Wyle E. Coyote (Parte 5)

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Il grafico qui sopra descrive (anche con il suo commento) alla perfezione le Borse del 2018, invariate ed inchiodate nei loro indici maggiori, con DAX, Dow Jones e Shanghai ben sotto i livelli di fine 2017, ma con un esplosivo settore Tech negli Stati Uniti che tiene in piedi tutto.

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Nel secondo grafico, vedete la divergenza clamorosa negli ultimi tre mesi tra l'indice delle small caps USA (linea di colore blu) e l'indice della Borsa di Shanghai (di colore rosso): come se le due realtà appartenessero ad Universi paralleli.

La responsabilità per questa schizofrenia, che come vedrete fra poco tempo è pericolosissima (e purtroppo, non solo  per chi crea la situazione), e di tutti quelli che spingono da sempre per "comperare quello che sale" come formula per operare in Borsa, e di quelli che poi cavalcano questa ubriacatura emotiva generale, incluse le grandi banche di investimento. Per questo (oltre che per alcune manipolazioni dall'esterno), accade quello che vedete qui sopra nei due grafici.

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La Banca di Investimento Merrill Lynch è solo una tra quelle che hanno gridato all'allarme, con il grafico qui sopra: quelli che vedete sono i flussi di investimento verso Fondi ed ETF specializzato nel settore Tech USA, anno per anno (il dato per il 2018 è annualizzato: si prende il dato per sei mesi e si moltiplica per due). Come vedete bene, una vera e propria mania.

La stessa cosa, la avete vista fino a dicembre 2017 per i Bitcoin.

Purtroppo, quando arriverà il crash inevitabile, la ricaduta negativa sarà per tutti, o quasi, gli investitori (non per i portafogli di Recce'd, va precisato): sarà un danno generale, provocato soltanto da una piccola fetta di operatori, quelli che corrono dietro alle "medie mobili" spinti ovviamente dai promotori finanziarie  dalle banche di investimento. Quelli che dicono: "i fondamentali ... ma non farmi ridere!".

Il crash ormai non si può evitare: è solo questione di tempo. La responsabilità è di questi forsennati delle medie mobili, ma allo stesso tempo è di quelli che avevano promesso interventi risolutivi, dopo la Grande Crisi Finanziaria, ed invece poi si sono fatti stordire dalla politica monetaria ultra accomodante, accontentandosi di dire che "non si vedono segnali di crisi", quando al contrario era necessario stroncare, togliere le radici a certe forme di esercizio dell'attività di servizio ai risparmiatori.

Quando quei signori vedranno "i segni della crisi", sarà tardi. Proprio come quando Wyle E. Coyote si rende conto di dove si trova.

La posta in gioco in Europa (parte 1)

I siti internazionali hanno rilanciato nell'ultima settimana alcune dichiarazioni dell'attuale Ministro dell'Interno, che in realtà risalgono a qualche mese fa (allora, non era il Ministro dell'Interno).

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Rilette a distanza di alcuni mesi, colpiscono noi soprattutto per l'accenno all'Europa: "entro un anno si deciderà de una Europa unita esiste ancora, se l'intera cosa ha ancora un senso oppure no".

Soltanto pochi mesi fa, una frase di questo tipo appariva ai più come una fuga in avanti, come una forzatura. Oggi, però, si leggono su tutta la stampa nazionale titoli non molto distanti: ad esempio, qui sotto un titolo di oggi di La Repubblica.

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Non accusateci di catastrofismo: non siamo i soli a vedere in bilico Istituzioni che sono nate nel dopoguerra. Ad esempio, anche il Capo della NATO ha denunciato, di recente, un rischio simile.

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Per chi investe, si tratta di un tema della massima attualità: i prezzi di obbligazioni ed azioni, in Eurozona, sono tutti dipendenti, a filo doppio, dal destino delle Istituzioni europee, dalla UE alla BCE.

