I mercati di Ferragosto

Il ritorno della volatilità è, almeno per ora, la caratteristica più evidente dei mercati finanziari nell'agosto 2017, e ne abbiamo scritto questa mattina ai Clienti nella nostra periodica Lettera al Cliente.

Molti vorrebbero da noi un commento alle recenti oscillazioni degli indici di Borsa: non ne abbiamo, di nuovi, e non vogliamo ripetere cose già scritte mesi fa.

Ci limitiamo a telegrafiche osservazioni:

  1. è curioso leggere di "positività" e "clima positivo" in Borsa, e poi rendersi conto che lo S&P 500 di New York e il DAX di Francoforte oggi valgono tanto quanto valevano il giorno 1 marzo 2017, oltre cinque mesi fa: ma di che cosa abbiamo parlato per cinque mesi?
  2. saremmo curiosi di sapere che cosa ci dice oggi l'analisi del trend, e l'analisi tecnica: esattamente come lo eravamo nel giugno 2016, quando lo S&P 500 valeva 2150 punti e a noi "tutto il Mondo diceva di vendere tutto"
  3. la nostra strategia di gestione va contro i fenomeni di "massa" o di "gregge" se preferite, così come faceva nel giugno 2016
  4. ricordate che siamo alla fine di un'epoca, per i mercati e per le banche e le Istituzioni che ci operano, come scrivevamo nell'agosto di un anno fa (quando Goldman Sachs consigliava di "vendere")
  5. la SOLA domanda che conta resta quella di cui scrivevamo nel luglio 2016: non è "cosa comperare", oppure "cosa vendere", ma resta "che strategia di investimento seguo?" e "da chi mi faccio servire?"

Perché le Banche Centrali non contano più

Recce'd scriveva già 15 mesi fa che si è determinata una nuova situazione, nella quale le Banche centrali sono fuori gioco. Le loro iniziative, e le loro dichiarazioni, non muovono più i mercati finanziari (come dimostrano il dollaro ed i rendimenti delle obbligazioni USA nel 2017), e tanto meno le economie reali (non lo hanno mai fatto, per la verità, negli ultimi 10 anni).

Per questo, a differenza della larghissima maggioranza dei commentatori, analisti, e (veri e presunti) consulenti, Recce'd non scrive più di Banche Centrali: le mosse dei Banchieri Centrali ormai arrivano sempre dopo, sono solo re-attive, si adattano all'evoluzione della realtà circostante, e sono nella gran parte mosse obbligate.

Ad una settimana dalla riunione annuale di Jackson Hole, dove si incontrano ogni anni i vertici delle Banche Centrali, sui mercati non c'è alcun dibattito su "quello che verrà detto". Tutte le Banche Centrali sono ormai costrette ad uscire dal QE (perché quella politica ha raggiunto nelle sue dimensioni i limiti massimi sopportabili, senza peraltro produrre alcun effetto degno di nota) e sono costrette ad abbandonare le politiche dei "tassi di interesse a zero" (la Fed lo ha già fatto). Da almeno due anni, il loro immenso potere è svanito, la loro credibilità è compromessa, ed anche i mercati finanziari non li seguono più: anche in questo 2017, tutto sui mercati è "Trump" e nulla di nulla è "Fed, BoJ, BCE".

Detto tutto questo, resta importante comprendere cosa passa nelle menti di questi signori, ed anticiparne le mosse: anche se hanno perso il potere di indirizzare i mercati finanziari, le mosse delle Banche Centrali restano parte del contesto, creano "un clima", influenzano la psicologia degli operatori.

Per questa ragione, oggi vi segnaliamo fatti a nostro parere di grande importanza, che si ricavano dalla lettura dei Verbali di Fed e BCE, pubblicati rispettivamente ieri ed il giorno prima di ieri.

Partiamo dalla Fed: come abbiamo scritto già questa mattina in The Morning Brief, dai verbali della più recente riunione (luglio) pubblicati mercoledì 16 agosto è emerso che:

The Fed staff pushed up its assessment of financial stability risks to “elevated” from “notable,” the minutes said. Fed officials discussed stock valuations with “a couple” saying they were supported by “favorable macroeconomic factors.”.

Si tratta di temi simili a quelli trattati dai Banchieri Centrali alla riunione di Sintra dello scorso 27 giugno ampiamente commentate da Recce'd: si tratta della conferma che le mosse della Fed sono condizionate, in particolare in questa fase, dalle financial conditions e quindi dalla situazione di Borse, obbligazioni e cambi.

Il giorno seguente, ieri 17 agosto, abbiamo letto i Verbali della BCE, e in particolare abbiamo letto che:

The eurozone’s top central bankers are concerned about the strength of the euro, minutes of the European Central Bank’s July policy vote reveal. The single currency has hit a two-and-a-half year high against the dollar in recent months and has risen by almost 5 per cent against a basket of currencies since the middle of May. The communication problem facing the ECB over the currency is especially acute at a time when it is looking to make a decision on tapering its €2trn quantitative easing programme. A strong euro complicates the ECB’s efforts to hit its inflation goal of just under 2 per cent by making imports cheaper and weighing on export growth. The minutes of the ECB’s July policy vote showed that policymakers believed there was a risk that the currency could rise in value again. While most of the recent gyrations in prices of financial assets were down to the region’s economic recovery, “concerns were expressed about a possible overshooting in the repricing by … markets, notably the foreign exchange markets, in the future.”

Qui vedete che anche la BCE è molto attenta ai financial assets in questo momento, ed arriva persino a commentare in modo esplicito il cambio dell'euro (che NON sta nel mandato della stessa Banca Centrale, tanto per cambiare).

Che cosa c'è di rilevante, per i nostri portafogli, in questi due accenni? Noi investitori dovremo tenere costo, nel prossimo futuro, che non sono più le Banche Centrali a "dirigere" gli assets finanziari, ma che al contrario l'andamento dei financial assets può determinare cambiamenti di rotta nelle politiche delle Banche Centrali.

