Risorge lo ERP?

Abbiamo letto, sempre più spesso negli ultimi mesi, che la cosiddetta "espansione dei multipli" (ovvero il fatto che le valutazioni di Borsa sono sempre più esasperate mano a mano che passano i mesi)  è giustificata dal fatto che il "premio al rischio" (o ERP) delle azioni oggi è ancora molto elevato. Tra le tante affermazioni spericolate, questa ci sembra degna di nota per almeno due ragioni. La prima ragione è che fa uso di un armamentario teorico che era già stato consegnato alla storia tanti anni fa: il "premio al rischio" non esiste e il modello di valutazione basato sullo ERP non funziona, come ormai documentato da centinaia di migliaia di pagine di ricerca. Ne è un esempio il grafico sotto (di Goldman Sachs) che mostra un aumento del livello dello ERP dopo il 2009, spiegato unicamente dal calo forzato dei tassi di interesse nominali. La seconda è che si ripropone all'investitore una semplificazione che già in passato ha fatto grandissimi danni: ma davvero qualcuno può pensare di estrapolare, sui prossimi 10 anni, le medesime condizioni di redditività aziendale e di tassi di interesse che si vedono oggi? La persistenza di argomenti così semplificati, ovviamente, è spiegata da ragioni commerciali (fare aumentare i volumi negoziati), ma le implicazioni in termine di distorsione dei mercati e mis-allocazione dei fondi saranno anche questa volta pagate dall'economia nel suo insieme, e non dalle banche che ne sono la causa.

 

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