FTSE MIB a 20000 punti, Banca Etruria ed il questionario MIFID

La triste e dolorosa vicenda delle obbligazioni subordinate, titoli che quasi tutti (non Recce'd) spingevano "a manetta" fino a pochi mesi fa, cavalcando l'onda della "caccia al rendimento" (grazie, Mr. Draghi) ha scatenato una serie di articoli, sulla stampa quotidiana, sul questionario previsto dalla MIFID che ogni investitore deve compilare. Questi articoli rischiano però di allontanare, e non avvicinare, alla soluzione del problema: è vero che le domande del questionario mettono in guardia dai rischi, ma in questione dovrebbe essere messo, prima di tutto, l'atteggiamento del venditore, del consulente, dell'advisor. Perché lo standard è, nella maggior parte dei casi, uniformato attraverso Reti e i Private Banking, ed è poco responsabile: il caso più evidente è quello della Borsa di Milano, "pompata" a dismisura insieme con le Borse dell'Eurozona fino a pochi giorni fa (un secondo grazie, Mr. Draghi). E adesso il conto chi lo paga? Non certo il venditore: lo paga chi ha aumentato l'esposizione nel proprio portafoglio nel 2015, sentendosi ripetere, più e più volte, che "la nostra visione sulle Borse europee rimane costruttiva". Chissà poi quel "costruttiva" che cosa significa ... ma il punto che si vuole fare qui è che gli addetti alla vendita spesso sono costretti a ripetere le frasi lette sulla "ricerca" di qualche grande banca americana, e non sempre le hanno capite fino in fondo. Se però la direttiva dall'alto è di "spingere sulla Borsa", oppure "spingere sulle obbligazioni subordinate", che possono fare?