La funzione dei quotidiani e delle televisioni

Per ragioni che Recce'd ha già più volte illustrato, in Italia la stampa ed il giornalismo televisivo hanno rinunciato a qualsiasi forma di esercizio della critica, quando si discute di politica economica e di finanza. Va sempre tutto bene. E, sempre, non esistevano alternative migliori. Sia che si parli di spesa dello Stato, sia che si tratti dei salvataggi delle banche, oppure del Fondo Atlante, oppure di altre iniziative fallimentari.

Ognuno ha, è evidente, le sue convenienze ed i suoi interessi, che serve. Legittimo, ma forse poco trasparente vero il lettore. In Italia, il simbolo e l'emblema di questo stato di cose, come più volte abbiamo scritto, è Mario Draghi: e non sorprende quindi leggere, durante questa settimana, una serie di interventi "a supporto", scritti con il piglio del tifoso, a difesa della "giustezza" delle mosse di Draghi, e del QE in particolare, ora che in Germania la politica di QE è stata sottoposta al giudizio della Alta Corte, chiamata a verificare se la politica di QE è coerente con il mandato sulla base del quale è stata istituita la BCE.

Diciamolo subito: non lo è. E questo lo sanno anche gli studenti liceali, e quelli al primo anno di Economia. Con il QE, si è voluto tappare una falla, rispondere ad un'emergenza, aiutare Paesi in difficoltà, "costi quel che costi", come dichiarò Draghi stesso. Poi dall'emergenza si è passati alla consuetudine, e dal pronto soccorso siamo passati tutti al reparto lungo degenti.

La lettura che i quotidiani in Italia propongono al lettore, di questa sequenza di fatti, è del tutto falsa, e non da oggi. Il QE viene presentato come l'opera del Cavaliere Bianco senza macchia, senza paura e senza interessi particolari da soddisfare. Un esempio recente? L'articolo a firma Paolo Valentino sul Corriere della Sera del 16 agosto. 

Il titolo scelto dal quotidiano per l'articolo contiene già il giudizio finale: 

Quell’attacco «prussiano» alla giusta manovra di Draghi

Ma il contenuto dell'articolo (scritto in modo raffinato e che contiene riferimenti raffinati, quale ad esempio il Principe di Homburg) merita di essere riportato, almeno in parte: 

Anche Mario Draghi, disobbedendo agli ordini di battaglia (il dogma dell’austerità finanziaria svincolato da ogni considerazione empirica) ha lanciato la cavalleria (gli acquisti massicci di titoli di Stato) e vinto la battaglia (il salvataggio dell’euro). Ma agli occhi dei giudici di Francoforte, nell’eterno rovello tra l’obbedienza agli ordini e l’azione giusta, il primato spetta sempre alla prima, al rispetto incondizionato delle regole. Anche se questo, com’è del caso, avrebbe comportato una catastrofe finanziaria di dimensioni planetarie. 

Cose già lette, più volte, nel corso degli ultimi anni. E cose false, come scrivevamo più sopra:

  • è falso riferire gli obblighi della Banca Centrale al dogma dell'austerità finanziaria
  • è falso che gli acquisti abbiano interessato i soli Titoli di Stato
  • è falso che la battaglia sia stata vinta, almeno ad oggi
  • è falso che la battaglia fosse "il salvataggio dell'euro"
  • è del tutto falso che "il rispetto delle regole" avrebbe comportato "una catastrofe finanziaria di dimensioni planetarie" 

Questa è una rappresentazione falsa, distorta e zuccherosa, della realtà: una realtà nella quale non esistono Cavalieri Bianchi, ed ognuno gioca la sua parte in commedia, servendo alcuni interessi specifici piuttosto che altri. Come ha fatto Mario Draghi in tutti questi anni.

Noi investitori dobbiamo chiederci chi commissiona questi interventi, che scopo hanno i toni ora enfatici ora allarmistici,  perché si evita di esercitare qualsiasi critica, perché si alimenta la contrapposizione tra Italia e Germania, e perché non viene spiegato a chi legge che, nel caso dell'Italia, gli anni di QE hanno di fatto aggravato la crisi strutturale.

La stampa nazionale, e le televisioni, farebbero bene a ritagliarsi un ruolo del tutto diverso: invece di giocare da "supporters" in materie così delicate, farebbero bene a tentare quanto meno di spiegare al lettore. Spiegare ad esempio perché, questa mattina, l'euro scambia a 1,1750 contro dollaro USA mentre loro, i giornali, ancora tre mesi fa raccontavano ai lettori la favola del "dollaro forte".

Dieci anni fa oggi (alleghiamo un video)

Abbiamo trovato questo video grazie ad un link pubblicato dal Financial Times la settimana scorsa.

Jim Cramer è un personaggio delle cosiddette "bubble tv", i canali tematici dedicati alla Borsa che ogni mattina spingono "al rialzo", che ogni mattina raccontano che "tutto è normale, e le cose vanno benissimo", allo scopo di creare interesse nel pubblico per i prodotti di chi acquista da loro spazi pubblicitari.

E' un personaggio famoso: pochi mesi fa, si sono ispirati a lui per un film (Money Monster) di successo e con George Clooney (che però è più bello di Jim).

E' un personaggio che si colloca molto, molto, molto distante dall'impostazione di Recce'd alla gestione dei portafogli.

Eppure rivedere queste immagini, del 3 agosto 2007, ci ha colpiti: il panico di Jim Cramer in quel 3 agosto a noi sembra autentico. Questo non è teatro: è la nostra, e la vostra, vita. Questa è realtà: il lavoro di molte persone, gli stipendi, le vacanze, la famiglia, l'automobile. Non sono solo numeri.

E soprattutto, ciò che ci colpisce è che, almeno in questo specifico caso, ci vedeva giusto. Ci vedeva meglio Jim Cramer, quel 3 agosto, della Federal Reserve. "They know nothing", dice Jim. Lo possiamo dire grazie al senno di poi: quella volta, aveva ragione.

Due le implicazioni che noi vediamo, per l'oggi:

  1. pensate forse che non potrebbe più succedere? Vi sbagliate di grosso
  2. pensate forse che andrà come è andata l'ultima volta? Vi sbagliate di grosso: sarà più rapido, più ampio negli effetti, più violento.

