I temi di mercato del 2018 (parte 9): investimenti e (ancora) fake news

Guardando al 2018, una delle più grandi, diremo enormi, opportunità di fare performance con gli investimenti sarà, e ci sono pochi dubbi, quella di guadagnare dalle fake news che hanno dominato nel 2017 tra gli investitori, e specialmente tra gli investitori cosiddetti "retail".

Questo accade perché le banche di investimento globali "pompano" i mercati con i temi che in questa serie abbiamo già toccato, e la stampa quotidiana va sempre dietro a loro, che sono anche importantissimi Clienti per la pubblicità. Alla fine, chi pagherà il conto è come sempre il Cliente finale.

Forniremo in questo post un altro esempio concreto: gli investimenti produttivi nelle Società quotate. Quante volte avete letto del "rilancio degli investimenti produttivi grazie a Trump? Quante volte avete letto che l'indice degli investimenti si colloca "ai massimi da cinque anni. Noi lo abbiamo letto anche oggi qui.

Per chiarire che cosa pensiamo di queste affermazioni, è più che sufficiente il grafico che segue. Il dato è espresso in dollari USA. Potete trovare voi stessi questo grafico facilmente via Web: ci vogliono pochi secondi, per capire che cosa significa "ai massimi degli ultimi cinque anni".

Ci sarebbe da ridere, se non fosse un fatto gravissimo.

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Quelli che non la pensano come noi (parte 3)

In due precedenti occasioni, il 3 novembre e poi più di recente, il 28 novembre, abbiamo utilizzato un Post per esporre a chi ci segue quali sono gli argomenti portati avanti da chi ha sui mercati 2017 e 2018 una visione diversa, e spesso opposta alla nostra di Recce'd. Va detto che sono in molti, in questo preciso momento.

Per due volte, via abbiamo presentato le valutazioni di Byron Wien, oggi con i Fondi di Blackstone e prima, per una vita intera, con Morgan Stanley.

Oggi faremo una scelta diversa. Oggi, in questo Post, faremo pubblicità ad un (autorevole e molto conosciuto) concorrente, un consulente americano che si chiama Zacks e che molti, tra i nostri Clienti, conoscono, frequentando anche il loro sito. Si tratta di un consulente SOLO azionario, che quindi ha nel proprio DNA, una visione positiva sulle azioni USA. Sempre: ce la aveva anche nel 2007, nel 2008, nel 2009.

Abbiamo già messo in evidenza, proprio in questo Blog, che Zacks da qualche mese, ha scelto una linea molto aggressiva sulla Borsa USA: ripetendo, sempre più spesso, che il loro target è "S&P 5000".

Abbiamo scelto, tra tante e-mail che riceviamo, la loro e-mail per fine anno 2017, che è arrivata proprio oggi 16 dicembre. La abbiamo letta con grande attenzione, e ve la riproponiamo qui, alternandola con i nostri commenti e le nostre osservazioni. Ci auguriamo che il lavoro possa essere utile a chi ci legge, per chiarire le rispettive posizioni, di Zacks e le nostre. Cercando di risultare corretti, e ... sportivi. E lasciando naturalmente al lettore il giudizio di merito.

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Di questa apertura, a noi colpisce il fortissimo contrasto tra i due numeri: 14,9% contro 1,48%. A noi fa venire alla mente una serie di cose, molto diverse da quelle che dice Zacks. Ma andiamo avanti.

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Qui sopra trovate due argomenti: 1) si dice che siamo in un Mondo Nuovo, in una New Economy con ciclo più lungo (e questa della New Economy, noi che abbiamo esperienza ... la avevamo già sentita) e 2) che la "pro-growth agenda" di Trump ha cambiato i mercati finanziari. La seconda cosa è certamente vera se guardiamo alla psicologia. Quanto invece ai dati per la crescita economica, vale ciò che noi oggi abbiamo scritto proprio qui nel Blog, nei due Post precedenti. Andiamo oltre.

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Qui Zacks dice che il rialzo dell'indice S&P 500 in corso potrebbe diventare il più lungo di sempre. E Zacks dice anche che a loro questa sembra quasi una certezza. Le motivazioni, alla base di questa certezza, le potete leggere voi stessi: e poi, potete scegliere a chi dare ascolto, quando farete le vostre scelte.

Ragionando da consulenti, ma pure da Clienti, sorprende moltissimo che neppure siano presi in considerazione argomenti come il costo del denaro, i tassi di interesse, le valutazioni dell'azionario, le materie prime e molti altri di cui al contrario Recce'd si occupa ogni mattina in The Morning Brief. Quanto ai rischi, poi, l'argomento non è neppure toccato: non esistono più, ci penserà la Fed. Ma andiamo fino alla fine.

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Eccoci arrivati al fondo. Ed ecco l'indicazione operativa più forte. "I titoli che hanno fatto nuovi record di solito fanno nuovi record". E quindi: comperate i titoli che salgono. 

Per noi, questo argomento sta alla base del rally di Borsa 2017 negli USA: non la crescita, non gli utili (di cui abbiamo scritto con dettaglio in uno dei Post precedenti), solo questo: compra quello che sale. Argomento che spiega tutto, anche nel caso del Bitcoin.

Come consulenti, ma anche come analisti, siamo molto sorpresi che Zacks abbia una memoria così corta (grafico sotto), ed un atteggiamento così spregiudicato, che li porta a dire ai Clienti: "giocatevi tutto!".

Ma giustamente "business is business", ed ognuno fa i propri ricavi con gli strumenti di cui dispone.

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I temi di mercato 2018 (parte 8): ancora sulla crescita (globale) e le fake news

Nel Post che precede questo, avete avuto l'occasione di rivedere quali erano 12 mesi fa le previsioni di crescita anche per l'economia del Pianeta, nel suo insieme. Allo scopo di riprendere proprio da quel punto il nostro lavoro di analisi vi riassumiamo quali sono state nel corso del 2017 le variazioni apportate dal Fondo Monetario Internazionale alle previsioni per la crescita economica globale (in termini reali) nel corso del 2017.

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Si tratta, lo vedete benissimo, di variazioni minime: così piccole che (per chiunque conosca almeno un pizzico di statistica) devono per forza essere giudicate irrilevanti.

Perché allora il vostro promotore, l'analista che avete ascoltato in tv, il vostro nuovo consulente, oppure la ricerca della vostra Casa di Fondi o di una delle Grandi Reti di vendita, da Mediolanum a Fideuram a Banca Generali, da mesi urlano che "è ripartita la crescita economica globale"?

Prenderemo ad esempio Goldman Sachs: perché, va detto, sono proprio i più bravi del Mondo, a fare questo mestiere (non il mestiere di Recce'd, sia chiaro: stiamo parlando di QUEL loro mestiere, che in un ceryo senso è opposto al nostro). Le Grandi Reti italiane prendono proprio da loro l'imbeccata sui temi da vendere.