Anni fa si è deciso di fare leva sui mercati, distorcendone i prezzi, per finalità politiche che poco avevano a che vedere coi mercati e gli investimenti: ora, quella scelta rischia di tornare indietro come un boomerang.

Wyle E. Coyote (parte 4)

Svegliarsi da un sogno non è facile. Se si trattava di un sogno "dorato", piacevole, risulta ancora più difficile.

Nel corso del mese di giugno, tutti i maggiori media mondiali e tutte le banche di investimento hanno portato l'attenzione del pubblico sul fatto che ... salgono solo i titoli Tech USA.

L'indice Dow Jones è negativo, per il 2018, al 22 giugno. Così come il DAX, e l'indice europeo. Così come l'indice della Borsa cinese.

La divaricazione, tra settore Tech e Borsa USA, la abbiamo analizzata per i Clienti durante la settimana appena conclusa (18-22 giugno) in The Morning Brief: è una grande opportunità operativa, per i nostri portafogli. Ci darà da lavorare per anni.

Ma qui noi vogliamo fermarci un momento ad esaminare i dati. Cosa ha sostenuto, negli ultimi mesi, la Borsa USA, a fronte di crescenti tensioni commerciali, di crescenti tensioni politiche in Europa, di crescenti tensioni sui Mercati Emergenti? Leggiamo una recente analisi, dove si risponde alla nostra domanda facendo riferimento agli utili STIMATI.

Of all the forces swaying equity prices, earnings expectations are the hardest to see. They don’t make headlines, are difficult to quantify and get lost in the din around trade wars and politics. Yet ignoring them is to miss the biggest part of what influences the market -- the force that keeps the peace in a week like this. Stocks twist and turn, Donald Trump tweets about China and Europe, the Fed ponders higher rates. Then a five-day chart shows major U.S. indexes have barely budged, because nothing has happened to cause earnings estimates to change. “It’s certainly muting some of the impact we might otherwise see,” Peter Jankovskis, co-chief investment officer at Oakbrook Investments, said by phone. “That’s giving hope to people that if things are resolved that we’ll be able to maintain that momentum, and that’s part of the reason that we’re not seeing the dramatic moves that we saw during the first quarter.” Profit forecasts have been calling the tune in equities all year. According to Bank of America, a strategy that buys and sells shares based on earnings sentiment has beaten every other equity factor in 2018. Companies with the best estimate revisions have outpaced those with the worst by 13 percentage points. Estimates keep rising. At present, analysts expect S&P 500 companies to earn $158.70 a share in 2018, $175.90 in 2019 and $193.70 in 2020. Each is up appreciably from the end of the first quarter. Using next year’s projection, the index’s price-earnings ratio -- above 21 based on profits in the last 12 months -- falls to around 16, smack at its historical average. A 10 percent increase in import costs from trade tariffs would reduce S&P 500’s per-share earnings by 3 to 4 percent, according to BofA strategists led by Savita Subramanian. Meanwhile, driven by tax cuts and improving demand, analysts are boosting their earnings forecasts at an unprecedented pace. “The equity market has remained resilient despite rising trade tensions; fundamentals have trumped macro so far this year,” Subramanian wrote in a note earlier this week. “Scary headlines might be more hype than reality: as of now.”

Fate grandissima attenzione: si dice qui che le STIME, per gli utili futuri delle Società USA, ed in particolare dei Tech, hanno tenuto su il mercato a fronte di fatti senza dubbio negativi. Nel grafico sotto, vedete questo incremento, che è spiegato in larga parte da un taglio della imposizione fiscale. Attenzione: sono STIME, previsioni.

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Ma fate grandissima attenzione soprattutto ad un fatto: in questo grafico, manca qualche cosa. Cosa manca? Manca il 2019.

Eppure, nella gran parte dei casi, ed anche nel brano citato sopra, le valutazioni degli investimenti azionari si fanno sui "prossimi 12 mesi", e dalla prossima settimana "i prossimi 12 mesi" saranno, per il 50%, mesi del 2019.

