Il punto 2016 (parte 4): la politica monetaria e le Banche Centrali

Torneranno, in tanti, a raccontarvi che "finché le politiche monetarie restano accomodanti", ovvero finché "l'atteggiamento delle Banche Centrali resterà benevolo", tutto va bene, anzi benissimo. Torneranno, per una semplice ragione: non hanno una storia alternativa, non hanno una interpretazione alternativa, e soprattutto non hanno una strategia alternativa. Sono i medesimi che non potevano crederci, qualche anno addietro, a una fortuna simile: le Banche Centrali avevano deciso di fare il lavoro al posto loro, ovvero fare salire "tutto" e risolvere tutti i problemi ai consulenti e ai venditori di Fondi Comuni. Oggi chi ha seguito quel "gregge" non sa più che fare: è come se la sedia fosse stata tolta di sotto all'improvviso, e quindi in molti cercheranno di raccontare (ancora) che Draghi farà whatever it takes anche adesso, anche dopo che il 3 dicembre tutti i mercati del mondo hanno voltato le spalle alla BCE. 

Noi di Recce'd siamo qui anche per questo, per mettervi in guardia e svelare l'inganno: le Banche Centrali non ci sono più, la Fed put non esiste più, e nel 2016 l'andamento degli indici sarà determinato da un grande numero di fattori, tra i quali NON (ripetiamo: NON) ci saranno le Banche Centrali. Non ve lo dice il TG della sera, non lo scrive il Sole oppure il Corriere o La Stampa o il Messaggero, ma sui mercati ormai è un fatto acquisito. Tanto che una delle grandi banche globali, l'americana Citigroup, ha affidato al suo capo economista Willem Buiter, ex-OCSE, il compito di mettere nero su bianco l'ordine di ritirata, e proprio a Natale. Proprio loro, che in passato sono stati supporters senza condizioni di Draghi adesso scrivono che:

We believe that a common factor in the relatively low response of real economic activity to changes in asset prices and yields is probably the fact that the euro area remains highly leveraged. The total debt of households, non-financial enterprises and the general government sector as a share of GDP is higher now than it was at the beginning of the GFC. There has been some shift from the private sector to the public sector, but the overall debt burden remains unprecedentedly high for an economy in peacetime (and for which the debt incurred during the last major war (1939-1945) has long since been worked off).

The wealth effect of higher stock prices appears to do little to boost private consumer expenditure and the lift given by higher stock prices to ‘Tobin’s q’ does not appear to have stimulated private capital expenditure much. The weaker external value of the euro has clearly increased profit margins in exporting and import-competing industries and may have boosted the stock market valuations of internationally active Eurozone-listed companies, but its effect on the volumes of exports and imports appears to be moderate (in part because a number of other countries are pinning their hopes on generating a bounce in inflation and activity through weaker exchange rates, too).

Queste sono le stesse cose che Recce'd vi scriveva un anno fa, quando si rischiava di essere impopolari se non addirittura "gufi". La sostanza però viene sempre fuori, ed il QE semplicemente NON ha funzionato, questo è sotto gli occhi di tutti, e questa grande banca globale ci sta dicendo che a gennaio non spingerà più sui temi di 12 mesi fa, e primo fra tutti la "ripresa in Eurozona". E la stessa banca globale ci indica i tre maggiori rischi per il 2016:

Primo rischio. Il fallimento di tutti gli obiettivi: Our conclusion is that, in a financially-challenged economy like the Eurozone, with policy rates close to the ELB, and with excessive leverage in both the public and private sectors, balance sheet expansion by the central bank alone may not be sufficient to boost aggregate demand by enough to achieve the inflation target in a sustained manner.

Secondo rischio. La sfiducia verso la Banca Centrale e l'opposizione sociale e politica (...) the larger central banks’ balance sheets get, the louder will become the voices of those that criticize the power vested in unelected and mostly unaccountable central banks. In addition, it is worth remembering that the laws and regulations that underwrite and circumscribe central bank actions were written at a time when their current range of actions, let alone the potentially even larger future ones, seemed exceedingly unlikely and maybe even (in the case of the ECB) inconceivable. The ‘Audit the Fed’ movement is likely to be followed by ‘Audit the ECB’ movements and eventually by explicit limits on central bank actions as their balance sheets grow to politically unacceptable levels.

E infine, il terzo rischio: la perdita di controllo   (...) even if  ECB were to expand its balance sheet sufficiently to achieve the inflation target in the next few years (say, to €5tn or €6tn), the monetary policy toolkit would then seem to be rather empty, with little option for stimulus if and when the next downturn hits (as it inevitably will). Experience teaches that downturns do happen – either for internal or external reasons – and sometimes happen when output gaps have not been closed. What happens then? Draghi’s answer seems to be: perhaps a balance sheet expansion to €10tn or €15tn. We are doubtful that such a course of action would be both perceived to be politically legitimate and economically effective.

CONCLUSIONE: preparatevi a un 2016 in cui la BCE, e le altre Banche Centrali, non solo non potranno esercitare alcuna "opzione put", ma diventeranno invece fattori di incertezza ed instabilità per i vostri portafogli titoli. Se vi preparate prima, ci saranno moltissime nuove opportunità da cogliere, e noi sapremo anticiparvele, come già abbiamo fatto all'inizio del 2016.