Ma poi anche perché sue uomini di Goldman Sachs sono ai vertici della Amministrazione Trump. E Donald J. Trump, esperto di casinò e gioco d'azzardo, ha fatto fin dal primo giorno il suo "all-in" sulla Borsa e la crescita economica (un po' ... azzardato, per un Presidente: un segno dei tempi).

E' curioso che Goldman Sachs oggi NON spinge sulle previsioni per l'economia USA, come vedete dal grafico qui sotto: si colloca SOTTO la stima media di consenso, per il 2017, solo al 2,2%.

Ma noi in questo Post abbiamo chiesto la vostra attenzione sull'economia globale, e qui Goldman spinge forte, anzi fortissimo, con un bel 4% per il 2018, e lo leggete nella tabella che segue subito sotto.

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Il punto, della tabella che segue, è seguire con massima attenzione le due righe nella parte bassa, ovvero "developed markest" ed "emerging markets", così da capire subito come Goldman Sachs arriva alla sua stima del +4% globale nel 2018. Notate che le economie sviluppate proprio NON si muovono, e questo DOPO che Trump ha tagliato le tasse.

A noi di Recce'd, tutto questo sembra un altro "all-in", come quello di Trump. E per tornare in chiusura sulle fake news, voi lettori qui vedete forse una "netta accelerazione della crescita globale"? In quali dati? Ci volete aiutare?

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I temi di mercato del 2018 (parte 7): la fake news e la crescita economica

Chi tra di voi ha seguito i Post che abbiamo pubblicato negli ultimi giorni in questa serie, che è dedicata ai temi di mercato che domineranno nel 2018, avrà già letto ed analizzato i dati sugli utili delle Società quotate. Dati sui quali, nel 2017, le banche di investimento e le Reti di vendita hanno creato una vera e propria "leggenda".

Di pari importanza, con ogni probabilità, nel 2017 è stata la leggenda che riguarda la "crescita economica". In quanti, avete letto sui quotidiani di "crescita economica sincronizzata"? In quanti avete letto presunte "ricerche" che spiegavano che la crescita "sta accelerando"? In quanti avete letto della "crescita degli USA al 3%"? In quanti avete letto le dichiarazioni del Presidente Trump, e della sua Amministrazione, che si prendevano il merito di questo risultato, spesso con toni arroganti?

Bene: il risultato, semplicemente, non c'è. Non è mai esistito. E chi ne parla, che sia il promotore finanziaria, che sia il consulente, che sia il commentatore sul quotidiano o il cosiddetto "strategista" (ad esempio) di Morgan Stanley, non conosce le cose di cui parla.

Questo è proprio il classico caso in cui è possibile dimostrare, in modo concreto ed anche al lettore distratto, quanto è potente la macchina che lavora al collocamento di prodotti finanziari. Ed in quanti, investitori finali inclusi, ci cascano dentro con tutti e due i piedi, come fecero anche in passato.

Possiamo in poche righe dimostrare a voi lettori in che misura venite manipolati.

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Le nostre affermazioni si possono dimostrare in pochi secondi: eccovi qui sopra, tratta dal sito del Wall Street Journal di stamattina 16 dicembre, la stima "di consenso" per la crescita economica degli Stati Uniti, ottenuta da un sondaggio con 60 autorevoli economisti, DOPO che il Senato ha approvato i tagli alle tasse USA.

Potete verificare voi stessi questi dati sul Web. I dati sono: per il 2017, 2,5%. Per il 2018, 2,6%. Per il 2019, 2,1%. Recce'd, per dovere professionale, effettua un monitoraggio sistematico di decine di fonti che producono stime, e vi possiamo garantire che la stima del WSJ è in linea con la media.

Ma attenzione. Noi in questo Post stiamo cercando quella "forte accelerazione" di cui si parla, si scrive, e di cui si vanta Trump. Dove sta la "crescita globale sincronizzata", e perché tutti ne scrivono sui giornali? 

Attenzione. Ecco qui di seguito, dal sito del Fondo Monetario Internazionale, quale era 12 mesi fa la stima per la crescita economica negli Stati Uniti (ed in altre Economie Sviluppate): potete verificare voi stessi sul Web questi dati.

Lasciamo al lettore di fare il confronto, e di ricavarne poi, sul piano operativo, le conclusioni per ciò che riguarda il proprio portafoglio. Il nostro suggerimento è "fatevi almeno qualche domanda": perché nel 2018, necessariamente, questa "leggenda"è destinata a manifestarsi per quello che è sempre stata.

Approfondiremo ancora il tema della crescita economica, allargando il nostro lavoro al di fuori degli USA, nei prossimi Post di questa serie.

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I temi di mercato del 2018 (parte 6): il nostro destino è nei grafici

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Abbiamo già più e più volte espresso la visione di Recce'd sull'analisi grafica: è stupenda, per eleganza e chiarezza apparente. Purtroppo, la chiarezza è solo apparente.

Su ogni grafico, puoi tirare le righe che vuoi, e ottenere il risultato che vuoi.

Il grafico qui sopra è stupendo, è di Merrill Lynch, è di oggi, e ci spiega benissimo tre cose.

La prima è che il Nasdaq potrebbe salire ancora fino a 8000 punti (ma pure 9000, oppure 10000).

La seconda è che chi era dentro il Nasdaq nel Duemila poi ha impiegato 15 anni, ovvero tre lustri per rivedere i suoi soldi. (Avranno venduto tutti proprio a 5000? Oppure l'analisi tecnica suggeriva, dopo il 33% di ritracciamento, sulla base di Fibonacci oppure Elliott, di AUMENTARE l'esposizione perché il trend restava comunque positivo? Ah, saperlo ...)

La terza è che il Nasdaq è un indice che può perdere lo 80% del suo valore: lo ha già fatto, e molto di recente. Oggi, vorrebbe dire circa 1500 punti di indice.

E quindi: adesso che si fa?

Per chi investe, contano soprattutto i dettagli

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Quello che vedete qui sopra è un dettaglio da un grafico che abbiamo presentato stamattina, in un Post precedente.

Utilizziamo questo dettaglio per illustrare un dato di fatto: tra i "professionisti" della finanza c'è un buon numero di persone che scrivono, e parlano, sulla base di conoscenze superficiali. Trascurano i dettagli, e fanno malissimo.

C'è un grande numero di soggetti che scrivono e parlano come se tutto si potesse ridurre a due mega-categorie: "le cose vanno bene", oppure "le cose vanno male". Ma la storia, ed in particolare quella degli ultimi 20 anni, insegna a noi investitori finali che a volte sembra che "le cose vanno bene", ed invece poi si scopre che non era vero per niente.

Secondo Zacks ed una schiera di analisti e consulenti, questo è stato un anno "favoloso per gli utili delle Società quotate negli Stati Uniti. Solo che ...

According to FactSet, the bottom-up consensus estimate for the S&P 500 in December of 2016 was $133. That means an average S&P 500 company would earn about $3.8 a share in 2017. As of Tuesday, that number is $131. At the end of 2016, the bottoms-up aggregate price target for the S&P 500 was 2,462 or about 10% appreciation, according to FactSet.

