I fatti che determinano i rendimenti (parte 6)

C'è una sostanziale differenza tra i tweet di Donald J. Trump e le dichiarazioni di Jay Powell, Chairman della Federal Reserve, e si chiama credibilità.

Il Presidente degli Stati Uniti con i suoi tweet compie eccezionali acrobazie, dicendo tutto ed il suo opposto in un breve arco di tempo.

La Federal Reserve non scrive tweet, parla spesso ma non ogni giorno, e si pone obbiettivi di coerenza e consistenza che ne supportino la credibilità nel tempo, agli occhi degli investitori. In breve, FATTI e non parole.

Per questo, sarà importante ascoltare con la massima attenzione quello che uscirà dal Summit di Jackson Hole che si aprirà il prossimo 24 agosto proprio con l'intervento di Jay Powell.  I temi principali del Summit li abbiamo esaminato, per i nostri Clienti, la settimana scorsa nella sezione Analisi del nostro quotidiano, The Morning Brief.

Una breve sintesi è offerta dal brano che segue, del Financial Times.

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Tasso di cambio del dollaro, rendimenti del Titoli di Stato e Borsa saranno influenzati in modo diretto dalle parole di Powell. Per ciò che riguarda la Borsa, sarà importante ascoltare Powell anche sui dati pubblicati la settimana scorsa, e che vedete sotto nel grafico, per la quota dei profitti aziendali e per la quota di reddito da lavoro nel reddito nazionale negli Stati Uniti.

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Ma a Jackson Hole saranno presenti, e parleranno, anche le altre Banche Centrali, e ci sarà massima attenzione alle parole della BCE in merito alla crisi turca ed al sistema bancario, ed anche alle parole della Banca del Giappone sui rendimenti delle obbligazioni e sul cambio dello yen.

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I fatti che determinano i rendimenti (parte 5)

In un Post dello scorso 5 agosto, abbiamo portato all'attenzione degli investitori il fatto che i titoli dei quotidiani sulla capitalizzazione di Apple erano soltanto fumo negli occhi, buttato lì a mascherare una situazione finanziaria globale molto più complessa.

A distanza di 15 giorni, possiamo affermare di avere avuto ragione: ce lo dicono i fatti. Proviamo ad esaminarne alcuni, tra quelli che Recce'd giudica oggi i più significativi.

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E partiremo, naturalmente, dalla situazione dei Mercati Emergenti. Come i nostri Clienti sanno bene, noi di Recce'd abbiamo valutato decisivo e determinante il coinvolgimento della Cina e dei suoi mercati, nello scorso giugno, dopo che per mesi avevamo segnalato (anche in questo Blog) altri segnali, già evidenti, di difficoltà in quel comparto di mercato. In questo senso, il grafico sopra è una conferma.

Oggi, a metà agosto, ci sembra giustificato affermare che la situazione dei mercati finanziari, in Cina, è molto seria: una conferma arriva dal grafico che segue. Ripeteremo quindi anche qui che la Turchia NON è al centro di questo problema, problema che è, senza ombra di dubbio, globale, e va dall'Argentina al Sud Africa alla Cina.

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Ma gli Emergenti non sono l'unico comparto del mercato finanziari internazionale in tensione. Si parla molto, e spesso, dell'Italia

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Noi, più e più volte, abbiamo scritto che il problema oggi NON è l'Italia ma l'Europa. Su questo non abbiamo modificato le nostre valutazioni, ed oggi scriviamo che gli (attesissimi) giudizi delle Società di rating a fine agosto avranno poca importanza per i mercati finanziari.

Ciò che è davvero importante, oggi e nei prossimi mesi, è l'atteggiamento dell'Europa: le "garanzie europee" reggeranno al rallentamento della crescita ed all'aumento della tensione politica? Gli investitori faranno bene a riflettere, con la massima attenzione, sul grafico che segue: perché oggi la Borsa in Europa vale quanto valeva tre ani fa? Dove è finito, in Europa, l'effetto Trump, se a dicembre 2016 l'indice valeva più o meno quanto vale oggi? Se partite dalla risposta a questa domanda, poi vi sarà chiaro anche che cosa fare dei vostri investimenti.

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I fatti che determinano i rendimenti (parte 4)

In un Post di questa serie, lo scorso 5 agosto, abbiamo segnalato l'utilizzo politico della Borsa di New York fatto dalla Amministrazione Trump: un atteggiamento spregiudicato che distorce i prezzi di Borsa andando ad influenzare in modo diretto l'atteggiamento degli investitori, specie di quelli piccoli.

A distanza di due settimane, abbiamo poi ritrovato il medesimo argomento, in un articolo dell'autorevole Edward Yardeni, che vi suggeriamo di leggere.

Se ritorniamo su questo tema, però, è per una questione più pratica. Un campanello di allarme, per chi investe in Borsa.