Se il Presidente degli Stati Uniti d'America azzarda un tweet come quello qui sopra (1 agosto 2017), e nessuno si permette di scrivere di "aggiotaggio" o manipolazione, tutti gli investitori devono vivere sapendo che tutto, ma proprio tutto, potrebbe capovolgersi domani. Ma proprio domani domani.

Agosto non è MAI un buon momento per mandare il portafoglio in vacanza

Mai come quest'anno, i fatti ci suggeriscono di NON mandare in vacanza il portafoglio (va detto che Recce'd non lo ha MAI fatto, e negli ultimi tre anni questo è stato, in due occasioni, fondamentale).

Quest'anno, meno che mai: il 2017 resta alla fine del mese di luglio, un anno in gran parte da scrivere, e tutto da decidere. Chi è andato dietro alla (stupida) euforia dei primi sette mesi, basata su argomenti di panna montata (Trump non farà mai nulla che non piace alla Borsa) ora si trova tra le mani un dato come quello di venerdì scorso (1,90% la crescita annualizzata USA nel primo trimestre) e si domanda: "ma di che cosa stiamo parlando, esattamente?". Non serve essere un genio della Finanza, per leggere e comprendere il grafico che trovate qui sopra.

Stiamo parlando di una Borsa USA che sta su solo per grazia ricevuta (dal dollaro, nello specifico: che ha perso il 10% da inizio anno) e di una Borsa tedesca che ha perso il 5% dai massimi. Di questo stiamo parlando, mentre finisce luglio.

C'è una sola cosa che conta, da aggiungere: ed è quella del grafico che vedete qui sopra. La riga rossa è il rapporto tra prezzi ed utili ATTESI. Che oggi, per la Borsa europea, è come vedete ai medesimi livelli del maggio 2015 e poi del 2007-2008. 

Se il tasso di crescita degli utili sarà nel 2017 quello ATTESO (+12%) allora i prezzi staranno FERMI.

Per guadagnare, ovvero per giustificare il rischio dell'investimento azionario, sono necessarie, in alternativa, due cose:

  1. un ulteriore aumento della crescita degli utili, con percentuali ancora più ampie
  2. oppure che l'azionario diventi ancora più CARO

Stiamo quindi parlando di una gigantesca scommessa, una scommessa globale ed un unica scommessa, una specie di "all in" del poker: ovvero che "succederà qualche cosa di bello, di positivo nei prossimi mesi". Una scommessa senza ragione, che sopra abbiamo definito "stupida", una scommessa come si fa alla Sisal.

l lettore si chiederà a questo punto: ma che cosa vogliono dire questi qui? Che "la gente è cretina"? In passato, è successo: sarà sufficiente ricordare, appunto, il maggio 2017, oppure il 2007-2008, e ricordare però anche ciò che successe dopo. La gente può "diventare cretina", ma mai per periodi lunghi. E gli utili ATTESI, quelli, possono anche scendere, anche durante il mese di agosto.

Un triste finale per Draghi

I mercati sentono l'odore del sangue: ed in questo caso, hanno percepito che Draghi è in una strada senza uscite. La sua politica è stata stiracchiata oltre ogni limite, e da qui in poi le sue mosse saranno obbligate. Per questo, il mercato è così tanto aggressivo sul cambio dell'euro, che oggi contro dollaro sta ad un livello più elevato di quando Draghi avviò la politica di QE.

Un segnale di buona salute per l'economia dell'euro? Proprio per nulla: a Draghi rimangono solo due scelte, ovvero fare ciò che i mercati anticipano, ovvero un graduale rientro dalla politica monetaria espansiva (che farà rallentare l'economia reale) oppure sperare che proprio il rialzo dell'euro faccia rallentare la crescita reale e rinviare ancora il rientro dal QE. In entrambi i casi, per lui è una triste uscita di scena, e per l'economia europea sono prospettive grigie: che aumentano ogni giorno la probabilità che si arrivi ad una Eurozona a due velocità.

Euro: post-Draghi (parte 2)

Abbiamo più e più volte sottolineato il ruolo dei mezzi di comuncazione italiani, ed in particolare di tutti i maggiori quotidiani, a supporto delle politiche monetarie di Draghi, spiegando in molte occasioni, anche attraverso questo Blog, di come questa attività di "supporters" simil-calcistici sia CONTRO gli interessi dell'economia dell'Italia.

Un ennesimo esempio arriva proprio oggi dal quotidiano La Repubblica che spende un intero articolo, a firma Maurizio Ricci)  per spiegare al lettore come sui mercati si siano sbagliati tutti, nell'interpretare le dichiarazioni di giovedì scorso del Presidente della BCE.

L'articolo (fatto curioso) non cita, neppure una volta, il rafforzamento del cambio dell'euro contro dollaro (1,1650 venerdì in chiusura di settimana).

L'articolo (e questo non sorprende) si chiude con queste parole: " il Qe ha ancora parecchia strada davanti. Non sarà l'Italia a lagnarsene. ". Qui siamo alle solite: più il QE va avanti, e meglio sarà per l'Italia. Suggeriamo ai lettori di fare questa valutazione: dopo anni ed anni di QE, a voi sembra che l'Italia abbia risolto anche uno solo dei suoi seri problemi di struttura? Vedete miglioramento significativi nella crescita economica? Nella efficienza della pubblica amministrazione e della spesa dei soldi delle vostre tasse? Vedete miglioramento nel sistema bancaro? Avete visto qualche miglioramento del debito pubblico? Ma dove è, precisamente, che il QE ci ha aiutato? Non sarà invece solo un palliativo ad un malato che avrebbe necessità urgente di interventi chirurgici?

L'articolo poi se la prende (ed anche questo fa parte della tradizione) con il nostro nemico per eccellenza: la Germania. Tutta la colpa, infatti, è sempre della Germania: che imponendo un obbiettivo al 2% del tasso di inflazione, adesso costringe Draghi a proseguire nel QE.

Tutte le opinioni sono rispettabili. Quest però fa francamente un po' sorridere.

Per fortuna, questa fase è già finita, come ci dice il tasso di cambio dell'euro a 1,1650 (nonostante gli sforzi di Draghi). Siamo fuori da Draghi e siamo oltre il "whatever it takes", per fortuna nostra.