Fate massima attenzione: nel 2019, NON ci sarà alcuna impennata degli utili USA, nessuno la prevede: i tagli alle tasse agiscono, ma solo per una volta, solo per un anno.

E quali sono le prospettive economiche per il 2019? Per rispondere, è molto utile guardare al grafico che segue, che è di Goldman Sachs (di certo, non un operatore "pessimista" sulla Borsa USA, no?)

Il punto sta tutto qui: le STIME di cui si parlava al grafico sopra sono sostenibili, nel Mondo che vedete nel grafico qui sotto? La risposta non è difficile.

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La consulenza insultata

La consulenza è, in generale, una cosa seria.

Sempre fino ad un certo punto: fino a quando non viene svilita, abusata e utilizzata in modo strumentale.

Imperversa, fino allo sfinimento, su televisioni e radio nazionali uno spot pubblicitario centrato sul termine "consulenza". Il claim di questo spot dice "siamo consulenti da sempre".

Lo spot pubblicizza l'attività di uno dei grandi operatori della promozione finanziaria in Italia. Il Parlamento, che come sapete è campo di battaglia per le lobbies, ha deciso di estendere ai promotori finanziari l'etichetta di "consulenti", pur sapendo benissimo che tutti i promotori finanziari, anche quando vengono chiamati family bankers oppure private bankers, operano in conflitto di interesse, come è stato in varie (poche e insufficienti) occasioni segnalato anche dalle nostre Autorità (CONSOB).

Questo grande operatore ovviamente sfrutta al massimo questa opportunità, garantita dal Parlamento, di abusare del termine "consulente": perché adesso la Legge lo permette, anche se la realtà dei fatti non lo consentirebbe. Non può dirsi consulente, che è co-interessato nei prodotti che piazza ai Clienti. E' solo e semplicemente un venditore, alla pari con quelli delle enciclopedie e degli aspirapolvere. Il meccanismo reddituale è identico, non c'è differenza, ed il resto è tutto fumo negli occhi di chi investe.

Non lo potrebbe quindi fare, se guardiamo alla sostanza. Ma lo può fare, se guardiamo alla forma, alla lettera della Legge, Legge che di fatto è stata una "sanatoria" fatta all'unico scopo di eliminare quel termine "promotore" che aveva (per solide ragioni) assunto un connotato negativo.

Ma nelle pratiche di vendita dei famigerati "prodotti finanziari" non si è fatto neppure un mezzo passo avanti, e tanti passi indietro (pensate a quei "prodotti assicurativi" che adesso tutti vi spingono).

Questa situazione, in apparenza stabile, è in realtà fragilissima. Negli ultimi anni, la "mano santa" di Draghi ha sostenuto non soltanto i mercati, ma pure questo tipo di Aziende, che hanno fatto festa garanzie ai supporti artificiali ed esterni ai mercati finanziari.

Ma la fine è vicina, e la scomparsa di questi dinosauri inevitabile: perché il loro conto economico è basato su un conflitto di interesse, ovvero su una scorrettezza ai danni del Cliente

Nel frattempo dobbiamo purtroppo suggerire a chi investe di guardarsi bene, e tenersi lontano, da chi abusa della etichetta "consulente": utilizzata in questo modo, tra breve avrà la medesima implicazione negativa che aveva l'etichetta di "promotore finanziario" fino a che è stata utilizzata.

Nel frattempo, noi di Recce'd continueremo a tenerci lontani mille miglia da certe "attività di consulenza", resteremo sempre i vostri gestori di portafoglio online, e non andremo ad associarci ad alcuna Associazione di falsi "consulenti" operanti in regime di conflitto di interesse.

Orizzonti di gloria (parte 2)

Riprendiamo qui una parte delle affermazioni di Jay Powell alla Conferenza di Sintra, che già abbiamo preso a spunto nel Post che precede questo. Rileggiamole anche qui, perché sono importantissime.