Quindi, il numero oggi è 131, come dice anche il grafico sopra. E, vi chiediamo di osservare, quale era il numero di tre anni prima? Nel 2014? In cima a quella "collinetta" che vedete? Non era forse 128?

State forse dicendo che in tre anni gli utili delle Società USA, gli utili ATTESI, sono cresciuti del 2,3% circa?

Non è possibile: ci deve essere un errore, da qualche parte ... qui qualcuno si sta sbagliando.

I temi di mercato del 2018 (parte 5): l'ospite (in) desiderato

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Ci sono tante cose, per le quali il 2018 non potrà somigliare al 2017.

I dati del grafico sopra, aggiornati a mercoledì 13 dicembre 2017, forniscono su questo una indicazione precisa: se li mettete a fianco dei dati dal Regno Unito, dalla Svezia e dal Giappone (prezzi alla produzione) pubblicati in settimana, ed ai dati dalla Cina di sabato scorso, avrete un quadro chiaro e completo.

La retorica della "deflazione" è morta e sepolta. E ci sono molti, anzi moltissimi, a cui questo fatto NON dispiace.

Vale la pena di domandarsi: che cosa cambierà per le obbligazioni (dai Titoli di Stato, ai corporates)? Per le valute? E per le azioni?

I temi di mercato del 2018 (parte 4): gli utili, la Borsa e le "fake news"

Tra tutte le notizie false che hanno alimentato l'euforia sui mercati di Borsa nel 2017, la più clamorosa è quella che riguarda gli utili. Che secondo tutte le banche di investimento del Pianeta, e tutte le Reti di promotori, ed anche consulenti internazionali (un esempio per tutti: Zacks) avrebbero fatto "boom": e questa è appunto la notizia falsa.

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Il grafico qui sopra noi lo sottoponemmo all'attenzione dei nostri Clienti mesi e mesi fa, in tempi (come si dice) NON sospetti: per dimostrare che la forte crescita degli utili USA del 2017 è spiegata, in larga parte, da un effetto-base: in altre parole erano bassi quelli di 12 mesi prima. I dati del grafico sono quelli di Factset, che è senza dubbio la fonte più autorevole in materia.

Oggi 14 dicembre leggiamo sul Wall Street Journal commenti che, a fine anno, confermano queste nostre affermazioni: oggi, il dato di consuntivo per l'utile per azione relativo all'indice USA S&P 500 risulta più BASSO di quanto era stimato 12 mesi fa.

Dove sta il trucco? Il trucco è quello che viene usato da sempre dalle banche di investimento globali: NON conta l'oggi, conta sempre e solo il dato "dei prossimi 12 mesi", che sempre e comunque è un dato "favoloso".

Se no, come avrebbero fatto a "tenere su" la Borsa in due anni, il 2015 ed il 2016, nei quali gli utili negli Stati Uniti in realtà erano DIMINUITI? E' un vecchio trucchetto da venditori: o meglio, da "gioco delle tre campanelle" negli autogrill.

Tra i lettori, naturalmente, ce ne sarà qualcuno che dirà: "Vi concentrate troppo sugli Stati Uniti, in Europa la situazione è una favola". Mah ... chissà di che cosa diavolo stanno parlando e scrivendo.

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Ma poi ci saranno altri, altri analisti, opinionisti e consulenti vari, che replicheranno: "Vi sfugge il quadro globale, che è di crescita economica sincronizzata". Mah ... sarà pure. Però proprio stamattina 14 dicembre su Bloomberg abbiamo trovato questo grafico per gli utili dell'indice MSCI All World Equity. Aggiornatissimo ed autorevolissimo.

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La sensazione che ricaviamo, leggendo i dati del grafico qui sopra, è che negli ultimi 10 anni gli utili ATTESI, e quindi le aspettative per gli utili globali, e quindi la previsione (di certo non pessimistica) delle banche globali di investimento, per gli utili globali, siano cresciute di ZERO. ZERO significa zero: chiediamo ai lettori di farsi loro stessi una opinione in merito.

Ma se è così, allora cosa spiega il grafico che segue?

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Chiediamo al lettore: quel 25% di rialzo recente, oltre i massimi del 2007, sarebbe spiegato ... da che cosa? Mettetelo a confronto con il grafico precedente, ricordando bene che quelle del precedente sono le ASPETTATIVE per gli utili, e NON gli utili già realizzati. Un dato INCERTO.

In un articolo di oggi del Wall Street Journal, trovate una frase che spiega ogni cosa:

According to FactSet, the bottom-up consensus estimate for the S&P 500 in December of 2016 was $133. That means an average S&P 500 company would earn about $3.8 a share in 2017. As of Tuesday, that number is $131. At the end of 2016, the bottoms-up aggregate price target for the S&P 500 was 2,462 or about 10% appreciation, according to FactSet.

Such a price target suggests that analysts were assuming investors would pay 18.8 times forward earnings.

In reality, investors got giddy and paid more than 20 times next year’s earnings, with the market appreciating about 19% year to date, or twice as much as the estimate.

Consensus estimates from top-down strategists were more cautious. The average earnings per share for the S&P 500 was about $127. The average growth for the S&P 500 by 10 leading strategists at the end of last year was about 4%. Analysts for the most part decided that investors wouldn’t pay more than 18 time forward earnings.

Nel Post che precede questo, abbiamo utilizzato una frase di El Erian: "sono stati presi a prestito i risultati dei prossimi anni". I dati di questo Post forniscono un supporto quantitativo a quelle affermazioni. La domanda per voi lettori/investitori è: volete continuare ad investire "prendendo a prestito dal futuro" anche dopo avere analizzato il grafico (aggiornatissimo, al 7 dicembre) qui sotto per le PREVISIONI sugli utili, grafico che utilizza gli autorevolissimi dati IBES?

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I temi di mercato del 2018 (parte 3): i rendimenti "presi a prestito" dagli anni futuri

Oggi per il Wall Street Journal scrive Mohamed El Erian a proposito della "lettera a Babbo Natale che scriveranno gli investitori":

But before making their wish list, investors should consider the longer-term risks associated with the decoupling of financial markets from economic and policy fundamentals.

Questa dissociazione tra realtà economica e mercati finanziari era già evidente a tutti un anno fa. Nel corso degli ultimi 12 mesi, ha assunto proporzioni abnormi, anche secondo El Erian, che sottolinea che sul quadro del 2018 NON pesano soltanto i livelli di valutazione eccessivi delle Borse:

Add to that unusually low volatility — in the U.S., 2017 so far has shown the lowest daily loss in the entire history of the S&P 500 index — and there has been little to keep investors up at night.

Usually, such strong stock returns are accompanied by lower prices for government bonds — the so-called negative correlation between risky and safe assets. Not so in 2017. Despite the impressive equity rally, the price of longer-term U.S. Treasury bills was higher at the beginning of December than at the start of the year.

