Ma a che cosa servono? (parte 2)

La grande massa degli operatori del settore del risparmio, sia sul lato SELL SIDE (le banche globali di investimento) sia sul lato BUY SIDE (le Reti che vendono prodotti finanziari) si comporta ogni giorno come se niente fosse: si continua, ogni mattina, a danzare al ritmo di waltzer, come accadeva nelle ultime settimane del mitico Impero Austro Ungarico, che sembrava non dover finire mai ed esistere all'infinito. Nulla è infinito in questo mondo, e questa è una ovvietà: ciò che però ci pare importante sottolineare qui è che banche globali e Reti di vendita sono effettivamente in trappola (tutto il loro modello di business si basa sulle retrocessioni, alcune esplicite altre non dichiarate oppure all'estero, dai Fondi Comuni) mentre l'investitore finale non è in trappola e può sfuggire a questa morsa oggi stesso. Nessuno può dire oggi quando si arriverà al crollo dell'Impero Austro Ungarico, ma i segnali sono lì da vedere per tutti, e ve ne segnaliamo tre.

Il mercato finanziario più grande, e più liquido, al mondo, è la Borsa di New York: da lì arrivano segnali che poi riverberano non solo su tutti gli indici di Borsa, ma pure su tutti gli altri comparti del mercato finanziario internazionale. Pochi richiamano l'attenzione sul fatto che la Borsa di New York, oggi, non è più la medesima Borsa di 20, 30, 40 anni fa: guardate il primo grafico, nel quale vi abbiamo messo in evidenza il comportamento dell'indice S&P 500 dopo il Duemila. Ebbene, quello oggi è, per noi investitori, il Mondo. Quello di prima, il mondo dove si registrava una crescita lenta, graduale e regolare, non c'è più, è finito per sempre, e chi non ve lo dice non fa certamente il vostro interesse.

Quali sono le implicazioni di questo dato di fatto? Le vedete nel secondo grafico: impennate dei prezzi che toccano il 200%, e cadute che superano il 50%. Che abbiamo già visto, e che probabilmente rivedremo: ed anche qui, chi non ve lo dice non fa i vostri interessi. Escludere un S&P 500 sotto i 1000 punti, nei prossimi anni, è un errore di valutazione molto grave per un professionista di questo settore.

E infine, quali sono le implicazioni per chi investe? Le vedete nella tabella qui sotto, ed in particolare nella quarta colonna da sinistra: il risultato di un investimento nello S&P 500, su un arco di 5 anni consecutivi (partendo dai cinque anni che si sono conclusi con il 2002, ed arrivando ai cinque anni che si sono conclusi nel 2014) è negativo in 5 casi su 13, che fa il 40% dei casi circa.

Questo oggi è il Mondo in cui noi investiamo. Queste sono le opportunità, e questi sono i rischi. Investire pensando che "in media, la Borsa ha reso lo 8% l'anno", in un contesto di questo tipo, è sbagliato sia sul piano del metodo sia e soprattutto sul piano dei risultati. Ed è proprio per questa ragione che ci risultano del tutto inutili gli elenchi di fine anno sui "maggiori rischi del 2016", ed ancora più inutili gli esercizi di fine anno su "dove andrà la Borsa". Mentre vi è utile, per non dire indispensabile, un quotidiano monitoraggio delle notizie più importanti, un lavoro di selezione e di riordino che aggiorna le valutazioni di rendimento e rischio, ed una ricomposizione dei portafogli che procede di conseguenza. Questo lavoro ve lo mette a disposizione Recce'd.