Banche Centrali: arbitro o concorrente?

Chi opera sui mercati finanziari è chiamato, con sempre maggiore frequenza, a valutare non soltanto l'impatto, ma pure le intenzioni delle decisioni della massima autorità di politica monetaria, la Banca Centrale. Un ente che soltanto con le parole (gli indirizzi di politica monetaria) è in grado di modificare i prezzi sui mercati.

La novità assoluta, della fase storica che stiamo attraversando, è la crescita degli attivi delle Banche Centrali, che non ha precedenti.

Tra i cambiamenti inditto di questo stato di cose, il più importante è il grado di condizionamento che questi attivi in futuro produrranno sulle scelte della Banca Centrale stessa: in altre parole, le scelte future in materia di tassi saranno unicamente orientate all'interesse collettivo, oppure saranno influenzate anche dalla valutazione del portafoglio in carico alla Banca Centrale?

Alcuni recenti commenti hanno posto in evidenza il fatto che la Federal Reserve esprimere le proprie valutazioni sull'economia reale negli USA in modo meno coerente: ovvero, che sembra decidere PRIMA che cosa fare e DOPO che cosa dire dell'economia. Questo potrebbe essere proprio un segnale di minore indipendenza, ovvero di condizionamento sulle scelte di politica monetaria indotto da un attivo di 3500 miliardi di dollari.