Fate massima attenzione a ciò che sta succedendo al dollaro USA e ricordate bene ciò che è successo negli ultimi 30 giorni: in soli 30 giorni, infatti, si è realizzata una inversione "ad U" negli atteggiamenti della Amministrazione Trump sul cambio del dollaro.

Solo poche settimane fa, infatti, Trump scrisse uno dei suoi ormai celebri "NOT GOOD" a proposito del dollaro, che in quel tweet veniva descritto come "troppo forte" a causa di errori della Federal Reserve nella gestione della politica monetaria, ed in particolare dei tassi ufficiali di interesse.

A distanza di poche settimane, ora il dollaro è molto più forte, ma dalla casa Bianca non arriva neppure una riga. E sui mercati tutti, ma proprio tutti, si stupiscono. tanto che, sulla stampa specializzata, abbondano gli articoli che spiegano che "Trump ha cambiato idea sul dollaro". Secondo questi articoli, ora il dollaro forte gli starebbe bene, anzi benissimo. 

Ai lettori del Blog noi segnaliamo che come può cambiare la linea sul dollaro in soli 30 giorni, così può cambiare l'atteggiamento verso la Borsa, e quindi... fate massima attenzione.

E valutare quanto Recce'd vi suggerisce in merito alle posizioni azionarie nei mesi finali del 2018.

La Turchia sfida la compiacenza (parte 2)

A distanza di sette giorni, il punto rimane lo stesso: e l'intero mercato finanziario internazionale ruota proprio intorno a questo punto.

La domanda è sempre quella: sono i FATTI a determinare i prezzi sui mercati finanziari? Oppure, i mercati vanno avanti su una strada che è del tutto slegata dalla REALTA'?

Se guardiamo alla chiusura dell'indice S&P 500 di venerdì 17 agosto, saremmo costretti a rispondere che i FATTI oggi contano nulla, che la Borsa USA resta ferma a poca distanza dai massimi a fronte di FATTI che sono senza dubbio gravi e di ampia portata.

Ma se guardiamo a tutto il resto del Mondo, se guardiamo a tutto il resto del mercato finanziario globale, la risposta cambia. Diventa MOLTO diversa.

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Noi in Recce'd seguiamo con particolare attenzione questi sviluppi: questa progressiva, sempre più ampia DIVERGENZA.

In Recce'd ricordiamo episodi nel passato che hanno proposto agli investitori situazioni di divergenza altrettanto ampie: un esempio, clamoroso, lo trovate nei mesi che precedettero la Crisi delle Tigri Asiatiche negli Anni Novanta.

Tutti quegli episodi durarono poco e finirono male. Sarà lo stesso anche questa volta?

Recce'd non può (ovviamente) offrire una risposta certa, ma può lavorare sui FATTI con quotidiana attenzione, massima accuratezza, e strumenti di analisi tra i più avanzati.

Questo è il metodo di lavoro che ci ha consentito, dal 2007 ad oggi, di offrire ai Clienti soluzioni di portafoglio vincenti, e performance per i loro portafogli superiori alla media del mercato.

Oggi, per capire come andrà a finire, noi ci affidiamo ancora e sempre ai FATTI: ed a commento della divergenza clamorosa tra la Borsa di New York e tutto il resto del Mondo, offriamo ai lettori del Blog il grafico che segue, un grafico che si commenta da solo.

Da qui, dai FATTI, partono poi i nostri ALERT operativi per la gestione dei portafogli.

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La Turchia sfida la compiacenza (parte 1)

Come spieghiamo anche domani mattina in The Morning Brief, tutto (ma proprio tutto) ruota oggi, sui mercati finanziari, intorno al tema della compiacenza.

Chi lo dice? Recce'd, ad esempio, da mesi. Ma oggi, 13 agosto, pure Morgan Stanley. E precisamente Morgan Stanley Wealth Management, che è la parte della banca di investimento che gestisce fondi comuni.

Vediamo allora in breve quale è il loro messaggio. Partendo dalla conclusione:

“Investors seem complacent, inclined to extrapolate current trends rather than discount what appear to be significant shifts in the outlook,” 

“We are concerned that this complacency is built on tax cuts and buyback-induced gains in earnings per share and puts investors at risk if the economy slows, the trade situation worsens, the Fed continues to tighten and fiscal profligacy continues unabated,”

“Seasonal factors and the midterm elections are further potential flashpoints for a market that we increasingly see as vulnerable.”