Tutto ciò detto (e c'è poco da discutere: le cose stanno in effetti così) resta poi da decidere che cosa fare dei propri investimenti. El Erian spiega, con parole chiarissime, a che cosa debbono guardare tutti gli investitori nei prossimi mesi, settimane e giorni.

Now for the less exuberant news: without continued economic and policy improvements, the factors that have delighted investors in 2017 risk generating an unpleasant reversal of fortune. This year’s strong performance has, after all, been buoyed significantly by “borrowed” returns from future years.

With regard to mitigating portfolio risk, the increase in government bond prices leaves little room for this traditionally safe asset to compensate for a possible decline in stocks. Given how many value-at-risk-based models work, the persistence of low volatility has resulted in a crowded trade in a number of areas, which could turn out to be technically fragile.

As for bitcoin, its vertiginous rise — fueled in part by the growing participation of institutional investors — may imply that it is on the path toward broad acceptance. But it may also turn out to be little more than a large financial bubble, implying serious damage when it inevitably collapses.

Come nel Post che precede questo, il messaggio è: preparatevi al ritorno sul Pianeta Terra (ed allacciate le cinture).

I temi di mercato del 2018 (parte 2): il rischio

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Come potete vedere dall'immagine qui sopra, ricavata da una recentissima "ricerca" di Deutsche Bank, c'è una certa ... confusione tra le grandi banche di investimento, a proposito di quali saranno i maggiori rischi per gli investitori nel 2018. Elencarne 30 equivale a non indicarne nessuno.

Recce'd, al contrario, per il 2018 ha le idee chiarissime, e afferma che c'è un solo, enorme fattore di rischio che peserà sui mercati nel 2018. Questo grande fattore di rischio ... sono i mercati stessi. Spieghiamo meglio: non sarà un evento ESTERNO a rimettere in discussione tutto, ma sarà molto più semplicemente un "ri-prezzamento del rischio".

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Come tutti sapete, l'anomalia più grande del 2017 (un anno di grandi anomalie) è stata proprio la "assenza di rischio" (importante l'analisi della Banca dei Regolamenti Internazionali, da cui il grafico più in basso), che ovviamente è una assenza solo apparente. I rischi per gli investitori ci sono, forse più oggi che in altri anni, ma i mercati finanziari negli ultimi 12 mesi non hanno MAI reagito, forse anche aiutati in questo da certe "grandi mani" o "mani forti".

Situazioni come queste durano per un po': ma non per sempre. Poi interviene qualche cosa di estraneo ed inatteso e tutto torna alla normalità. E non si tratterà, questo è certo, di piccoli aggiustamenti.

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Conclusione: per i mercati, il rischio più grande, nei prossimi mesi, settimane e giorni, sono i mercati stessi.

I temi di mercato del 2018 (parte 1): financial conditions

Le banche di investimento globali ogni anno si esercitano in un giochetto, quello di prevedere dove andranno i mercati dopo 12 mesi. Ci azzeccano poco, e quando sbagliano sbagliano di grosso, come racconta il grafico qui sotto. Tra il 2000 ed il 2016 l'errore medio è stato del 19%. L'anno.

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Come tutti ormai sapete, Recce'd non partecipa al giochetto, che è solo una tecnica di marketing per tenere intrattenuti i Clienti, un po' come fanno le Agenzie per le Scommesse.

Tentare di oggi dove saranno i mercati tra 12 mesi è chiaramente inutile, e per ragioni ovvie: provate a tornare indietro di 24 mesi, e troverete almeno una lunga fase in cui TUTTI erano pessimisti (e TUTTI si sbagliavano) e poi una lunghissima fase in cui TUTTI sono ottimisti (e staremo a vedere se poi avevano ragione loro).

Guardando al 2018, siamo però in grado di anticiparvi quali saranno i temi dominanti, quelli intorno ai quali ruoterà il mercato nel 2018: perché, va sottolineato, nel 2018 non ci sarà più il "fattore Trump" come sorpresa, e neppure il "fattore tasse", e neppure il "fattore crescita economia più alta del previsto". Di che cosa si discuterà, allora nelle sale operative?

Il primo tema che noi possiamo anticiparvi è quello delle financial conditions: tema che Recce'd ha già trattato, e che trova sempre più spazio anche sui mezzi di informazione.

Ad esempio, ciò che segue si legge proprio oggi sul Financial Times, ricavando un estratto da un articolo del capo economista del Gruppo Allianz:

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The Federal Reserve has raised interest rates three times since the end of 2016, and in September announced a reduction of its $4.5tn balance sheet. Despite the Fed’s gradual removal of monetary accommodation, monetary conditions have not tightened — they have become looser. Corporate credit spreads have declined, long-term interest rates have hardly changed, stock markets keep going up and the dollar has not appreciated markedly.

What explains this apparent paradox? There are three possible reasons.

The first is that investors simply do not believe that the Fed is serious. After years of ultra-loose monetary policy, they are convinced that the central bank will not risk any big setbacks in financial markets. They expect tightening to be very cautious and thus remain sanguine about buoyant asset prices. The Fed, however, is consistent in its forward guidance towards higher rates and has so far in 2017 done what it had promised. Investor optimism, therefore, is unlikely to explain the dearth of market reaction — and it certainly cannot explain why monetary conditions have actually eased.

A second possible reason is that the healthy global economy has boosted equity and corporate bond markets, and this impact has outweighed that of monetary tightening. Higher growth, however, should also lead to rising long-term bond yields, something that has not materialised. Ten-year Treasuries have remained more or less flat since December last year.

The most plausible explanation for the monetary policy paradox is found in the global financial context. Not only the Fed, but also the European Central Bank and the Bank of Japan have an impact on the prices for global fixed-income assets. As long as they stick to a course of extreme monetary accommodation and keep interest rates on European and Japanese government bonds ultra-low, especially on the long end, the Fed’s tightening will have limited impact on longer-term Treasuries. It will mainly flatten the yield curve, as we have seen in recent months.

In questa sede, Recce'd si limiterà a proporre ai lettori una rassegna dei temi che domineranno il 2018. Invece, nella prima Lettera al Cliente sul 2018 abbiamo avviato il lavoro di strategia, che spiega gli obbiettivi per il 2018 e la strategia di investimento che ci consentirà di ottenerli, strategia che dettaglieremo nella prossima Lettera al Cliente.

Noi e il Bitcoin guardando al 2018

Nella parte finale dell'anno, abbiamo dedicato una serie di Post nel nostro Blog al Bitcoin.

La nostra linea è stata chiara, fin dal primo giorno: il Bitcoin come INVESTIMENTO non lo abbiamo mai preso in considerazione. Lo faremo forse in un futuro che non è vicino, quando sarà stata introdotta una regolamentazione minima che impedisca almeno le forme di truffa più clamorose. Fino ad allora, siamo certissimi che i rischi sono più grandi dei rendimenti.

Ne abbiamo scritto però nel Blog, perché il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali da implicare conseguenze di carattere generale.