Quanto alla Germania, l'autore dell'articolo dovrebbe rispondere ad una semplicissima domanda: a chi deve dire grazie, l'Italia, se il BTp a 10 anni paga oggi il 2,10% di rendimento a scadenza e non invece il 6,10% di rendimento a scadenza (come dovrebbe fare in un mercato obbligazionario non distorto come quello attuale)?

Vietato scendere! (per decreto presidenziale)

Chi osserva con attenzione i mercati finanziari, con la forte volontà di capire e non per "cercare di fare il furbo" (come purtroppo fanno, invece, molti dei commentatori e consulenti) non può non avere notato una serie di dati, che Recce'd nelle ultime settimane e mesi ha portato all'attenzione dei suoi lettori.

Recce'd ritiene che in questi ultimi mesi si sia compressa una molla: e che per questa ragione oggi si possa utilizzare una immagine forte, come quella della "bomba pronta ad esplodere" per descrivere lo stato della Borsa, negli Stati Uniti e (come conseguenza) in tutto il Mondo. Leggete il brano che segue:

the CBOE Volatility Index or the VIX index has set some records in 2017 that have been truly remarkable and may never be seen again. Not only in ultra-low price levels but in the frequency that these ultra-low price levels have occurred.

The VIX hit an all-time low closing reading this year using both the new VIX methodology that was created in 2003 and also the old VIX methodology, which is trackable by using the VXO symbol, that dates back to the early 90s. The VXO saw a 7 handle this year, while the "new" VIX closed at 9.51 last Friday; the lowest level since the new methodology was introduced by the CBOE in 2003.

As impressive as these record low closes are, even more impressive is how long the VIX has maintained these ultra-low levels. Prior to 2017 the new VIX going back to 2003 had only closed under the 10 level four times. This occurred three times in November through December of 2006 and once more in January of 2007.

In 2017 The VIX has closed under the 10 level a total of thirteen times. These thirteen under 10 closes occurred in May, June and July of this year. In fact, as of July 20th the last six consecutive sessions all saw the VIX close under the 10 level. That is more closes under 10 in just the last six days than had ever occurred in every year combined prior to 2017.

While closing under 10 is certainly ultra-low level to see, a close under the 11 level is still also very low. So low in fact that prior to 2017 the VIX had only closed under 11 in a handful of months 2006, 2007 and 2014.

This year the VIX has closed under the 11 level at least once in every single month of the year. Having closed under 11 in nineteen of the twenty-two trading days in May and eighteen of the twenty-two trading days in June. This month the VIX has closed under the 11 level in eight of the thirteen trading days that we have seen so far in the month. The total days that the VIX has traded under the 11 level in just six and half months in 2017 comes to 58; the previous record for a single year was 35 in 2006.

Queste statistiche sull'indice VIX che cosa dimostrano? Che noi come voi, e come tutti gli investitori, stiamo affrontando un periodo di mercato che non ha alcun precedente nella storia. Nei sette giorni che si sono conclusi il 21 luglio 2017, il numero di chiusure sotto la soglia di 10 dell'indice VIX è superiore al numero di chiusure sotto 10 dell'intera precedente storia dell'indice VIX. Lecito chiedersi: che sta succedendo? Chi tira le fila di questo stranissimo mercato? 

Questi dati statistici ci permettono quindi di ripetere che la strategia di portafoglio più opportuna, in periodi di fortissima anomalia, è difensiva: ovvero, NON seguire il trend, NON andare CON il mercato, e piuttosto andare CONTRO il mercato.

Andare contro il mercato genererà senza dubbio rendimenti positivi per gli investitori. Perché? Come vedete dalla tabella qui sotto, sono ormai solo quattro i precedenti storici nei quali si è verificata una serie di sedute più lunga di quella in corso senza un ribasso dell'indice pari oppure superiore al 5%.

E come vedete dal grafico che segue, se l'anno si chiudesse oggi il massimo ribasso 2017 (2,8%) sarebbe il più piccolo di sempre, con la sola eccezione del 1996.

Noi abbiamo molte ragioni di credere che una situazione "fantozziana" come quella che vedete descritta qui sopra sia evidentemente indotta anche da fattori estranea al mercato finanziario: e per questo, siamo  sereno nel ripetere che situazioni come questa non possono che concludersi tutte allo stesso modo.

Esuberanza irrazionale, euforia da caldo, allucinazioni indotte?

Se parla Jeremy Siegel, autore del celeberrimo best seller "Stocks for the Long Run" e professore alla Wharton Scool della Penn University, è necessario ascoltare con attenzione. E così noi di Recce'd facciamo ogni volta.

Ci sono occasioni nelle quali, però, anche i più esperti si lasciano trascinare dalle emozioni, fino al punto di affermare cose molto azzardate. E facciamo subito un recentissimo esempio.

I do think the rally in stocks, and the sell off in bonds was a Trump phenomenon in November, December, January, and February. But as the Trump agenda has stalled, what kept the market up was very good earnings in the first quarter.

We had the best earnings in the first quarter than we had in three or four years, and actually the best [earnings] guidance for the year. And that is absolutely borne out by the data, because the estimates of the full year earnings are about the best that I have seen. It usually goes down over the year because the analysts are overly optimistic. This has been one of the lowest declines that I have seen.

Tutto chiaro e tutto giusto. Peccato solo che ... non è vero. Per nulla. Ed è semplicissimo dimostrarlo.

Il risultato (utile per azione) del primo trimestre 2017 NON è stato il più elevato del periodo 2014-2017, come vedete anche nel grafico. Inoltre, lo stesso grafico vi chiarisce che

  1. anche se facessimo riferimento al secondo trimestre 2017, la differenza sarebbe sempre così piccola da risultare semplicemente insignificante; dal terzo trimestre 2014 al secondo del 2017 (per tre anni quindi) gli utili dello S&P 500 semplicemente NON si sono mossi; e che
  2. quel tasso di crescita degli utili nel primo trimestre, messo in evidenza con una sorta di ebbrezza alcoolica sia dai promotori, sia dalle Reti, sia dalle banche di investimento, ed anche dai mezzi di informazione (tutti a ripetere: "oltre +10% di incremento") è spiegato unicamente dal fatto che il dato di quattro mesi prima era stato IL PIU' BASSO nel medesimo periodo; siamo quindi di fronte ad una allucinazione collettiva (nella migliore delle ipotesi)

A tutti fa piacere utilizzare toni "ottimisti" ed "aggressivi", anche ad un esperto docente di oltre 70 anni di età: il danno però viene fatto nei confronti del pubblico degli investitori, che (pur essendo in molti casi lettori attenti) non hanno sempre la disponibilità dei dati necessari per fare un confronto dettagliato.