Parole chiare, fondate su quali elementi del quadro attuale? Morgan Stanely ne mette in evidenza quattro. Quattro elementi di grande importanza, che il mercato fino ad oggi ha del tutto ignorato (oppure fatto finta di non vedere):

  • il rallentamento della crescita economica: 

    “In the past two weeks, we have seen meaningful declines and downside misses in both the manufacturing and nonmanufacturing ISM purchasing managers indexes, July payrolls, construction spending, housing starts, auto sales and consumer confidence”. “Mounting inventories of oil could be an early indicator of slowing global growth, yet growth fears are not evident in the stock market’s performance,” 

  • l'impatto delle tariffe commerciali: 

    The trade issue is heavily intertwined with the economy’s growth potential. Last week, UBS calculated that if the trade issue were to simply escalate, U.S. economic growth would be 1% lower than it would be otherwise, while global growth would decline 42 basis points (0.42 percentage point). In the more severe possibility of a trade war, on the other hand, 245 basis points is expected to be cut from U.S. growth, while global growth would be expected to be 108 basis points lower.

    Goldman Sachs estimated that if trade tensions escalate, the S&P 500 could end the year down 16% from Friday’s close, while the expected earnings growth for 2019 would be wiped out. On the other hand, a resolution of tensions could spark an 11% rally.

  • i rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed
  • il peggioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti (deficit e debito pubblico)

Sempre oggi, 13 agosto, anche la strategista di Charles Schwab ma messo in prima pagina proprio il tema della compiacenza, con queste parole che riporta il Wall Street Journal:

Liz Ann Sonders, chief investment strategist at Charles Schwab, on Monday wrote that “Complacency abounds—about growth, volatility, inflation and trade.” The issue of inflation was a primary one where Sonders believes the market is underappreciating a potential point of risk. “Not only are most measures of inflation now above the Fed’s 2% target, measures of wage growth are picking up as well. The employment cost index—a preferred measure by many economists as it contains both wages and benefits—is at its highest reading since September 2008,” she wrote. “It’s growing more likely that an upcoming ‘second derivative’ change in U.S. economic growth will be of the negative variety, which could mean today’s suppressed volatility will become a thing of the past,” she wrote.

Parole molto chiare e condivisibili. 

Aggiungeremo soltanto che non si può dire QUANDO, ma è CERTO che il mercato, ed anzi i mercati, finiranno per risvegliarsi e rendersi conto di tutti questi fattori, elementi di valutazione e dati in modo improvviso e tutti nel medesimo momento.

Potrebbe essere la Turchia a provocare il risveglio? Lo vedremo presto. Possiamo però dire, senza paura di sbagliare, che oggi è questo il nodo da sciogliere per i mercati finanziari di tutto il Mondo.

Sapete leggere il turco? (parte 3)

Il nostro suggerimento operativo ai lettori che ci seguono: NON fatevi distrarre troppo da ciò che accade in Turchia. Che è significativo, ma è MENO importante di ciò che succede nel Resto del Mondo.

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I fatti della Turchia impattano sui mercati internazionali: ma per capire la GRANDEZZA delle reazioni, già viste ed ancora da vedere, per voi è decisivo comprendere da che PUNTO SI PARTE.

Un esempio è il dollaro USA, che venerdì 10 ha toccato 1,1380 contro euro: reazione molto ampia, che NON si spiega solo coi fatti della Turchia. Ci sono altre, forti ragioni, già presenti da molto tempo.

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Poi c'è, e soprattutto ci sarà nelle prossime settimane, la crescita economica: l'impatto dei fatti di Turchia, e prima dei fatti di Argentina, Brasile eccetera, è un calo inevitabile della crescita nei prossimi mesi. Nei Paesi Emergenti, nei Paesi Sviluppati, ed anche negli Stati Uniti.

E da lì si arriverà poi agli utili: che verranno rivalutati, ricalcolati, rivisti e corretti. Nei Paesi Emergenti, ma pure a Londra e a New York.

Da tutte queste valutazioni, revisioni e cambiamenti dipende la performance a fine 2018 del vostro portafoglio.

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Sapete leggere il turco? (parte 2)

Si saranno affrettati a dirvi: "state tranquilli, non succede nulla, la Turchia è soltanto una piccola economia mentre negli Stati uniti tutto va alla grande".

Le Reti e i brokers sono subito corsi alle trincee, per convincere i Clienti a "rimanere sempre investiti", perché tanto "nel lungo periodo tutto si aggiusta".

Beh ... non sempre. E poi: nel primo semestre qualche cosa, magari piccola, ma è successa.

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Tutto va sempre a finire bene? Provate a chiederlo agli argentini. Oppure ai giapponesi. Chiedete magari ai thailandesi. Oppure ai greci, nostri vicini di casa.

Chiedete a chi era investito a Milano con l'indice a 45000 punti. Oppure a chi era investito in Telecom a 6 euro (oggi 6 centesimi) o in Tiscali a 200 euro (oggi 2 centesimi).

E poi provate a chiedere a voi stessi se avete calcolato bene i rischi, oggi. Riflettete, se volete, un po' sulla Turchia: troppa moneta immessa in circolazione per fare credere al pubblico di essere più ricchi di quanto sono in realtà, e fino a un certo punto va bene, poi in poche settimane salta tutto, l'inflazione esplode, la moneta va a picco, e c'è persino chi minaccia una guerra.