L'implicazione più generale, e quindi più importante, riguarda le Banche Centrali: sono anni,ed anni, ed anni, che i Banchieri Centrali, supportati con abilità dalla Rete delle banche di investimento (e poi dai promotori finanziari), "vendono" agli investitori la favola che "i rischi sui mercati non esistono più", proprio perché le Banche Centrali controllano tutto.

Il Bitcoin è la conferma concreta del fatto che Recce'd ha ragione: è falsa l'affermazione che le Banche Centrali hanno il controllo di tutto, è falsa l'affermazione che le Banche Centrali possono eliminare ogni forma di rischio dai mercati, e soprattutto è falsa l'affermazione che le sole cose che contano sono quelle sotto il controllo delle Banche Centrali. Invece il Bitcoin è diventato quello che è (un fatto enorme, ed abnorme) proprio a causa del suo essere fuori dal controllo, strettissimo, delle banche centrali.

A noi, oggi fa ridere leggere che dalla BCE arrivano dichiarazioni molto critiche, dove si dice che il Bitcoin "è una bolla". Ci fa ridere che queste parole siano pronunciate da chi ha di fatto costretto gli investitori a comperare obbligazioni che sono poco più che carta straccia al 2% di rendimento a 10 anni, oppure azioni small caps che hanno esattamente le medesime caratteristiche delle aziende "dot.com" degli Anni Duemila.

Ma qui, nel nostro Post, l'obbiettivo non è la polemica: è guardare al futuro. Il futuro come è cambiato a causa del Bitcoin?

Il cambiamento è, appunto, quello che abbiamo scritto sopra. Il Mondo intero ha visto che le cose accadono fuori dal controllo delle banche Centrali, e che si tratta di fatti importantissimi. Questa osservazione dovrebbe fare riflettere tutti gli investitori, ma soprattutto quelli che ancora oggi sono investiti in modo tale da "andare dietro alle mosse di Draghi".

Vale anche la pena di rileggere, con attenzione, alcune dichiarazioni di tre mesi fa (fine settembre 2017), e metterle a confronto poi con i fatti delle ultime settimane, per giudicarne l'efficacia:

  • Making his statements to the European Parliament's Committee on Economic and Monetary Affairs, Draghi said that "it would actually not be in our powers to prohibit and regulate"bitcoin and other digital currencies. 
  • Bitcoin is like Tulipmania, says ECB vice-president. Vítor Constâncio ... Tulipmania, which erupted in the Netherlands in the 1600s, is often cited as one of the oldest examples of a financial bubble.  
  • Bitcoin's value slumped last week after Mr Dimon said the cryptocurrency was “worse than tulip bulbs”
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Come gestire il portafoglio quando i mercati finanziari vengono manipolati

Il nostro titolo per il Post riprende il titolo per la settimana che finirà domani della nostra Sezione Operatività, che ogni mattina trova spazio all'interno del nostro The Morning Brief riservato ai Clienti.

La gestione di portafoglio di questo 2017 è stata, per noi di Recce'd, molto faticosa e difficile, ed in più occasioni pubbliche noi lo abbiamo riconosciuto.

"Come, difficilissima? Ma se sale tutto!".

Proprio per quello. Vi invitiamo a riflettere su un grafico, che trovate più in basso. 

Negli Stati Uniti, esiste una Agenzia pubblica, che si chiama OFR, alla quale gli Stati Uniti hanno affidato il compito di vigilare sullo stato dei mercati finanziari.

La tabella qui sotto è di OFR, è di pochi giorni fa, non è difficile da interpretare (basta guardare i colori) ed è molto efficace.

Ed è molto efficace anche nello spiegare perché oggi tutti i nostri Clienti hanno il portafoglio che hanno.

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Per chi suona la campana?

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Non merita un commento l'immagine qui sopra. Il commento non serve.

E' troppo tardi per i commenti, ed è già il momento di decidere che cosa fare.

Potete decidere che l'immagine qui sopra non significa molto: che si tratta di un fatto marginale per i vostri investimenti.

Oppure, potete ragionare in modo diverso. Potreste concludere che l'immagine qui sopra ha implicazioni forti, ed urgenti, per tutti i portafogli, e per tutte le classi di attività. E  quindi, chiedervi che cosa conviene fare. Oggi stesso.

In Recce'd siamo pronti. Ma ci chiediamo quanto grandi saranno le sofferenze che gli investitori dovranno subire (tutti gli investitori) ed anche i NON investitori, ovvero l'economia reale di imprese e famiglie.

E poi ci chiediamo come è stato possibile a soli 8 anni da quel marzo 2009 che sia tornata a prevalere la follia.

E infine ci domandiamo se qualcuno, finalmente, verrà fatto pagare per i suoi errori e le sue scelte azzardate, mal calcolate. E per la propria totale impotenza di fronte a fatti come questi.

E' già ora di parlare del 2018? (parte 2)

Nel primo dei Post che fanno parte di questa serie, abbiamo scritto che secondo noi di Recce'd è sbagliato dare per scontata la chiusura dei questo 2018, come invece fanno in tantissimi che non la vedono come Recced', tra i quali:

Even as stocks bounced around and volatility spiked on news that a former member of President Donald Trump’s inner circle pleaded guilty to lying to the FBI, analysts were betting that optimism over tax cuts on top of a Santa rally will juice the market higher. Any selloff “is a short-term knee-jerk reaction. At the end of the day, the drama in Washington is unlikely to derail the robust economy and corporate earnings growth,” said Karyn Cavanaugh, senior market strategist at Voya Investment Management.

E' sbagliatissimo, perché in questo 2018 NULLA è andato come nei cento anni precedenti di mercati finanziari. Ve lo abbiamo documentato in decine di occasioni, ed anche nella penultima Lettera al Cliente abbiamo fornito un elenco molto concreto di dati ai nostri Clienti. Lo vedete ancora una volta nel grafico qui sotto. E perché, allora, attendersi un finale di anno simile agli anni precedenti?

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Come detto nel primo Post, la componente emotiva, la frenesia collettiva, è stata così importante in questo 2017 (ed ancora di più dopo agosto) che tutto, ma proprio tutto, potrebbe ancora succedere, ed in un breve arco di tempo.

E d'altra parte, l'indagine Mueller e la vicenda Michael Flynn sono una storia di ben altra sostanza, rispetto ad esempio Monica Lewinsky. Come sostenere la linea "America First" se dietro le porte chiuse si è ricattabili da parte della Russia, il Nemico storico?

Noi questa settimana (dal 4 dicembre) commenteremo per i nostri Clienti in The Morning Brief il tema dei mercati manipolati: come si fa, una buona, solida ed affidabile gestione del portafoglio, in una fase nella quale sono evidenti a tutti gli interventi esterni? Che ruolo deve avere il cash come protezione del patrimonio? E quanto a lungo si debbono tenere nel proprio portafoglio certe posizioni?