C'è poi anche una seconda osservazione di Siegel che merita particolare attenzione ed è la seguente:

That has taken [the market] up. Also, of course, lower interest rates. Who would expect the 10-year [Treasury yield] to be 2.31%? … The dollar has been soft, this is very good for the S&P — 40% of [its member companies’] profits are international and they gain by a declining dollar. Basically what we’ve had is certain things have taken over for the decline that we’ve seen in the promise of the Trump agenda. That is what kept markets up.

Voi credete che sia possibile, per un esperto come Siegel, trascurare un fatto così importante, come il fatto che la SOLA spiegazione possibile per i "bassi tassi di interesse" ed il "dollaro debole" che lui stesso cita è un PEGGIORAMENTO delle prospettive dell'economia degli Stati Uniti? E che quindi questa seconda affermazione è in aperta contraddizione con la precedente? Eppure, fanno parte proprio della stessa intervista.

Il ruolo di un gestore come Recce'd, che offre la sua consulenza direttamente all'investitore finale, è prima di tutto quello di metterlo in guardia da (gravi) errori come questi e dalle trappole (gravissime) che ne derivano per i loro portafogli.

Euro: post- Draghi (parte 1)

I mercati internazionali hanno voltato, in modo definitivo, le spalle a Draghi ieri sera 20 luglio 2017 dopo la riunione della BCE. I mercati sono pronti per un dollaro a 1,20 contro euro, dopo che sei mesi fa il consenso unanime (sia delle banche globali di investimento sia delle Reti di vendita e delle consulenze a GPM) era per un "dollaro forte", anzi fortissimo?

Non ci avevano, davvero, capito nulla di nulla.

La domanda oggi è questa: che cosa cambia per la parte restante del 2017?

  1. l'euro forte è il segno della chiusura di una fase: quella di Draghi; e con Draghi, sparisce anche il "Whatever it takes"
  2. le previsioni di "ripresa globale sincronizzata" che si appoggiavano sei mesi fa sul ritorno al 3% della crescita negli USA sono da buttare nel cestino
  3. infine, le previsioni per la crescita degli utili delle Società europee sono tutte da rifare; ne parla il grafico sotto, e ne scriveremo, ogni mattina, la settimana prossima nel nostro The Morning Brief riservato ai Clienti, a partire da lunedì 24 luglio

Ora, provate a rifare i conti: come vi avevano spiegato il DAX a 12400 punti? Mettete quelle spiegazioni alla prova dei fatti.

La stangata: remake 2017

Ricordate il film degli anni Settanta, di grande successo? Paul Newman e Robert Redford erano i protagonisti.

La vicenda di quel film era, ovviamente, romanzata, ma non mancano nella vita reale episodi che ricordano quello del noto film. Uno di questi, che per tutta la settimana abbiamo discusso ed analizzato con i nostri Clienti nel quotidiano Morning Brief, è la "crescita globale sincronizzata".

Che, semplicemente, non è mai esistita. Spieghiamo: da sette mesi a questa parte, il tema viene "pompato" prima di tutto dalle banche globali di investimento, e poi dalle Reti di vendita dei Fondi Comuni e delle vecchie GPM. Di che cosa parlano, questi signori? Del nulla assoluto.

Come vedete qui sopra, la stima "di consenso" della crescita del Prodotto Lordo globale per il 2017 è salta, nei primi mesi del 2017, dal 3,2% al 3,4%. Sulla base di che cosa? Non si capisce (o meglio, si capisce benissimo ...) perché nel frattempo tutti i dati economici che sono stati pubblicati vanno nella direzione OPPOSTA.

I nostri amici lettori dovrebbero fare vedere, ai loro consulenti, il grafico che segue qui sotto: chiedete a private bankers e promotori di che cosa parlano, quando vi parlano di "ripresa globale sincronizzata". Se la sono ... sognata in una notte di mezza estate?

E MOMO gioca al ballo con la scopa. Finché la musica suona ...

Sono giorni che resteranno nella storia dei mercati finanziari internazionali: stiamo assistendo a cose che mai, in precedenza, si erano viste sui mercati finanziari, e alcune noi le abbiamo anche segnalate attraverso questo Post. Volete un freschissimo, recentissimo, e molto concreto esempio? Leggete qui sotto.

One measure of fear on Wall Street posted its third lowest finish ever, according to FactSet data. The CBOE Volatility Index closed down 3.9% at 9.51, which marks the lowest level for the so-called fear gauge since 1993. The indicator, also known as VIX, has only closed lower on two other occasions both in December 1993 at 9.48 and 9.31. 

Se mesi fa (non sei anni: solo sei MESI) gli argomenti a supporto dell'investimento in Borsa erano opposti, ma a 180 gradi, a quelli che vengono utilizzati oggi, e che leggete qui sotto.

Advances on Wall Street follow weaker-than-expected economic releases. Inflation was flat in June, while a reading of retail sales slumped, emphasizing persistent weakness in that sector and underlining consumer reluctance to spend. The patch of data raises some questions about the Federal Reserve’s ability to quickly normalize monetary policy, as it hopes to do, despite signs of anemic growth and stubbornly low inflation.

“I think this morning’s economic data once again plays into the narrative that the Fed will be more dovish,” said Ian Winer, head of the equities division at Wedbush Securities, in an interview. “It further fuels the sentiment that there’s no alternative for stocks.”

With weak inflation and less hard data pointing to growth, Winer said the Fed is more likely to think twice about raising rates and may even postpone an expected reduction of the $4.5 trillion balance sheet in September.

“Economic surprises continue to tilt toward the downside in the world’s largest economy, suggesting that the Federal Reserve’s hawkish stance earlier in the year could once again prove ill-founded,” said Karl Schamotta, market strategist at Cambridge Global Payments.

