Parliamo di Italia (parte1)

In questo Blog, così come nel bollettino giornaliero, nel settimanale dedicato ai portafogli modello ed anche nei Focus, Recce'd parla raramente di Italia. Per una semplice ragione: i mercati finanziari italiani sono mercati marginali, di provincia. Piccoli per dimensioni e piccoli per impatto sul resto del Mondo. I mercati italiani seguono sempre le tendenze internazionali, subiscono e non danno mai la linea agli altri mercati: quindi se vogliamo capire dove andranno i nostri portafogli e i nostri soldi siamo costretti a guardare altrove, al Resto del Mondo. L’Italia è una small cap globale: opportunità e rischi italiani sono del tipo “alto rischio specifico”, che vuole dire che può andare molto bene o molto male. Come ormai sapete, non è in quel modo che noi gestiamo i portafogli: tra la scommessa e l'investimento, per Recce'd c'è un vero e proprio abisso. Molti gestori invece puntano tutto sull’Italia nella (vana) speranza di fare presto o tardi il “botto”: fino ad oggi, il botto lo hanno fatto, ma al ribasso e coi soldi degli altri. E parliamo poi dell’illusione di “saperne di più” perché siamo italiani: quella è ua vera sciocchezza, perché nel mondo del web oggi puoi sapere tutto di ciò che succede in Italia tanto da Firenze o da Napoli quanto dalla California o da Hong Kong. La storiella delle informazioni dal di dentro e degli insider si è fermata negli anni Ottanta: ed oggi, nel mondo del “risk on risk off”, dove tutto cambia da sera a mattina per una voce dall’Estremo Oriente, risulta patetica e fa solo sorridere. Abbiamo deciso comunque di decicare una serie di Post all'Italia perché abbiamo letto sul Corriere della Sera di venerdì 16 le parole che seguono, parole scrtte a commento di una reazione di Renzi alle critiche della UE alla Legge Finanziaria:

Oggi invece Renzi fiuta che l’equazione forse si è invertita: una critica dall’Europa, e una risposta stizzita, anche per un premier moderato possono diventare l’occasione di costruire capitale politico nel proprio Paese. Anche così si crea consenso fra gli elettori. Dunque Renzi non si lascia sfuggire l’occasione. Questa è la componente politica della questione, ovviamente. Quella puramente finanziaria è invece un po’ diversa. Con questo deficit programmato, la matematica dice che per ottenere una discesa anche solo dello 0,1% nel rapporto fra debito e reddito nazionale (Pil) nel 2016, occorre un’inflazione almeno dello 0,8% con una crescita economica dell’1,6%. Ma ammesso che la crescita economica arrivi davvero all’1,6% - è la previsione del governo, più rosea di quella di quasi tutti gli analisti – oggi l’inflazione procede a zero o addirittura è negativa. È dunque verosimile che il debito continuerà a salire anche adesso che c’è la ripresa. Ma la politica dei rapporti di nuova generazione con Bruxelles è un’altra storia. E Renzi, come al solito, mostra di averla capita in pieno.

In questa chiave, l’Italia acquisice una sua importanza: perché anticipa alcuni dei temi che domineranno in Eurozona nel 2016, nel 2017 e oltre. Renzi è il primo a sapere che tutto (ma proprio tutto) il suo margine di manovra nella spesa pubblica (compreso questo tanto anticipato “taglio delle tasse”) è dovuto non alla politica del suo Governo, bensì alle garanzie dell’Europa. Basterebbe una sola frase sul debito pubblico che indebolisca la garanzia europea, e i rendimenti dei BTp salirebbero in una sola seduta dall’attuale 1,75% a dieci anni fino al 4%: e sarebbe la fine della festa, ammesso che quella del Governo Renzi sia una festa. Ma allora? Anche quelli a cui non piace devono riconoscere che Renzi è un politico molto scaltro e molto attento: come spiegare quindi queste frasi irritate dette alla stampa? Semplice: Renzi ha capito che il vento è cambiato, che la Germania adesso non è più inattaccabile nelle sue prese di posizione, che l’Austerità non è più un argomento tabù, un tema politico di cui è proibito parlare in pubblico. E ne approfitta subito, facendosi capofila di una linea politica che troverà sicuramente un seguito sia in Spagna sia in Francia (Paese in grande difficoltà). Come abbiamo scritto qualche settimana fa nel Blog, oggi gli Euro Bonds non sono più del tutto fuori dal quadro, sono uno scenario a probabilità non più zero che sicuramente verrà discusso nei prossimi mesi, ora che anche la stampa più fanatica ha iniziato a trattare con diffidenza le mosse di Draghi e il suo QE, come potete leggere dovunque ed anche sul Wall Street Journal:

Whether another stimulus package would actually boost growth and inflation in the eurozone has been hotly debated. QE programs are usually expected to boost asset prices, weaken the exchange rate and provide an overall lift to the economy.

But we’ve seen very little of that this year in Europe. The euro is at $1.1353 far above what analysts were forecasting six months ago. The economy remains sluggish. And the region’s main equity benchmarks are scrambling to remain in positive territory for the year.

David Bloom, HSBC’s global head of foreign-exchange research, said he expects the ECB to launch some type of easing measures over the coming months, but questioned whether it would have any real effect. “They don’t have a big bazooka anymore. That’s gone. They’ve used it. It was a one-shot wonder,” he said.