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Oggi le distorsioni dei mercati sono così evidenti, che NESSUNO a parte noi di Recce'd ha commentato questo grafico che segue. Invece, sono moltissimi quelli che in questa fine del 2017 insistono sul fatto che "la crescita degli utili resterà elevata anche nel 2018", senza tenere in considerazione due cose molto importanti:

  1. che l'effetto-base (una base di partenza molto bassa), importantissimo nel 2017, NON ci sarà più nel 2018; e che
  2. le previsioni possono cambiare in modo drammatico, come ci dice questo grafico di Thomson Reuters e come è successo anche in passato: in cinque mesi da +10% a zero, e avanti

Ma di questo grafico è VIETATO scrivere oppure parlare.

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Ai nostri Clienti, nella lettera di fine settimana, abbiamo anticipato che proprio nel mese di Dicembre potrebbero esserci cambiamenti di ampia portata nei portafogli: vedremo prima che cosa ne dicono i mercati.

Quanto al 2018, tutte, ma proprio tutte, le cose che sono state scritte e dette nelle ultime settimane dalle banche di investimento potrebbero sembrare assurde anche solo tra cinque giorni (come accade ad esempio nel 2016). Incluso quel Bitcoin a 11500 dollari USA che presto vedrete anche sui settimanali di gossip in edicola, tra un matrimonio ed un tradimento: tutto oggi è appeso ad un sottilissimo capello.

Fatevi almeno qualche domanda (parte 11)

Oggi, 28 novembre 2017, lo OCSE scrive a proposito dei mercati finanziari:

“Evidence continues to build that financial asset prices are inconsistent with expectations for future growth and the policy stance, exacerbating the risks of financial corrections and growth downdrafts.”

Ovvero, dice l'OCSE:

"L'evidenza continua a crescere, in merito al fatto che i prezzi degli asset finanziari non sono coerenti con le aspettative di crescita economica e di politica economica, esasperando i rischi di una correzione dei mercati finanziari e di una ricaduta negativa sulla crescita dell'economia reale."

La domanda che vi proponiamo è: perché ne scrive e ne parla solo qualche consulente, come noi di Recce'd, oltre alla la Banca Regolamenti Internazionali e lo OCSE? Perché sui mercati invece, nelle banche di investimento, e nelle Reti di venditori, questo argomento è tabù?

La risposta potrebbe essere che 1) la pensano diversamente, dopo avere analizzato la situazione in modo analitico e SOLO nel vostro interesse; oppure che 2) non si può nominare questo argomento, perché se no .... viene giù tutto.

Voi, che ci leggete, siete in ampio vantaggio sulla massa: ricavatene le conseguenze, e valutate con attenzione anche il grafico che segue.

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Quelli che non la pensano come noi (parte 2)

Lo scorso 2 ottobre, Recce'd ha proposto nel proprio Blog una serie di osservazioni ed analisi di Byron Wien, che noi abbiamo preso ad esempio, in quella occasione, come autorevole esponente del (forte) partito dei "rialzisti", quelli per cui i rialzi di Borsa proseguiranno ancora (e non per poco tempo). 

Noi non la vediamo in quel modo, come tutti sanno. E fino ad oggi, hanno avuto ragione "quelli che non la pensano come noi", come dice il nostro titolo.

Dopo circa due mesi, è quindi utile aggiornare gli argomenti dei "vincenti": e noi torniamo ad occuparci delle analisi di Byron Wien, sulla cui autorevolezza scrivemmo proprio quel 2 ottobre nel primo Post.

Per non modificare nulla, ma proprio nulla, dell'analisi originale, riporteremo qui sotto in inglese l'intera lettera-commento pubblicata per Blackstone (la Casa di Fondi per cui lavora) per il mese di dicembre, e lasciamo per ora al lettore di valutare gli argomenti proposti, ed in particolare gli "otto indicatori" che vengono elencati alla fine. Le considerazioni di Recce'd sono state già anticipate in altri Post, e non è utile riprenderle oggi. I neretti sono nostri.

There is no question that there has been a rise in populism around the world during the last two years and it is continuing. The voters in selected democracies in the West have become dissatisfied with their governments and the political process, and they have become attracted to candidates who have promised them change and a better life.

The election of Donald Trump based on his campaign pledge to “Make America Great Again” was a clear example of this. The decision by voters in the United Kingdom to leave the European Union was another. Sometimes populists have trouble delivering on their promises and at other times, even when they do deliver, the results are different from what the voters expected.

I think it is fair to say that Donald Trump has had difficulty implementing his pro-growth agenda. His attempt to revise the Affordable Care Act failed to get enough votes in Congress to pass. The current Tax Reform plan is running into opposition in his own party and among Democrats.

Nonetheless, he has changed the mood toward business in Washington in a positive way. Under Hillary Clinton, the atmosphere would have been anti-business, with higher taxes and more regulation. Under Trump the prospect is for lower taxes and less regulation.

Donald Trump is a lucky guy, and the economy during his first year in office has been a dream cocktail of favorable results. Real growth has increased from 2% over the past few years to 3% in the second and third quarters. (The third quarter was a real surprise. Everyone expected growth at 2% or below because of hurricanes Irma and Harvey.)

Inflation is tame at 2%, very low for the late stage of an expansion (unless this isn’t a late stage). The 10-year U.S. Treasury   is yielding a very unthreatening 2.4%, the unemployment rate is just over 4% and looks like it is headed into the 3% range, household net worth is at an all-time high, consumer confidence is at a 15-year high and the Standard & Poor’s 500   is at an all-time high.

That’s a pretty good set of statistics for less than a year in office. Perhaps giving President Trump credit for all of it isn’t right, but it did occur on his watch.

Over in Europe the results are similarly positive. According to Joseph Sternberg, writing in The Wall Street Journal, Europeans told pollsters “they would have elected Hillary Clinton, given the chance.” But in their own countries they kept voting for unorthodox outsiders who never managed to win power.

According to Sternberg, “Europe’s politicians are producing the kinds of changes American voters wanted Trump to deliver.” In France, for example, Emmanuel Macron is overhauling a deeply unpopular entitlement program. In Germany, a plan is underway to cut one of the highest tax rates in the developed world. In the Netherlands, the new government is cutting its competitive tax rates further and plans to take over the pension system. Holland, though, unlike the U.S., intends to take in more immigrants.

The election of Donald Trump and the Brexit vote did scare Europe’s politicians. They realized that fringe challengers can win elections. The political problems that Trump is experiencing and the decline in growth in the United Kingdom have created a sense of urgency in Europe. The politicians know they have to deliver on their promises of change. There is also a new level of dialog and cooperation in Europe. Leaders are more willing to compromise on issues of mutual interest. The European Union itself is more solid than ever before. That certainly is an unintended consequence of Brexit.

Europe is on a clear growth path. Real gross national product should be close to 2% in 2017 and similar moderate growth should continue into next year. Unemployment is low and industrial production is strong, while inflation and interest rates are increasing slowly. Currently, European equity earnings are growing faster than earnings of the Standard & Poor’s 500, and the price-earnings ratios of the indexes are lower than comparable indexes in the U.S.