“Market participants are increasingly convinced that the central bank’s ‘dot plot’ rate forecast will be adjusted downward, with the yield curve coming under pressure as investors fade the likelihood of rapid monetary tightening,” Schamotta said.

The so-called dot plot refers to a graph of Fed member expectations for rates into the future, while the yield curve is a line that charts yields across every available maturity. A flattening yield curve, showing a narrowing premium between short-dated yields and long-dated Treasurys, has traditionally been viewed as a sign that investors are bearish on economic prospects.

Qui c'è scritto (sul Wall Street Journal) che adesso la Borsa sale perché "tutte le sorprese economiche dagli Stati Uniti puntano al peggioramento". E quindi la Fed NON alzerà i tassi. E quindi il dollaro USA si indebolirà. Esattamente OPPOSTO ala Reflazione, e a Trumponomics. Commento: retail sales are declining after a prolonged run. This is especially troubling because the economy is near full employment. Typically, as employment gets stronger, retail sales climb. 

E su queste basi si riparte con il "panico da acquisto", con il "panic buying", con il "buy all the things".

Ripetiamo ancora: ragionare, ragionare, ragionare. Testa lucida e nervi saldissimi faranno di noi i (soli) vincitori quando si uscirà da questa fase di autentica isteria collettiva. Lasciarsi trascinare nel gorgo dell'emozione è il più grave danno che potete fare ai vostri investimenti, in questo momento. Riflettete: qualche mese in fa vi suggerivano la Borsa perché l'economia avrebbe dovuto accelerare; adesso, vi spingono vero la Borsa perché l'economia NON ACCELERA  ma rallenta. Ma davvero, volete farvi trattare in questo modo, come animali destinati al sacrificio?

Non siamo, naturalmente, i soli a vederla in questo modo.

So far in 2017, stocks have been under significant control of the “momo” (momentum) crowd. The momo crowd does not care about the economy or fundamentals. Momo simply buys because the price is going up.

It is no different now. Momo is totally oblivious to the weak economic data. In contrast, the “smart money” (professional investors) cares about the economic data.

The momo crowd continues to buy stocks aggressively. We will have to see if the smart money steps in to sell. So far, the smart money is inactive after the new data.

Investing along with momo is a fine technique but investors must be careful about two things.

• Playing with momo is like playing musical chairs. Sooner or later, the music stops and someone is left standing.

• From the large number of emails I have received from investors and social media, the momo crowd is driven only by price. Often such investors do not even have a good grasp of what a company does, yet they buy large quantities based on price momentum. Investors who are not especially nimble may consider staying away from this approach.

Virtual reality: anche sui mercati finanziari?

Potrebbe sembrare un telefilm, del genere "House of Cards": ma è la realtà. La nostra realtà di investitori. Una realtà però molto ... strana. Come appunto quelle raccontate dalle serie tv, serie nelle quali spesso accadono cose che tra loro sono in totale conflitto, incompatibili ed inspiegabili.

Ma quello, lo sappiamo, sono fiction: e gli Autori hanno totale libertà di creare. Molto più seria e grave è la situazione se assurdità come quelle si ripresentano nella realtà: perché è sempre alla realtà dei fatti che noi investitori dobbiamo guardare, anche nei momenti in cui sui mercati finanziari l'emotività è agli estremi, come in questo gennaio-luglio del 2017.

Dunque: come vedete sopra, il Presidente Donald J. Trump festeggia i "nuovi record" della Borsa di New York del mercoledì 12 luglio 2017 come "entisiasmo e spirito positivo": affermazione che, già di per sé, ha poco senso. Ma attenzione: a chi si riferisce, il Presidente? Chi ha questo entusiasmo e questo spirito positivo? A leggere i dati oggi disponibili, solo più ... quattro gatti, ovvero solo i quattro gatti di Wall Street che giocano con l'analisi tecnica, più la sua cerchia di collaboratori.

Proprio ieri, la Società Bloomberg, fondata da chi poi è stato Sindaco di New York per il Partito Repubblicano, aveva pubblicato il loro Indice che si ricava da un sondaggio (e sappiamo come Trump adori i sondaggi) e da quel sondaggio NON risultava alcun entusiasmo ed alcuno spirito positivo, come potete vedere qui sotto. Tutto l'opposto: "il rialzo post-elettorale è completamente evaporato".

Questo il commento di Bloomberg:

The root of the biggest two-week decline in the measure of confidence about the economy since 2011 and less optimism about households’ financial well-being may lay in subdued wage growth and disappointment in Washington politics. While stocks are hovering close to record highs, sentiment weakened particularly among those making more than $50,000 a year, indicating respondents are increasingly doubtful Congress and President Donald Trump will pass economy-enhancing legislation, including tax reductions. While the post-inauguration bump in sentiment has evaporated, low inflation and cheap borrowing costs remain sources of support for consumer spending.

Ma non basta: nelle ore successive le cose sono ancora peggiorate. Oggi 14 luglio è stato pubblicato l'indice calcolato dalla Università del Michigan per la fiducia dei consumatori: e (sorpresa) il dato pubblicato oggi risulta essere il più basso dal mese di Ottobre 2016, ovvero da ... prima della Elezione di Donald J. Trump, come vedete ben sotto nel grafico.

Siamo quindi in presenza di qualcosa di un enorme contrasto: tra le percezioni del Presidente ed i risultati dei sondaggi. Ma come tutti sanno, noi in Recce'd diamo poco peso ai sondaggi, e molta più importanza ai dati "veri", i dati che ci raccontano che cosa sta facendo, nella realtà, l'economia reale. E qui le cose peggiorano ulteriormente.

Sempre oggi 14 luglio 2017, e sempre negli Stati Uniti sono stati pubblicati i dati per la spesa delle famiglie americane in giugno: c'è poco da commentare, è sufficiente guardare il grafico sotto. Non c'è alcuna traccia di entusiasmo, e neppure alcun segno di "pensare positivo" in ciò che i consumatori fanno ed hanno fatto da gennaio ad oggi. Guardate il grafico: ci trovate forse uno "spirito positivo"?

Consumers were optimistic at the start of the Trump presidency, especially Republicans, but the early hopes about even faster U.S. growth appear to have faded as gridlock in Washington persists.