Davvero questa storia a voi non ricorda nulla? Davvero non vi fa pensare a nulla?

Siete davvero convinti che "è giusto stare sempre fermi, perché nel lungo periodo i mercati salgono sempre"? Vi hanno dato questo per garantito, ma è una garanzia che NESSUNO può offrire.

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Sapete leggere il turco? (parte 1)

Complice il clima estivo, sui quotidiani italiani la crisi della Turchia ha occupato subito le prime pagine.

Giustificato? Certo che sì, visto il ruolo della Turchia sia nello scacchiere politico internazionale, sia nei flussi internazionali del commercio.

Perché, allora, ci colpisce questa attenzione? Per la ragione che quando i segnali erano già chiari ed evidenti, nessuno in Italia aveva dato spazio alle vicende della Turchia (e dell'Argentina, e del Brasile, e del Sud Africa) tranne pochi, tra cui noi di Recce'd: a nostri Clienti attraverso i canali a loro dedicati e poi anche attraverso il nostro Blog. Vi facciamo notare che nel secondo dei due Post qui segnalati, Recce'd metteva all'evidenza del lettore quanto fosse anomala, a quel 26 maggio, la forza della valuta cinese: e ciò che successe nelle settimane seguenti, lo sapete tutti.

Torniamo in chiusura alla domanda iniziale: l'attenzione di oggi sarà spiegata solo dalla pausa estiva? O ci sono altre ragioni?

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I fatti che determinano i rendimenti (parte 3)

Avete letto, su tutti i giornali, ed ascoltato, da tutte le televisioni, che la capitalizzazione di Apple ha superato quota 1000 miliardi di dollari USA. Un fatto che ha zero importanza, per la gestione del vostro portafoglio e anche per i vostri futuri rendimenti. Un fatto di colore, un episodio che conta quanto le notizie delle riviste scandalistiche che si leggono in spiaggia.

Al contrario, zero interesse, da parte dei media italiani, per la vera e propria crisi di nervi che ha toccato, nelle ultime due settimane, il mercato dei Titoli di Stato in Giappone.

Forse, ai giornalisti è sembrata molto modesta una variazione che, in ASSOLUTO, era di pochi punti base. Ma va anche segnalato che, in termini RELATIVI, il rendimento del decennale JGB è cresciuto del 300%.

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Noi ve ne scriviamo, per una ragione semplice: questa crisi non è finita, ed arriverà a toccare anche molto, molto vicino a casa nostra.

Nel fine settimana, ad esempio, ne scriveva Bloomberg in questo modo:

Amid a tumultuous summer in global markets, investors from the Asian nation now suffer a loss of about 20 basis points when buying currency-hedged German 10-year bonds instead of Japanese 30-year ones, a key comparison in deciding whether to keep money abroad or pivot home. As recently as the middle of June, they were getting a premium.

Meanwhile, the pick-up from buying hedged French 10-year bonds has dwindled to just 13 basis points from 23 basis points on July 20, the day speculation emerged that the Bank of Japan was planning to adjust its ultra-loose monetary policy, triggering a surge in local yields.

The current trend, if it holds, may soon lead to a tipping point for Japanese investors, convincing them to start drawing back some of the $323 billion of investments of debt they hold in the two major European markets. While an immediate sell-down is unlikely, Tokyo-based money managers say flows toward the two countries may well reverse direction.

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I fatti che determinano i rendimenti (parte 2)

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Il grafico qui sopra racconta la settimana appena conclusa della Borsa di New York. In particolare, racconta della seduta, anomala, di giovedì 2 agosto.

Tutti gli indici di borsa, nel Mondo, erano in calo del 2% circa fino alle ore 15,30 europee: poi, apre New York, e UN SOLO TITOLO, ovvero Apple, "salva" il mercato dal ribasso, e regala in questo modo una chiusura in rialzo che poche ore prima risultava, semplicemente impossibile.

Come spiegare manipolazioni così esplicite? Semplice: leggete qui sotto il Tweet di Donald J Trump datato domenica 5 agosto, ovvero oggi.

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Nel tweet Trump spiega che la Borsa USA rimane vicina ai massimi anche con tutto il parlare che si fa di tariffe commerciali. Secondo il pensiero di Trump, questa è la migliore dimostrazione che "le tariffe sono una grande cosa".

Non solo: nel tweet Trump sfida direttamente la Cina, irridendola sulla performance di Borsa (lui dice che "la Borsa cinese ha perso il 27%").

Ecco un esempio concreto dell'uso, del tutto improprio, che si fa da qualche mese della Borsa come arma della battaglia politica. 

Qualcosa che noi di Recce'd consigliamo di evitare: da cui fuggire, il più lontano possibile.

Perché nulla, di quanto avete appena visto e letto, ha a che vedere con il VALORE dei vostri investimenti. Questa è soltanto una cortina fumogena senza sostanza, che crea e sviluppa la confusione negli investitori di massa.