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Nel post che precede questo, abbiamo esposto, in modo molto dettagliato, le ragioni per le quali in questo intervento di Powell manca qualcosa. Manca un elemento, che non viene preso in considerazione. Ed è invece importantissimo, per il futuro anche prossimo, delle Banche Centrali, e soprattutto di noi investitori.

Quale elemento manca? Ve lo abbiamo scritto nel Post precedente, con le parole che seguono:

  • il "leverage" era il drammatico problema della Grande Crisi 2007-2009; ma ciò che Powell non dice, e nessuno dei suoi lo dice, è che il problema NON è mai stato risolto; è stato soltanto SPOSTATO, sui mercati finanziari: oggi c'è meno debito bancario rispetto al 2007, ma c'è molto più debito ottenuto emettendo obbligazioni; e NON è meno pericoloso, come ha spiegato anche di recente Goldman Sachs che citiamo più sotto

Qui ci limitiamo a dare concretezza a queste parole con un grafico. Che non necessita di alcun commento.

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Orizzonti di gloria (parte 1)

Il film di Stanley Kubrick che citiamo con il nostro titolo di oggi ci serve per richiamare un'atmosfera di guerra che va ben al di là delle tariffe e coinvolge tutti i mercati finanziari, come abbiamo dettagliato ai Clienti ogni mattina attraverso il nostro The Morning Brief, guida che dimostra tutta la sua utilità giorno dopo giorno, ma in modo particolare quando ... non ci si capisce più nulla, come ad esempio in questo 2018.

Recce'd come tutti ormai sapete guarda con grande interesse al  processo di normalizzazione dei mercati iniziato in gennaio, processo che potrebbe accelerare in estate. The Morning Brief da lunedì scorso ha messo in evidenza tutte le (sempre più ampie) divaricazioni e contraddizioni che vediamo sui mercati finanziari, e una soluzione dovrà necessariamente arrivare.

Oggi nel Blog commentiamo la più grande di tutte. Partendo dalle parole del Chairman Powell ieri a Sintra, che rileggete qui di seguito.

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Notate bene le tre cose evidenziate: 1) la grande fiducia nell'economia (è importante il tono: non la realtà dei fatti) 2) il rifermento al grandi di indebitamento o "leverage" e 3) il riferimento al capitale delle banche

Tre punti che meritano un commento:

  1. Powell sa perfettamente che questo ritmo di crescita dell'economia USA NON durerà nel tempo, come lo sappiamo tutti; in questo preciso momento, però, la Fed ha BISOGNO di alzare i tassi ufficiali (per avere in futuro margini di manovra)
  2. il "leverage" era il drammatico problema della Grande Crisi 2007-2009; ma ciò che Powell non dice, e nessuno dei suoi lo dice, è che il problema NON è mai stato risolto; è stato soltanto SPOSTATO, sui mercati finanziari: oggi c'è meno debito bancario rispetto al 2007, ma c'è molto più debito ottenuto emettendo obbligazioni; e NON è meno pericoloso, come ha spiegato anche di recente Goldman Sachs che citiamo più sotto
  3. il capitale delle banche è adeguato ai rischi? lo sapremo soltanto quando i rischi si saranno presentati, un test ancora non lo abbiamo visto (grazie al soccorso prolungato, insistito, e smodato delle Banche Centrali, che ora però sta rientrando)

Per voi investitori, delle tre osservazioni proposte quella che avrà il peso maggiore, e decisivo, è la seconda: dovete riflettere bene sul fatto che, come ha scritto Goldman, "liquidity is the new leverage". Tema che si lega direttamente ad altri trattati dal nostro Blog di recente. Leggiamo insieme Goldman:

(...) one more prominent strategist has joined the fray, none other than Goldman's head of global credit strategy, Charlie Himmelberg, who in the aftermath of last month's VIXplosion, asks today if "liquidity" itself has become the new market leverage - that critical leading indicator which historically has flashed red ahead of an imminent crash, and which the Fed still uses -erroneously - to guide its macroprudential decisions.