“The data indicate that hopes for a prolonged period of 3% GDP growth sparked by Trump’s victory have largely vanished, aside from a temporary snap back expected in the second quarter,” said Richard Curtin, chief economist of the survey.

An index that measures current conditions rose to 113.2 to set a 10-year high, but a gauge that looks out six months fell to 80.2 from 83.9.

The outlook of consumers is now back to where it was before the November election in which Trump shocked the political world by upsetting Hillary Clinton, the Democratic front-runner heavily favored to win.

Conseguenze di questi dati? Ovvie: le stime di crescita del GDP degli Stati Uniti, il Prodotto Nazionale, sono state quasi dimezzate negli ultimi sei mesi. Anche quelle della Federal Reserve nel grafico più in basso: ma questo voi lo sapete già se seguite il nostro Blog.

Stop if you’ve heard this story before — optimistic gross domestic product estimates at the start of a quarter aren’t looking as rosy by the end.

That’s what appears to be happening again after the latest wave of economic reports.

On Friday, the New York Fed said its “nowcast” has been reduced to 1.9% for the second quarter, down a tick from its last report, and from as high as 2.6% in April. A similar assessment from the Atlanta Fed called GDPNow fell to 2.4% from 2.6%, and is down from 4.3% in May.

Economists at IHS Markit cut their GDP estimate to 2.4% from 2.7%, Barclays cut its estimate to 2.4% from 2.5%, and Macroeconomic Advisers also cut its estimate to 2.4% from 2.5%.

The culprit was the June retail sales report. Retail sales fell 0.2% in June, the Commerce Department reported.

Resta quindi la domanda: come si giustificano i "nuovi record" di Borsa? E che cosa dovrei farne dei miei soldi, adesso? Noi, su questo abbiamo già scritto più volte, e sappiamo chiaramente che cosa va fatto, se si vuole operare per davvero come investitori, e non come scommettitori. I dati parlano in modo chiaro. Vi suggeriamo anche di fare in fretta: quando poi salta il tappo, sarà tardi.

Minsky Moment: come giocarselo?

Preparandosi per la spiaggia, in estate, il ragionier Ugo Fantozzi non pensava certo al Minsky Moment: e forse, neppure sapeva che cosa fosse.

Eppure, sui mercati finanziari, atteggiamenti alla Fantozzi ricorrono spesso, specie in fasi di mercato come quella in corso. "Buy all the things", compra tutto, si dice sui mercati. "Ma perché?", chiede qualcuno. "Ma che ne so, che ti importa! Compra che sale, sale,sale!!!".

Nessuna novità, in questi atteggiamenti di massa: episodi come questi si sono ripetuti più volte, e con una certa frequenza negli ultimi venti anni, tanto da essere etichettati anche dai mezzi di informazione, come "fasi di RISK ON" oppure "bolle finanziarie" oppure "euforia irrazionale" oppure "Minsky Moment".

Se cercate su Wikipedia, troverete questa definizione di "Minsky Moment":

A Minsky moment is a sudden major collapse of asset values which is part of the credit cycle or business cycle. Such moments occur because long periods of prosperity and increasing value of investments lead to increasing speculation using borrowed money. The spiraling debt incurred in financing speculative investments leads to cash flow problems for investors. The cash generated by their assets is no longer sufficient to pay off the debt they took on to acquire them. Losses on such speculative assets prompt lenders to call in their loans. This is likely to lead to a collapse of asset values. Meanwhile, the over-indebted investors are forced to sell even their less-speculative positions to make good on their loans. However, at this point no counterparty can be found to bid at the high asking prices previously quoted. This starts a major sell-off, leading to a sudden and precipitous collapse in market-clearing asset prices, a sharp drop in market liquidity, and a severe demand for cash

Poi aprite la finestra, guardate la giornata di oggi, e vi dite: ma allora ci siamo dentro! Ed è vero: ce lo conferma il fatto che ne scrivono anche i mezzi di comunicazione che da sempre sono allineati con quello che dicono le grandi banche di investimento, oppure le grandi case di Fondi Comuni, come ad esempio Forbes oppure Bloomberg

I (tanti) "fanatici dell'ottimismo" a questo punto osservano che se ne parla tanto, ma poi non succede mai. Come a dire: se ne parla troppo, e quindi non succederà più. Un grave errore di valutazione, come dimostra il recente passato. 

Quando nel giugno 2007 due Fondi Comuni di Bear Sterns furono costretti al default; e quando poi, tre due mesi dopo, ci fu il default dei due Fondi Monetari di Paribas, erano numerosi gli allarmi e le analisi che segnalavano i gravi rischi presenti allora. Alcuni abili ed acuti gestori seppero in quel momento cogliere questi segnali: tutti gli altri invece snobbarono quelle analisi dicendo che erano "eccessive" e che puntavano a stuzzicare solo "un certo tipo di Clienti, fragili ed emotivi".

Le grandi banche globali di investimento, e insieme a loro le grandi Case di Fondi Comuni (per non parlare dell'atteggiamento, ultra-confidente, dei Banchieri Centrali) snobbarono la cosa per un anno e mezzo. Per i grandi gruppi della Finanza e del settore Fondi, così come per le Banche Centrali, chi segnalava la fragilità sistemica era un "oracolo", un "guru", un "profeta", ed altri termini spregiativi. Bear Sterns fallì 15 mesi dopo, come tutti sanno, seguita da Lehman e da tutto quello che sta nei libri di storia.

E' quindi del tutto sbagliato pensare che, siccome se ne parla e se ne scrive, il rischio non esiste: noi di Recce'd vi suggeriamo non solo di prestare grande attenzione ad analisi come quella del brano che potete leggere qui più in basso (Financial Times), ma pure di provvedere subito, oggi, a rivedere e modificare la vostra allocazione del portafoglio, rivedere radicalmente i criteri di scelta, NON fidarvi di chi vi dice che "è tutto normale e va tutto bene", buttare nel cestino i vecchissimi prodotti del risparmio gestito, a partire da GPM e Fondi Comuni (insieme con il vecchio consulente e la sua asset allocation, ed utilizzare la vostra testa per ragionare in modo del tutto diverso, in modo innovativo, dei vostri investimenti. Il Mondo è radicalmente cambiato, non ha senso ragionare oggi di investimenti utilizzando criteri e strumenti di 20 oppure 30 anni fa.

