Il punto 2016 (parte 3): le obbligazioni il Eurozona

Lo scenario con cui si apre il 2016 per le obbligazioni di Eurozona è particolarmente complesso: il dato forte è il mostruoso ammontare (1,7 miliardi di euro, stima proprio oggi Blomberg) di titoli in circolazione che rendono meno di zero. Abbiamo già scritto, e lo ripetiamo, che per un qualsiasi investitore è un assurdo, un fatto controproducente, un danno detenere titoli con rendimento negativo, ovvero pagare per prestare denaro. Sia direttamente sia nelle GPM, sia attraverso Fondi Comuni.

Questi rendimenti, e quindi questi prezzi si spiegano in un solo modo: la BCE sfrutta in modo cinico il fatto che ci sono operatori Istituzionali costretti a comperare obbligazioni (assicurazioni, banche, Fondi Pensione). Tutto ciò detto, il vero problema non sono i rendimenti (e quindi i prezzi) ma le quantità: il mercato delle obbligazioni, tutto quanto, in Eurozona è entrato da mesi in una fase di asfissia, che lo rende sensibilissimo anche ai più piccoli disturbi, ai più piccolo momenti di stress. Guardiamo quindi al nuovo anno come a un anno che sarà di certo ricco di opportunità, perché la volatilità risulterà in aumento in una misura significativa, ma al tempo stesso come a un anno in cui i fattori di rischio, che da due anni sono stati sepolti sotto un diluvio di liquidità, torneranno in evidenza a causa di una BCE che ha con evidenza perso il controllo della situazione (vedi 3 dicembre e settimane seguenti). Si potrà lavorare molto, e nelle due direzioni, long e short, sia sul credito (spreads che remunerano le obbligazioni di bassa qualità) sia sul segmento dei Paesi Periferici. La tregua è già finita.