This is how Himmelberg introduces his - far less tinfoil hatted - readers, i.e., those institutional clients who still believe that the market is working as it was designed, as a liquid, efficient, discounting mechanism, to the premise that everything they know is false:

Where is there complacency in this expansion? And where might complacency be hiding unappreciated risks that will be exposed when the expansion ends or the bull market turns? We see clues in Monday, Feb. 5, when the VIX had its largest one-day move in its history, jumping from 17.31 to 37.32, a move of 20 VIX points. Like previous “flash crashes” in other markets over the post-crisis period, there was nothing in the fundamental data to explain a jump of this magnitude. Instead, we think the VIX spike was primarily a reflection of technical trading dynamics. We suspect the Feb. sell-off is symptomatic of a broader risk, namely, the rising “financial fragility” during the post-crisis period. By “fragility” we mean price volatility that arises not from changes in the fundamental outlook for markets, but rather from markets themselves.

Here Goldman's analyst notes that while various conventional indicators of market liquidity like bid-ask spreads suggest that liquidity conditions have been reasonably good during the post-crisis era, he warns that Goldman is starting to see "several reasons to worry that “markets themselves” are becoming a bigger source of market risk than fundamentals."

In particular, new regulations and new technologies have caused a dramatic evolution of the post-crisis ecosystem for providing trading liquidity. In this new market structure, machines have replaced humans, and speed has replaced capital. While such changes have greatly reduced the need for equity capital, and are thus efficiency-enhancing, the same was also true about leverage and structured products during the run-up to the
financial crisis. 
While the new ecosystem for providing market liquidity has arguably freed up equity capital for more efficient uses, it has also depleted the pools of capital that will be available for liquidity when the cycle turns.

Wyle E. Coyote (parte 3)

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Proviamo una estrema sintesi del punto a cui siamo oggi: costo del denaro che sale, debito che da anni aumenta e che negli USA aumenta più rapidamente (grafico sopra), crescita economica che a livello globale rallenta (con l'eccezione degli Stati Uniti), inflazione globale che aumenta con prezzi alla produzione che crescono del 3% l'anno (come anche i salari), tensione sugli scambi commerciali fuori controllo, Paul Manfort in carcere negli USA e Macron che cita l'Asse (Germania-Austria-Italia). E in Borsa, le banche in un bear market (grafico sotto).

Non vi sembra di avere già visto questa scena?

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Il sogno della crescita globale sincronizzata (parte 2)

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Il grafico sopra riprede il tema di sette giorni fa.

I dati USA di questa settimana, ed in particolare il dato per le vendite al dettaglio USA di maggio, che vi riproponiamo nel grafico in basso, hanno suscitato grande attenzione, ed una serie di revisioni al rialzo per la stima della crescita USA del trimestre in corso. In buona sostanza, dopo tre mesi (gennaio-marzo) al 2,2% l'economia USA probabilmente è cresciuta ad un tasso del 3,5-4% nel secondo trimestre che sta per chiudersi.

Risultato eccezionale: ma allora, c'è da domandarsi, perché NESSUNO esulta? Nessuno, al Mondo!

  • Negli Stati Uniti, i rendimenti delle obbligazioni a medio e lungo termine NON salgono
  • Il cambio del dollaro USA è INFERIORE a quello di 12 mesi fa
  • La Borsa USA non è ai massimi di sempre, come a gennaio
  • Le Borse globali sono molto al di sotto dei massimi di sempre
  • I rendimenti delle obbligazioni, in tutto il Pianeta, restano fermi

Insomma: nessuno oggi è più esuberante.

Se riflettete su questo punto, e vi spiegate il perché, poi saprete che cosa fare con i vostri investimenti.

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Gestire usando lo spike (parte 2)

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Sette giorni fa vi abbiamo raccontato di questo modo di reagire dei prezzi, di questi aggiustamenti improvvisi e molto ampi.