Quanto a Trump, lui vede il Mondo come lo vuole vedere, e non come è effettivamente: idealizza una situazione che è tutt'altro che ideale, trascurando del tutto sia le possibili future mosse di un avversario forte ed astuto, sia le implicazioni concrete di una eventuale messa in pratica di tariffe che, fino ad oggi, sono state in larga arte solo annunciate e mai implementate (grafico qui sotto).

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I fatti che determinano i rendimenti (parte 1)

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MAN è una delle Società più grandi al mondo per la gestione di Fondi Hedge. Tra le più grandi, è la sola quotata in Borsa.

Il suo valore di Borsa, negli ultimi giorni, si è ridotto di un terzo: e la ragione di questo calo vi interessa da vicino.

Dobbiamo però tonare indietro di 11 anni. 11 anni fa, il 9 agosto 2007, la Banca Paribas annunciava di avere bloccato i riscatti su un Fondo Comune Monetario di 2 miliardi di dollari, presentando il blocco dei riscatti come "temporaneo" e motivandolo con "le difficoltà dei titoli subprime".

Iniziò così la più grande Crisi Finanziaria globale della Storia. Ma nelle settimane successive, e fino ad ottobre, la Borsa di New York continuò a salire, e come oggi sui quotidiani si scriveva dei "nuovi record assoluti di Borsa", e lo vedete sotto nel grafico.

Quello che seguì fu un calo del 56%, da 1550 a 666 punti di S&P 500 a New York: un po' come se oggi si tornasse a 1250 punti.

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Oggi, siamo di fronte ad un fatto del tutto simile. MAN ha annunciato di avere bloccato i riscatti su un loro Fondo Comune obbligazionario dalle dimensioni superiori ai 5 miliardi di dollari USA.

Quello che ci importa mettere in evidenza, qui, non sono però le analogie: la storia, si dice, non si ripete mai allo stesso modo.

Quello che a noi interessa, in questo Post, è chiarire le ragioni del blocco dei riscatti da parte di MAN. Questo vi riguarda, tutti, da molto vicino.

Fate bene attenzione: il Fondo Comune in questione è si un Fondo Hedge, ma allo stesso tempo è un fondo che al pubblico viene presentato come obbligazionario. Non investe in "stranezze" tipo i derivati, ma solo in obbligazioni, come moltissimi Fondi Comuni in Italia.

Ora: MAN blocca i riscatti perché "a causa dell'ampiezza degli ordini di riscatto, c'è il rischio per gli investitori rimanenti di essere penalizzati".

Vediamo di capirlo bene: se un Fondo (Comune, Hedge e tutti gli altri: non fa differenza in questo caso) riceve una serie di ordini di riscatto, che pesa per una percentuale importante del patrimonio complessivo del Fondo, procede prima vendendo sul mercato i titoli più liquidi, ovvero i titoli per i quali si riesce a ottenere un prezzo molto vicino a quello corrente di mercato.

Poi si procede vendendo titoli meno liquidi: e qui succede che le stesse vendite del Fondo spostano il prezzo di mercato di quei titoli. Ieri valeva 100, oggi 98, oppure 96 oppure 90. Dipende

E poi, nascono i veri problemi. I problemi sono quelli dei titoli illiquidi. Le vendite che il Fondo si trova costretto a fare possono spostare in misura importante il prezzo, sempre ammesso che si riesca a vendere la quantità che il Fondo intende vendere.

Quindi: ai titoli oggi nel portafoglio del Fondo oggi viene applicato un prezzo. Ma se il Fondo poi si trova costretto a venderli, non potrà ottenere quei medesimi prezzi. In buona sostanza, i prezzi ai quali il Fondo valuta oggi quei titoli NON ESISTONO. 

Ed è per questo che anche la quota del Fondo, così come viene comunicata ad oggi, NON ESISTE. E' di fantasia.

La situazione non è limitata, questo è certo, ai titoli nel portafoglio del Fondo MAN: la situazione è globale, ed è stata creata dai vari Bernanke, Draghi, Kuroda. E tutti quelli che hanno per anni spinto i Clienti finali ad andare "alla caccia del rendimento", visto che "il rischio di mercato non esiste più". Una grossa ... fesseria, come Recce'd da anni segnala.

Questi sono fatti che interessano ognuno di voi, lettori e risparmiatori. Voi che vi illudete di avere "guadagnato" sui Fondi Comuni, e che siete più che certi che quei guadagni sulla carta si trasformeranno immediatamente in soldi contanti al momento del disinvestimento.

Non funziona sempre così. Ed è la storia recente che ce lo ricorda.

Strategie di portafoglio per il secondo semestre: come investire (parte 6)

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Ci sembra possibile azzardare una previsione: la calma artificiale che è tornata a dominare in luglio, e di cui abbiamo scritto in questo Blog solo pochi giorni fa, è finita venerdì 27 luglio. Adesso, si entra nella fase del Grande Ripensamento.