Eurozone leading indicators are rising and real retail sales (without autos) are headed sharply higher. The growth, however, is uneven, with France, Germany, Spain and Ireland doing well and Italy, Portugal and Greece struggling. Consumer confidence and consumer spending are both improving. Capital spending has been in an uptrend, but turned down recently.

Monetary policy has played a big role and the European Central Bank balance sheet is now €4.29 trillion, comparable to the Federal Reserve’s balance sheet. (Debt continues to be a problem in Europe, as it is throughout the developed world, ranging from a high of 4.59% of nominal GDP in Ireland to 2.35% in Germany.)

I spent a week in Europe in October with stops in London, Geneva, Frankfurt and Paris. The United Kingdom is suffering. While the economy is still growing, most measures of economic activity are weaker than they were in the first half of 2016. Projections for real growth in the fourth quarter of 2018 are 1%, compared to 2% for the entire eurozone. In the fourth quarter of 2016, real GDP in the U.K. was 1.9%, so following Brexit the U.K. has suffered a big drop in performance.

The mood in London was cautious, particularly among people in the financial services sector, where there was the expectation that some jobs would be moving out, costs for imported goods would increase and travel would become more difficult. Britain may have to adopt stimulative fiscal and monetary policies to maintain growth at a reasonably satisfactory level. If growth in the fourth quarter of 2018 were only 1%, it would be the slowest growth of any developed economy in the world.

On the continent, however, investors were positive. Greater conviction about the long-term survivability of the European Union was encouraging capital investment. There was clear evidence of a higher confidence in the economic momentum that is apparent in the currently reported data. This may derive from global growth which is expected to be 3.2% in the fourth quarter of 2017 and 3.4% in the fourth quarter of 2018, according to the International Monetary Fund. Part of the growth in Europe can be attributed to the ECB, which threatens to “taper” its monetary expansion but still is providing liquidity at a pretty good rate: Europe is prepared to provide some fiscal stimulus as well.

Most of us think of macroeconomic growth in GDP terms. Many economists, however, look at growth in terms of purchasing power parity (PPP), which is defined as the amount of currency (usually the dollar) needed to purchase the same basket of goods and services in a given country. In my essay last month, I suggested that China would be the largest economy in the world in terms of GDP by 2035. Graham Allison, professor at the Kennedy School at Harvard, corrected me. He said in terms of PPP, China is already the largest economy in the world. On the basis of PPP, the emerging markets now represent 58% of global GDP and the developed markets are 42%, according to Evercore ISI. Their dominance could increase to 74% in 2018.

Taking a closer look at countries on the continent, Germany continues on a 2% growth path. The one notable bright spot is the expectation that capital expenditures will increase from 3% in 2017 to 5% in 2018, as reported by Evercore ISI. In contrast to the United States, where capacity utilization is 77%, the comparable rate in Germany is 87%, which is why spending is expected to be so strong. The country should also get a small lift from fiscal spending. The German Purchasing Manager Index is rising and real manufacturing orders are coming in well.

Past structural reforms and a well-developed social safety net, the benefits of prudent economic management, have helped. German employment is at an all-time record with the unemployment rate at 3.7%. Consumer confidence is at a high; household debt as a percentage of disposable income is at a low. The savings rate is 9.6%. German labor costs are below those in Italy, France and Spain. Its current account surplus is 7.8% of GDP and its business ranking for competitiveness, transparency/corruption, ease of doing business and economic freedom is the most favorable in Europe.

Looking at France, we see a similar positive outlook for capital expenditures, which are expected to increase from 4% in 2017 to 5% in 2018, according to Evercore ISI. The French operating rate is 84%, business confidence is high and year-over-year earnings increased 33% in the third quarter. Real GDP should increase to 2.2% in 2018, helped by fiscal stimulus of 0.3%. Leading indicators, the French Purchasing Manager Index, motor vehicle sales and industrial production are all positive. Real disposable income is rising and consumer confidence was at a 10-year high before a recent downtick. Consumer spending has been somewhat disappointing recently, but it is expected to improve. Payroll employment is almost back to 2007 levels.

The one weak area in France is trade, where the country is running a deficit. French government outlays are 56% of nominal GDP compared with 44.5% in Germany and 38.1% in the U.S. Its business rankings are generally favorable, except for economic freedom. The new government plans structural reforms to make the labor market more flexible, reduce corporate taxes, cut government employment and reform the pension and welfare system.

In Italy, the outlook is less favorable. Real GDP is only likely to increase 1.4% in 2018, according to Evercore ISI. Part of the reason is fiscal restraint (austerity) which is expected to have a 0.6% negative impact on 2018 GDP. While industrial orders are strong, retail sales are weak and the leading indicators are barely turning higher. Employment is almost back to the 2007 peak, but consumer spending is only expected to increase 1.4% in 2018. Consumer confidence has been in a decline but ticked up recently. Capacity utilization is 77%, but Italian corporate earnings are soaring and business confidence is high, so capital expenditures are expected to increase 4% in 2018. In contrast to France, Italy has a trade surplus.

The country has a variety of structural problems, including a rigid labor market and corruption, and its business ranking is unimpressive. There is an election next May. Let’s hope a reform candidate is elected. About 29% of the population is at the risk of poverty. It takes 1,120 days to enforce a contract, 227 days to obtain a construction permit, 124 days to get an electricity connection. Productivity is weak. Change is needed.

Spain is doing nicely. Evercore ISI forecasts that in the fourth quarter of 2017 real GDP should be 3.3%, and 3.0% in the fourth quarter of 2018. Consumer spending should increase 2.5% this year and next; capital spending should be up 3% in 2017 and 4% in 2018. Trade is a positive. The favorable results are in spite of a fiscal drag of 0.4% in 2017 and 0.1% in 2018. Retail sales are improving and the unemployment rate is declining, but still it is currently at 16.7%. Housing is gradually improving. The Spanish stock market has increased 7.3% this year (it was down in 2016), but has lagged other European bourses. Non-performing loans at the banks remain elevated at 8.4%. Catalonia has caused economic uncertainty, but this is diminishing. Spain’s labor costs are higher than those in Germany and its overall business ranking is in the top quartile for competitiveness, transparency/corruption and ease of doing business. It is in the top half for economic freedom.

There are two broad macroeconomic factors that have been influencing the financial markets and the world economies positively over the past nine years. The first is the abundance of liquidity that has been provided by the major central banks: in 2008 the combined balance sheets of the Federal Reserve, the Bank of England, the European Central Bank and the Bank of Japan were $3 trillion; they are now $14 trillion. One quarter of this monetary accommodation found its way into the real economy, stimulating growth; three-quarters went into financial assets, inflating price-earnings ratios and keeping interest rates low.

The second factor has been China’s nominal growth of over 10% for the past decade. Their demand for imported goods from around the world has helped the economies of every developed country, and many undeveloped countries as well.