Giovedì 14 giugno, in poche ore, avete visto il tasso di cambio più importante del Pianeta, e quello più trattato, passare da 1,1830 a 1,15,60 in meno di mezza giornata di lavoro sui mercati finanziari.

Vi ripetiamo che questo è soltanto l'inizio: i mercati finanziari, oggi, purtroppo si aggiustano in questa maniera, e vedrete altre brutali reazioni, anche in altri comparti del mercato, durante l'estate 2018

Rivedremo il melt-up di gennaio? (parte 2)

Sette giorni fa ci facevamo la domanda che leggete nel titolo.

E' arrivata, la risposta, nell'ultima settimana?

Noi riteniamo di sì: avevamo proposto un elenco di fatti, di condizioni che esistevano a gennaio e che oggi non esistono più. Proviamo a rileggerlo insieme:

  1. non c'è più la crescita globale sincronizzata
  2. neppure la calma sui mercati di tutto il Mondo
  3. manca la coesione tra i Paesi Sviluppati
  4. non c'è più la sintonia tra le maggiori Banche Centrali
  5. non c'è più la calma sul fronte dei tassi di inflazione
  6. non ci sono più 12 mesi davanti con rialzi degli utili negli Stati Uniti a due cifre

Negli ultimi cinque giorni, tutti quei fattori sono risultati ancora più evidenti. 

E se ne è aggiunto uno nuovo, ovvero l'indice della Borsa di Shanghai che è sceso ai 3 mila punti.

Nel grafico sotto, mettiamo in evidenza la (grande) differenza tra le precedenti reazioni della Borsa ai rialzi dei tassi negli Stati Uniti, e quella dello scorso mercoledì. Qualche cosa su cui riflettere.

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Le anomalie Emergenti (parte 2)

Il titolo di sette giorni fa risulta oggi ancora più azzeccato.

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Come una molla che si carica, aumentano ogni settimana le tensioni che colpiscono Argentina, Brasile, Sud Africa, Turchia. 

Allo stesso tempo, aumentano anche le pressioni esterne, otto forma di aumenti del costo del denaro nei Paesi Sviluppati. dagli Stati Uniti all'Europa al Regno Unito. persino il Giappone ha tagliato l'importo di acquisti di Titoli di Stato.

E' un bene che le Borse abbiamo ignorato fino ad oggi questi fatti? No, per nulla. E' un grande fattore di rischio.

BCE: ve lo avevamo detto (parte 2)

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Le cose intorno a voi sono in rapida evoluzione: stanno cambiando, in modo rapidissimo. E ve lo abbiamo ripetuto anche sette giorni fa.

Tutto ciò che scrivemmo allora a proposito della BCE è stato confermato dalla riunione di giovedì 14 giugno 2018.

Il grafico qui sotto è fondamentale: chiedetevi le ragioni per un cambiamento di "wording" (di scelta delle parole) così brusco da parte di un uomo (Draghi) che sulle parole ha fondato per intero il suo potere di influenza sui mercati. Rifletteteci bene: perché la BCE ha parlato in modo così esplicito, a differenza di tutte le riunioni precedenti per cinque anni?

Che urgenza c'era, visti i dati della stessa BCE del grafico più sopra?

Da questa risposta dipende una parte importante del futuro rendimento dei vostri portafogli.

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Italia: visibilità molto limitata (parte 2)

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Riprendiamo il titolo di sette giorni fa. Negli ultimi sette giorni, ciò che avete visto conferma le nostre analisi: al centro dei mercati oggi non sta l'Italia, o per lo meno non sta l'Italia in sé.

Oggi, al centro dell'attenzione dei mercati, sta l'Europa, nella quale tutto sta cambiando velocemente: e l'Italia è uno dei (ma solo uno dei ) fattori di cambiamento.

Recce'd ai propri Clienti e lettori lo ha anticipato da mesi. Le implicazioni, per i portafogli, sono forti. Non fate l'errore di pensare che, se per una settimana lo spread sta fermo, il problema sia alle spalle.