Come abbiamo chiarito nella nostra Lettera al Cliente del weekend, i dati delle trimestrali appena pubblicati, ed anche il dato USA per il GDP del venerdì 27 impongono una rivalutazione delle prospettive sulla base delle quali si fondano le scelte di portafoglio.

A questo si aggiunge un secondo tema: quello della liquidità, di particolare rilievo in agosto.

L'estate sta per diventare ancora più calda.

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre: come investire (parte 5)

Come reagiranno i mercati (Fondi Comuni, ETF e retain investors)  agli utili di Netflix, di Facebook, ma pure di Intel, e ai ricavi in calo di Amazon?

Ci ha molto colpito, un mese fa, il fatto che Morgan Stanley prima di questa stagione delle trimestrali avesse deciso di "tagliare" i Tecnologici USA. E la cosa non colpì soltanto noi di Recce'd.

Even Morgan Stanley, a bastion of Wall Street "business as usual", has uncharacteristically issued a twin pair of reports warning investors to get out the markets generally and the FAANG stocks in particular. 

Calling the escalating trade disputes between the US and rest of the world a 'vicious cycle' that will put downward pressure on risk markets (i.e. stocks and bonds), MS predicts the Tech equity sector will be the one most affected:

"...we do think that 2Q earnings season will bring an inevitable acknowledgement from companies that trade tensions increase the risk to forward earnings estimates, even if managements don’t formally lower the bar. Throw in the fact that these stocks have rarely, if ever, been so over-loved and over-owned, and the risk of a proper rain storm in this zip code increases significantly."

(Source)

When a white-shoe sell-side firm like Morgan Stanley (i.e., "Must ... always ... keep ... clients ... fully ... invested ...") is admitting that these stocks are "over-loved and over-owned", you know the party is truly over.

Come sempre, sui mercati finanziari, le cose anche questa volta procederanno come già abbiamo visto in passato: ci sono centinaia, migliaia, decine di migliaia di avvisi e segnali che vengono ignorati perché la psicologia di massa IMPONE di non dare importanza a tutto ciò che non è "allineato". E poi, di punto in bianco, accade: e tutti si svegliano, in un solo momento, dall'ipnosi collettiva.

Vi ricordiamo che senza i titoli Big Tech, l'indice di Borsa USA nel 2018 sarebbe, ad oggi, decisamente sotto zero. Sotto i dati di Goldman Sachs al 30 giugno scorso.

Tutti sono carichi. Tutti sono "pieni". Tutti sono esposti. Molti sono "a leva". A loro, adesso, tocca di decidere: che fare?

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre 2018: come investire (parte 4)

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In questo weekend di fine luglio, per noi è sorprendete NON leggere pagine e pagine di commenti carichi di entusiasmo sul dato per il GDP USA (4,1%) oppure sugli utili trimestrali.

Non riceviamo. Non arrivano. Non ci dicono "correte a comperare la Borsa!!!".

Sorpresa è dire poco. Tutto era stato "preparato" ad arte. Invece, silenzio.

Saranno già tutti in vacanza?

Riserveremo ai Clienti, sia in The Morning Brief sia in pubblicazioni dedicate, le indispensabili analisi di dettaglio su questa stagione delle trimestrali, che è per molti aspetti un punto di svolta epocale, come vedete sopra nel grafico.

In questo Post, visto che la Federal Reserve si riunisce dopodomani, e visto che alla recente Audizione al Congresso il Chairman Powell ha testualmente dichiarato che loro "non vedono spie rosse accese sui mercati finanziari", noi umilmente utilizziamo questo spazio per raccontare ai nostri lettori che una spia rossa c'è, è accesa, e lampeggia sempre di più. E non dovrebbe essere difficile da vedere, neppure per persone così tanto impegnate come i Vertici della Fed.

Ai prezzi di venerdì 27, il rapporto tra gli utili appena comunicati e i prezzi dei titoli è alto quanto lo era ai massimi della bolla dot.com dell'Anno Duemila. Questo rapporto, che ci dice quanto sono care le azioni USA, oggi è molto, molto, molto più alto di quanto lo fosse nel 2008. Un livello che può solo anticipare un disastro.

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Come si spiega, allora, che negli Stati Uniti tra gli investitori non c'è preoccupazione? Le ragioni sono due:

  1. l'efficienza della catena che va dai media alle Reti di distribuzione di prodotti finanziari passando attraverso le grandi banche internazionali ("dovete sempre, sempre,sempre rimanere investiti")
  2. l'utilizzo, spregiudicato e a volte non consapevole, degli "utili attesi", ovevro del "P/E forward"

Occupiamoci del secondo punto: se invece degli utili di oggi, per calcolare il P/E utilizziamo gli utili dei prossimi 12 mesi, allora il mercato diventa meno caro. Sempre caro, ma non caro alla follia.

