Draghi ora sta molto scomodo (parte 2)

Chi ne ha tempo e voglia può tornare a rileggere le nostre considerazioni dello scorso 23 agosto, nel primo Post di questa serie: allora scrivemmo che la situazione per Draghi si è molto complicata nel 2015, nonostante il QE e forse proprio a causa del QE. I mercati di certo non hanno risposto come Draghi si aspettava (né quelli obbligazionari, né quelli azionari) e quanto all'economia reale i dati per l'inflazione e la crescita del GDP sono lì da vedere (grafico in basso per la produzione industriale), così come i dati per il credito a famiglie ed imprese, che la BCE ha aggiornato proprio ieri. Scriviamo ancora oggi delle difficoltà di Draghi perché la riunione BCE di domani, 21 ottobre, potrebbe rimettere in moto i mercati finanziari, ed in particolare i mercati delle valute. E' inutile ripetere qui cose che abbiamo già scritto negli ultimi mesi e più di una volta: la BCE si è cacciata in una sorta di vicolo cieco, non ha più titoli da acquistare sul mercato ed allo stesso tempo viene messa sotto pressione anche dai media per avere abusato in passato proprio della capacità dei media di amplificare le parole e sostituirle ai fatti. Quello però è solo un effetto di breve termine: ed infatti oggi, a pochi mesi di distanza, chi scrive o parla ancora di "bazooka"? E' un'immagine che è stata rimossa, con imbarazzo: oggi invece tutti chiedono "ancora più QE", ma non come "secondo bazooka". Questa volta il QE viene richiesto solo per "salvare la baracca", per evitare che la situazione, già oggi difficile, diventi incontrollabile. Ed allora, tornando alla riunione di domani, se il mercato registrasse tra le parole di Draghi come una ammissione di "impotenza" della BCE in questa fase, ad esempio con la richiesta ai Governi di una maggiore iniziativa sul lato della politica fiscale, potremmo assistere ad un brusco ritorno dell'euro sopra 1,1500 contro USD, con un obiettivo a 1,2000 entro fine anno. Così si spiega il fatto che, nei primi tre giorni di questa settimana, e nonostante la (abituale) spinta dei media sulle aspettative per la riunione di domani, non c'è alcuna traccia di "euforia-Draghi" sui mercati finanziari: e le stesse banche globali, le prime e più fedeli alleate, mettono in questione la credibilità della BCE, un tema messo in evidenza di recente da Goldman Sachs (“Coming policy meetings are pivotal if the ECB wants to re-establish its credibility. It is decision time for the ECB,” ) e Merrill Lynch (“We think the more the ECB waits, the more it will have to do to convince the market it can deliver on its price stability objective.” ) ed anche HSBC (“We won’t have a formal expansion of the size of monthly purchases for now. Otherwise, as the constraints become apparent, the ECB might face considerable credibility problems if inflation doesn’t revert quickly.”).  Per questo Board della BCE, c'è in gioco molto di più che un semplice aggiustamento congiunturale della politica monetaria.

Fonte: Pictet

Fonte: Pictet