La cosa importante, anche alla luce di ciò che avete ascoltato giovedì 14 giugno, è descritta dal grafico sopra: la parte di colore blu scuro è la quota di Titoli di Stato italiani acquistati dalla BCE, che come vedete facilmente dal 2014 al 2017 è stata, in sostanza, pari al totale delle vendite delle altre categorie di operatori.

Adesso, chi se li compera?

Wyle E. Coyote (parte 2)

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Ci ha fatto piacere essere citati da Ben Bernanke, ex Chairman della Federal Reserve: che NON ha citato Recce'd in modo esplicito, bensì indirettamente.

Come vedete nell'immagine sopra, Bernanke ha previsto che tra 18 mesi gli Stati Uniti si troveranno in un "momento Wyle E. Coyote.

Noi nel dicembre 2015 avevamo utilizzato la medesima immagine. Oggi riprendiamo quella immagine, e la dichiarazione di Bernanke, per scrivere che quel momento Wyle E. Coyote è in effetti inevitabile, ma

  • NON a 18 mesi, molto prima
  • e NON soltanto per gli Stati Uniti
  • e NON soltanto perché lo stimolo fiscale di Trump ha un effetto di breve termine.

Da qui dovete cominciare, se volete guadagnare e non perdere con i vostri investimenti

Gestire usando lo spike

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Venti o trenta anni fa, sui mercati si definiva con il termine spike una variazione improvvisa dei prezzi di mercato priva di ragioni scatenanti.

Oggi la situazione è del tutto diversa. Tutti i mercati si aggiustano per "spikes": le correzioni di prezzo sono e saranno immediate ed improvvise, non lente e graduali.

Così è cambiata la gestione dei portafogli: l'investitore deve sapere prevedere dove ci sarà il prossimo spike, ed in quale direzione. E costruire per conseguenza le sue posizioni di portafoglio.

E' stato così per i Btp (sopra), sarà così per le obbligazioni (sotto) e per le posizioni in Borsa (non dimenticate gennaio: era solo un anticipo).

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Gli spikes che si registrano a ripetizione in questo 2018 sono la conseguenza diretta della compiacenza: come racconta il grafico qui sotto, lo stesso prestigioso Istituto IFF (ovvero gente che non fa altro nella vita che studiare i dati) è sorpreso dal fatto che "il consenso sull'Italia al nostro meeting di primavera era POSITIVO". Poche settimane fa.

Vi abbiamo già detto che cosa deve fare, del "consenso" un investitore nei mercati di oggi. Perché il consenso oggi cambia, e cambierà, con uno "spike".

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Il sogno della crescita globale sincronizzata

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Il tema forte delle Reti di vendita fino a cinque mesi fa era la "crescita economica globale sincronizzata", e i nostri Clienti ricordano quante volte Recce'd lo ha messi in guardia contro quello che era, semplicemente, un argomento di vendita.

Come le creme che in tv vengono presentate come capaci di fare dimagrire.

Oggi, tutti scrivono che non c'è più la crescita globale sicronizzata (grafico in apertura) e noi di Recce'd a questo punto aggiungiamo un secondo elemento,  che è quello che vedete sotto. Da qui deriveranno le performances di portafoglio del 2018.

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Rivedremo il melt-up di gennaio?

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Il calo dell'indice USA di volatilità, il VIX (nel grafico sopra) e l'anomalo rialzo dei primi giorni di giugno dei titoli Tech USA (grafico più sotto) denuncia la voglia degli operatori specializzati, ovvero dei "grossisti" del mercato di Borsa USA (banche di investimento e Reti di vendita), di rilanciare il rally utilizzando esattamente i medesimi temi e modalità visti nello scorso gennaio.

Funzionerà?