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Il problema, così è risolto: basterà dire al cliente al dettaglio, al cliente retail, che le azioni sono care "perché i tassi sono bassi". Problema risolto: siete fregati. I prezzi oggi NON SONO interessanti, ma visto che ci attende un futuro semplicemente fantastico ...

Il rischio? Quale rischio? Non ci sono più, i rischi, in Borsa.

Invece Facebook, Intel, Exxon ci hanno appena detto che i rischi esistono. Ed esistono anche al di là dei singoli casi aziendali.

Nel grafico qui sotto, vedete bene che i tassi di crescita degli utili, in anni recentissimi, sono scesi dal 10% a zero in pochi mesi. Gli utili attesi, sono un numero stimato, incerto, non garantito: le prospettive cambiano. Come cambieranno nel prossimo semestre?

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre 2018: come investire (parte 3)

Abbiamo più e più volte preso posizione contro la parte lunga del mercato delle obbligazioni, anticipando che un rialzo dei rendimenti avrebbe fatto scendere i prezzi delle stesse obbligazioni, e quindi perdere soldi agli investitori.

Questo rialzo però non arriva mai: e per conseguenza, succede che le curve dei rendimenti in tutto il Mondo si appiattiscono.

La spiegazione è semplice: gli investitori, invece di guardare alle prossime settimane come in Borsa (leggi il Post precedente) alzano un po' lo sguardo, e vedono l'economia che rallenta (e questo, nel migliore dei casi).

Lo ha scritto in settimana anche il FMI.

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Delle tante domande che questo tema porta alla mente, la più importante per noi investitori è: perché sei mesi fa tutti scrivevano di "crescita globale sincronizzata"? Per spingerci a fare cosa?

E perché ancora oggi, in un grafico come quello qui sotto, si scrive che le tariffe mettono a rischio il "global upswing" dei tassi di crescita? Uno, almeno uno tra i nostri lettori, è così bravo da trovare, nello stesso grafico, il "global upswing"? Dove è? Dove sta? Se lo individuate, per cortesia scriveteci.

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I tassi a medio-lungo termine restano quindi bassi. Il problema, per noi investitori, qual'è? Ce ne sono molti, anzi moltissimi. Il primo è che le politiche monetarie in tutto il Mondo (inclusi gli Stati Uniti, attenzione: analizzate il grafico qui sotto) rimangono a tutto oggi ESPANSIVE.

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Se le politiche sono espansive, allora dobbiamo farci due domande: 1) che cosa si potrà fare, nel caso in cui le economie rallentassero più del previsto? E 2) che cosa sarebbero costretti a fare, alla Fed ed alla BCE, se l'inflazione salisse sopra il 3%? Oggi sta al 2,9% negli Stati Uniti, al 2,2% in Eurozona, e i tassi ufficiali sono al 2% negli USA ed al MENO 0,40% in Eurozona. Ha un senso, secondo voi?

E poi, attenzione a ciò che succede sui mercati finanziari. Un esempio nel grafico in basso. I titoli obbligazionari High Yield, negli anni scorsi, per effetto delle scelte di Draghi, sono arrivati a rendere in media il 2,50% in meno, rispetto a quelli USA. Oggi però il rendimento è salito (il prezzo è sceso) fino al punto che le obbligazioni High Yield europee rendono più di quelle USA.

Cosa c'è che non va? Beh ... nel frattempo la Federal Reserve ha aumentato i tassi sette volte, mentre la BCE è rimasta ferma. Giudicate voi.

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre 2018: come investire (parte 2)

Sulla stagione delle trimestrali in corso negli Stati Uniti è stato montato un baccano mediatico senza precedenti. Poi: è arrivata la prima settimana, con nomi importanti (da JP Morgan a Goldman Sachs, da Netflix a Microsoft) e ... non è successo NULLA, con l'indice S&P 500 che chiude la settimana allo stesso livello dello scorso 13 luglio dopo avere oscillato in un intervallo infimo (1% tra il massimo ed il minimo). Nulla di nulla di nulla.

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Quelli (e sono tanti) che stanno lavorando intensamente e senza risparmio di mezzi per "montare l'evento" scrivono e dicono che sarà il trimestre con il maggiore incremento degli utili dal 2011. Naturalmente, trascurano di dire che non sono gli utili a essere aumentati, ma le tasse a diminuire. E non è il problema più grave.

Il problema più grave è che anche uno studente delle superiori sa che, per le azioni, gli utili DI OGGI contano zero. Chi investe in azioni si compera gli utili FUTURI. Anche questo, però, i profeti del "rally di Borsa" si dimenticano di spiegarlo.

In molti, tra i commentatori più autorevoli, si domandano se la stagione delle trimestrali di luglio potrebbe finire, come fu tre mesi fa, in un "non evento", in un nulla di fatto. Noi vi proponiamo una visione alternativa.

