic, financial, and security arrangements that depend on American leadership.

Ed è proprio da qui che, a nostro parere, potrebbe arrivare la sorpresa più grande: e non positiva. Non crediamo sia possibile per gli USA riprendere il ruolo di leadership politica proprio in un anno elettorale, mentre per ciò che riguarda la leadership economica la Federal Reserve ha fatto capire, nel modo più chiaro possibile, di volere meno responsabilità e meno esposizione. Dobbiamo, tutti noi investitori, abituarci ad un mondo con più leader economici, e quindi con maggiore incertezza e volatilità: augurandoci di non precipitare, proprio nel 2016, in una "guerra delle valute".