What could upset this applecart of favorable economic performance across the globe? I am watching eight indicators.

The first is the U.S. Treasury yield curve. Right now the spread between the 2-year and the 10-year is 70 basis points positive. This is a warning area. We probably have at least a year before an inversion, if it occurs, and sometimes the market has a sharp rally when it does, but it always signals a bear market and a coming recession. We know the Federal Reserve is thinking about raising short term interest rates 25 basis points in December, so that will narrow the spread further.

The second is the Leading Economic Indicator Index. This index always loses momentum a year or two before a recession is upon us. It is strongly positive now.

Related to this are corporate earnings, which are increasing sharply now. When year-over-year comparisons become less favorable, it is a warning signal.

Inventories should be watched. Usually before a recession they are increasing as orders decline.

Watch investor sentiment. Right now investors are optimistic, but not euphoric. Individual investors have not yet embraced the market with enthusiasm. That usually happens before the end.

While the Federal Reserve is poised to raise rates, it has not been in an aggressive tightening posture. That usually happens because inflation is increasing virulently, but inflation is tame now. Average hourly earnings are a good way to keep tabs on inflation. They are increasing at an annual rate of about 2.5% now. The danger point occurs at 4%, and we are nowhere near that now.

There could always be an exogenous event like military conflict with North Korea, strife in the Middle East that cuts off oil flow or Russian aggression in the Baltics that unsettles markets. The market is assuming none of that will happen, and if the market is right, we have at least one to two years to go before we get into serious trouble.

My overall conclusion is that there are significant investment opportunities outside the United States and many portfolio managers are underweighted globally.

 

E' già ora di parlare del 2018?

Secondo le banche di investimento, sì: è ora.

Secondo Recce'd, no: è prematuro.

Tutte le banche di investimento, oggi, danno (più o meno) per scontato che il 2018 sarà niente altro che il prolungamento del 2017. Noi la vediamo nel modo opposto: la sola cosa che a nostro avviso è certa, del 2018, è che somiglierà poco o nulla al 2017.

Soprattutto perché il 2017 ancora NON è finito, secondo noi di Recce'd. Il petrolio a 60$ e il dollaro USA a 1,2000 contro euro ne sono il segnale.

Ma poi anche perché alcune cose che abbiamo visto nel 2017 non si erano mai viste prima, e non si vedranno mai più negli anni successivi: è stato l'anno della Grande Anomalia.

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L'Anomalia probabilmente si chiama Donald J. Trump, che (in un modo o nell'altro) ha imposto al Mondo il rialzo della Borsa USA: e di conseguenza delle Borse globali.

Nonostante l'euforia che Trump ha imposto, però, come vedete qui sotto nel grafico gli analisti NON hanno rivisto al rialzo le stime per gli utili USA: il mercato è salito, ma solo perché è diventato più caro per chi se lo è comperato. Il grafico qui sotto dovrebbe stimolare, in ogni lettore, una serie di domande.

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Torniamo al 2018: il grafico più significativo, secondo Recce'd, è quello che segue. I due riquadri di colore ocra sono le due Grandi Crisi, quella del Duemila e quella del 2007-2009. La riga di colore bianco sono, appunto, le previsioni delle banche di investimento. Verificate dove stavano, le previsioni delle banche di investimento. Guardate in che direzione andavano: al rialzo. E durante le due crisi, sono sempre rimaste più alte dell'effettiv0 andamento della Borsa.

"A buon intenditor, poche parole", ci verrebbe da dire. Ai lettori vogliamo ricordare qui che Recce'd meno di un'anno e mezzo fa (16 mesi circa) scriveva in questo Blog le "ragioni di un (forte) ottimismo", ma in questo momento ci sembra indispensabile adottare invece un atteggiamento di (forte)scetticismo.

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La fine della Grande Illusione

Recce'd ha scommesso da molto tempo, insieme con i suoi clienti, sul fatto che ... gli asini non possono volare.

Più seriamente, Recce'd ha una strategia di investimento molto chiara e molto solida, basata su un fatto molto semplice: non può salire tutto.

Ciò che è assurdo, nei mercati finanziari che viediamo oggi, è proprio il fatto che sale tutto: salgono le azioni, salgono le materie prime, e salgono anche le obbligazioni.

Da qui, è partita la favola: la favola, alimentata ad arte dai Banchieri Centrali con il supporto attivo dei politici, viene raccontata al pbblico di tutto il Mondo, e racconta che esiste un gioco nel quale può vincere la squadra A e pure la squadra B. Tutti vanno i Mondiali: non l'Italia oppure la Svezia, ma l'Italia insieme con la Svezia.

E' assurdo? Certamente. E lo capisce anche un bambino. Perchè allora tutti vanno dietro a questa favola? Semplicissimo da spiegare: sapete quanto hanno regalato, le varie operazioni di QE, in termini di commissioni di gestione, alla (potentissima) industria dei Fondi comuni? E quindi, più in generale, alle banche?

Recce'd si è posizionata, da tempo, per guadagnare, e fare guadagnare, dalla inevitabile fine del sogno: e ce la faremo, senza ombra di dubbio.

Proprio ieri, il Presidente della Federal Reserve di Chicago Evans ha spiegato al pubblico due cose:

  1. che dalla situazione attuale sarà necessario, comunque, uscire; e
  2. che è necessario avere più inflazione: più del 2%

Sotto riportiamo le sue esatte parole. Per ciò che a noi interessa, il messaggio qui è chiaro: è necessario, secondo Evans, che qualcuno paghi per il QE, e lui suggerisce che a pagare siano gli obbligazionisti, quelli che tengono in mano obbligazioni che rendono meno di zero. Alla fine, comunque, qualcuno il conto lo pagherà.

The Federal Reserve should take a more aggressive stance toward boosting inflation and stop talking so much about using interest rates to ensure financial stability, Chicago Fed President Charles Evans said.

Evans expressed concerns Wednesday that the public was losing faith in policy makers’ commitment to bring inflation back up to their 2 percent target. The central banker has consistently argued for a slower pace of interest-rate increases than many of his colleagues on the policy-setting Federal Open Market Committee.

“In order to dispel any impression that 2 percent is a ceiling, our communications should be much clearer about our willingness to deliver on a symmetric inflation outcome, acknowledging a greater chance of inflation at 2.5 percent in the future than what has been communicated in the past,” he said in remarks prepared for a speech in London.

Fatevi almeno qualche domanda (parte 11)

La Federal Reserve, sede di Filadelfia, pubblica un sondaggio trimestrale tra gli economisti che lavorano nelle Società finanziarie ed industriali.

Oggi 13 novembre è stato pubblicato un aggiornamento. Che segue gli annunci sulle Tasse, e che segue il 3% trimestrale (annualizzato) del terzo trimestre 2017.

I dati che abbiamo evidenziato in giallo potrebbero servire a quei molti che hanno solo l'opportunità di leggere, in modo rapido oppure distratto, qualche titolo di giornale su questo argomento. Per tenere i piedi ben piantati in terra.

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