Dopo il Labour Day

Lunedì sarà Labour Day negli USA, e da martedì i mercati torneranno a funzionare a pieno regime. Che cosa aspettarsi? Il mese di agosto non ha visto picchi di volatilità, e nonostante questo è stato il peggior mese per la Borsa USA da un anno a questa parte. In settembre si prevede un aumento della volatilità: e il fattore chiave sarà la politica. Dalla Germania ci aspettiamo poco, la conferma di Merkel al Governo è probabile ed è altrettanto probabile la conferma di una linea politica che dice sì al Draghi di luglio 2012 ma no agli euro-bonds, no alla Vigilanza bancaria e no a ulteriori "salvataggi", se non dopo lunghissime negoziazioni: una politica "a due facce" che serve a prendere altro tempo. Più importante sarà la politica negli Stati Uniti: in agosto Obama ha reso pubblica la sua preoccupazione per gli eccessi dei mercati finanziari (bolle) in ben cinque occasioni, ed è naturale abbinare questi ripetuti richiami alla prossima scadenza del mandato di Bernanke ed agli scarsi risultati della politica di QE. La comunicazione al pubblico del successore è probabile in ottobre. Allo stesso tempo, per la Fed sarà sempre più difficile prolungare la politica del dico-non-dico, perché i mercati si sono già mossi (Treasury decennale al 3%) e perché la crescita economica rallenta (consumi ed immobiliare): è un cul-de-sac da cui la Fed dovrà tirarsi fuori, tentando di riprendere il controllo della situazione (mercati ed anche economia reale). Ce la farà? Infine, la politica peserà, e molto, in Cina e nei Paesi Emergenti: il rallentamento della crescita e la contemporanea stretta monetaria aumenteranno le difficoltà dell'economia reale, ed in molti di quei Paesi questo si traduce immediatamente in un calo dei consensi per i Governi. E' facile immaginare un aumento di instabilità politica, proprio nel momento in cui gli USA preparano un intervento militare in Siria: e molti si chiedono se questa accelerazione, in questo momento, non sia anche da collegare alle difficoltà di una Amministrazione (Obama) che sul piano interno (economia) ha pochissimi risultati da mettere in mostra.