Noi crediamo di NO, e lo abbiamo scritto la settimana scorsa ai Clienti in The Morning Brief. Vi offriamo un elenco sintetico di cose che esistevano a gennaio e che oggi non esistono più: per i Clienti, approfondiremo poi in settimana:

  1. non c'è più la crescita globale sincronizzata
  2. neppure la calma sui mercati di tutto il Mondo
  3. manca la coesione tra i Paesi Sviluppati
  4. non c'è più la sintonia tra le maggiori Banche Centrali
  5. non c'è più la calma sul fronte dei tassi di inflazione
  6. non ci sono più 12 mesi davanti con rialzi degli utili negli Stati Uniti a due cifre

L'elenco potrebbe continuare.

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Le anomalie Emergenti

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Ciò che colpisce chi come noi ha esperienza di mercati finanziari da decenni è che le notizie drammatiche che leggiamo ogni mattina sul Brasile, sull'Argentina, sulla Turchia, sul Sud Africa non hanno determinato fino ad oggi un fenomeno di contagio, e non hanno coinvolto le economie dell'Asia.

Segnaliamo questo fatto perché i nostri lettori devono rendersi conto, prima di fare le loro scelte di portafoglio, di quanto ampie sono oggi le anomalie, e di quanto sia fondato oggi il dubbio di interventi esterni ed in qualche caso di manipolazione (l'esempio più evidente è la totale assenza di reazioni della Borsa USA, almeno fino ad oggi).

Come vedete sotto, però, il fenomeno è di grande importanza: l'indice delle valute Emergenti è tornato ai livelli della Elezione di Trump, azzerando ogni rialzo.

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Ciò che davvero è destinato a pesare, in futuro sui vostri portafogli e sui vostri rendimenti è, come sempre sarà, l'andamento delle economie reali: e il grafico qui sotto vi descrive in modo chiarissimo la situazione come è oggi.

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BCE: ve lo avevamo detto

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Tutti i nodi vengono al pettine: e potrebbero venire al pettine tra pochi giorni nel caso della BCE.

Per una volta, permetterci di scrivere che "ve lo avevamo detto": il grafico di apertura riporta una osservazione del Financial Times che noi abbiamo proposto ai nostri lettori più e più volte, negli ultimi tre anni. Tutto quel discutere della "deflazione" in BCE era del tutto strumentale, falso: per raggiungere altri obbiettivi, e fare comunque il QE.

Ma non è questo il solo nodo che giovedì la BCE dovrà affrontare: c'è anche uno stato dell'economia reale che è molto ben descritto dai dati tedeschi comparsi nell'ultima settimana, come gli ordini all'industria e la produzione industriale (grafico sotto) che seguono inflazione ed IFO e si accompagnano ai dati per l'export di Eurozona.

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Altri nodi che vengono al pettine sono le banche: quelle in Italia, ovviamente, ma pure quelle tedesche, come ci ricorda il grafico sotto. Quattro anni di QE, e la situazione è sempre la medesima.

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Italia: visibilità molto limitata

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Abbiamo scritto molto dell'Italia, per i nostri Clienti e in questo Blog. Oggi vogliamo soltanto aggiungere che la visibilità, dopo l'insediamento del nuovo Governo, è diminuita e non è aumentata, e questa incertezza viene e verrà amplificata anche dai media (immagine in apertura).

Ad oggi, risulta impossibile immaginare anche soltanto a dieci giorni quali saranno gli indirizzi e le scelte del nuovo Governo, cosa che ha un peso particolare sull'economia di un Paese nel quale le partecipazioni pubbliche alle Società private sono più elevate rispetto alla media dei Paesi Sviluppati.

Il nodo Cassa Depositi Prestiti (grafico qui sotto) sembra essere il primo che il nuovo Governo dovrà affrontare, e da lì riceveremo indicazioni concrete anche sul resto.

In assenza di queste indicazioni concrete, chi vi suggerisce di prendere una posizione netta sull'Italia (che non sia semplicemente protettiva del capitale) vi spinge solo ad un salto nel buoi, che noi vi suggeriamo di evitare. E' poco professionale dare consigli, se non si sa di che cosa si sta parlando.

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