E se poi finisse come sei mesi fa, invece che tre? E se finisse come a gennaio?

Analizzate il grafico qui sotto, quello dell'indice VIX.

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E notate poi che questo "crollo della volatilità" ha toccato, in misura davvero inquietante, anche il mercato delle obbligazioni.

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Ed infine, vi facciamo vedere anche una misura della volatilità per il mercato dei cambi. Tre dati che giustificano la nostra domanda: e se poi tutto sfociasse in fatti analoghi a quelli di gennaio?

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Un commento a caldo (parte 2)

L'impazienza del Presidente Trump sta raggiungendo livelli che mai avevamo visto in precedenza, negli ultimi 18 mesi.

Così, un uomo che senza dubbio è molto attento, molto scaltro, e molto furbo, un uomo che per 18 mesi ha saputo mascherare benissimo i propri eccessi di temperamento, incorre nei primi errri gravi.

Sette giorni fa, eravamo qui a commentare la conferenza stampa congiunta con Putin. Oggi vi segnaliamo le parole dette ieri sulla Federal Reserve.

Sia Putin, sia la Fed, sono cose che lasceranno un segno profondo.

E ci domandiamo: e se fosse poi proprio The Donald a darci un aiuto decisivo?

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Strategia di portafoglio per il secondo semestre 2018: come investire (parte 1)

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Riassumere in poche righe una strategia di investimento è un compito difficilissimo.

Ci è venuto in aiuto, proprio oggi, il Fondo Monetario Internazionale. Nelle poche righe che seguono, trovate tutto quello che c'è da sapere per gestire il portafoglio nei prossimi mesi.

E per completare l'opera, avete sopra i dati per i debito, e sotto i dati per la crescita 2018 e 2019. 

Più chiaro di così, è impossibile. I dati parlano, e indicano le cose da fare.

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The IMF still expects tax cuts to lift U.S. economic growth to 2.9 percent this year, up from 2.3 percent in 2017; but, citing proliferating trade conflicts, IMF chief economist Maury Obstfeld warned that "the risk of worse outcomes has increased" for the world economy.

"Financial markets seem broadly complacent in the face of these contingencies, with elevated valuations and compressed spreads in many countries.

At the same time, however, high levels of public and private debt create widespread vulnerability.

Asset prices are no doubt buoyed, not only by easy financial conditions, but by the generally still satisfactory global growth picture.

They therefore are susceptible to sudden re-pricing if growth and expected corporate profits stall.

Supporting growth into the medium term—where trend growth rates are forecast to be lower for advanced economies and many commodity exporters—requires that policymakers act now to raise growth potential and resilience through reforms, while re-building fiscal buffers and guiding monetary policy carefully to keep inflation expectations well anchored on targets."

Un commento a caldo (parte 1)

Pur non avendo a disposizione gli strumenti di analisi che appartengono ai politologi, noi abbiamo l'impressione che il Vertice con Putin abbia offerto alcuni spunti di interesse dal punto di vista degli investitori. 

Trump ha scelto, fin dal primo giorno, di influenzare in modo esplicito e forte i mercati finanziari. Da questa scelta di interferire, noi abbiamo sempre ricavato l'impressione di un soggetto (il Presidente Trump) sottoposto a forti pressioni, mai del tutto esplicitate.

Nelle dichiarazioni post Vertice, a noi sembra che  (forse proprio per causa di una tensione molto elevata) a Trump siano sfuggite di mano alcune situazioni.

Nella parte di resoconto che leggete sotto, abbiamo messo in evidenza alcune di queste situazioni.

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Uno sguardo al secondo semestre (parte 10)

I mercati finanziari, tutti, sono arrivati alla fine del primo semestre 2018 in uno stato di isteria che ne mette in evidenza la grande fragilità. Un esempio tra i tanti che vi possiamo sottoporre è quello del grafico qui sotto, che fa letteralmente a pugni con il grafico della Borsa di New York. Le ragioni, le abbiamo analizzate per i Clienti la settimana scorsa in The Morning Brief.

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Il tema dell'inflazione, ad oggi, è stato del tutto ignorato dal comparto delle obbligazioni, ed è un errore molto grave, se ci mettiamo a guardare alle cose con l'occhio di chi investe. Il pubblico degli investitori, distratto dai titoli di CNBC e dei quotidiani, non ha ancora realizzato che oggi investendo sui Titoli di Stato USA a 10 anni si perde, in termini di potere di acquisto. Ma questa pericolosa distrazione non durerà a lungo.

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Aggiungiamo a questa distorsione una seconda distorsione: la Borsa USA continua a scontare una crescita economica molto sostenuta, o meglio esuberante, ma ... non ci crede nessuno. Nessuno, oggi, stima per il 2018 una crescita per gli Stati Uniti superiore al 3%. E per il 2019, si scende. Anche questa pericolosa distrazione del mercato non durerà a lungo.