Dhaval Joshi at BCA Research says investors appear to mistakenly believe low volatility justifies higher share prices, but that they are missing a bigger point: slumbering volatility is not a signal that the riskiness of owning equities is lower.

Instead, as money flows into eurozone equities, Mr Joshi notes that the uptrend in the Stoxx Europe 600 index — a benchmark for eurozone equities — has reached a key technical limit based on a statistical measure across six months.

This suggests “excessive trend following and group think have reached a natural point of instability likely to break down with or without an external catalyst”, he warns, raising the risk we may be near a Minsky moment, whereby the illusion of systemic stability breeds systemic instability and an eventual tipping point

Una boiata pazzesca

In questo Blog, oltre che nei documenti riservati ai Clienti, ed anche su SodiOnline.it, abbiamo in più occasioni sottolineato la grandezza delle anomalie di Borsa nel primo semestre 2017, e non è il caso di ripetere qui oggi quegli argomenti (che peraltro restano della massima attualità)

Oggi scriviamo per illustrare, con i fatti, che la Borsa oggi NON è il più grave dei problemi dei mercati finanziari: la Borsa è, senza dubbio, al capolinea ed anche oltre, ma c'è già chi, in questi mercati di oggi, ha due delle quattro ruote nel burrone.

Come vedete qui sopra, i differenziali (spread) che premiamo le obbligazioni corporate rispetto ai Titoli di Stato oggi sono ai minimi di ogni tempo. Questi differenziali (premi) di rendimento esistono perché è più elevata dal punto di vista di chi detiene l'obbligazione la probabilità di default del debitore privato, rispetto al tesoro di uno Stato (che pure potrebbe fare default, va ricordato).

Oggi come detto i differenziali sono ai minimi di ogni tempo: notate bene che questo NON accade perché il mercato pensa che si siano ridotti i rischi di default degli emittenti.

Questi sono prezzi imposti (come accade a volte sullo zucchero, o la pasta di grano duro): le Banche Centrali hanno voluto abbattere questi differenziali. Formalmente, per spingere gli investitori verso investimenti produttivi (non è successo), ma nella sostanza per offrire un salvagente a chi in quel momento aveva in mano queste obbligazioni (le banche ed anche i Fondi Comuni di Investimento), che sono stati alla fine i soli veri beneficiari del QE.

I prezzi delle obbligazioni sono quindi saliti (tutti, ed indistintamente) sulla base di una illusione, ovvero che queste obbligazioni in futuro saranno sempre ed in ogni momento negoziabili sui mercati: cosa che ovviamente non è vera, come insegna il recente passato e come vedranno tutti presto nel prossimo futuro, ora che le Banche Centrali sono costrette a farla finita con gli acquisti di titoli.

Una distorsione grave: ma non necessariamente la più grave, perché questa distorsione ne crea poi una seconda, anche più rischiosa, sia per gli investitori, sia per la stabilità del sistema finanziario nel suo insieme.

Da anni, ormai, circola, purtroppo tra i risparmiatori, spinta dal motore delle Reti di vendita, la sciocchezza che vedete qui sopra. Che è una sciocchezza enorme: ovvero che si possa investire ed operare delle scelte sulla base di un confronto tra i dividendo delle azioni e la cedola o rendimento a scadenza delle obbligazioni.

Molti risparmiatori sono stati indotti a credere che questo confronto abbia senso, mentre ne ha zero. E' del tutto assurdo. Le ragioni sono molte, ed ovvie:

  1. in tempi "normali" e con mercati "normali" un qualsiasi titolo di Borsa ha un ribasso potenziale del 10% nel BREVE termine
  2. ed un ribasso possibile nel LUNGO termine del 100%
  3. in tempi come questi, tempi di "record" e di eccessi, i due dati di cui ai punti precedenti sono MOLTO più ampi
  4. e come se non bastasse, il dividendo NON è un dovere della Società, non è garantito

Come si possa presentare al Cliente un argomento del genere, quindi, ci risulta incomprensibile: che senso ha mettere a confronto un 2% di dividendo con un 10% di perdita potenziale in un mese? E che senso ha ragionare "come se" le azioni ormai non potessero più scendere?  

E' pur vero che per sopravvivere si tenta di tutto, ma in qualche caso la decenza dovrebbe frenare l'istinto. Persino il povero Fantozzi avrebbe provato pudore.

Dopo che ha parlato Janet il 12 luglio 2017

Il confronto in Recce'd è stato lungo ed approfondito, anche con i nostri corrispondenti che si trovano in tutte le parti del Globo ed operano all'interno dell'industria del risparmio: il tema era quello delle dichiarazioni di Yellen del 12 luglio.

Non c'era, come tutti hanno visto, alcun elemento di novità nelle dichiarazioni di ieri: il punto forte, non ci sono dubbi, è stato il momento nel quale Yellen ha confermato che le operazioni per la riduzione dell'attivo della Federal Reserve cominceranno "pretty soon".

La reazione dei mercati, almeno quella delle prime ore, è stata molto forte e c'entra nulla con ciò che Yellen ha detto ieri sera.

Senza alcun riguardo per le valutazioni, a dire poco fantozziane, che oggi si vedono sia in Borsa sia nel comparto delle obbligazioni, gli operatori all'ingrosso ovvero le banche di investimento ieri sono corsi ad acquistare, sulla base dello "scampato pericolo (relief rally). Leggendo le parole di Yellen, si sono detti: "ma allora sale ancora!". Capire questo mercato è impossibile, se guardate solo ai prezzi: dovete, necessariamente, capire come funzionano i meccanismi del mercato stesso. Questo rimane, per ora, e purtroppo, il mercato dei Fantozzi: costretti a comperare, anche se nessuno ormai ricorda il PERCHE' comperare rischio.

Se non riflettete sui meccanismi che guidano le Reti di vendita, le Reti dei promotori finanziari e dei private bankers; e se non riflettete sul fatto che per un gestore di Fondi il peccato più grande resta quello di scendere dal treno un minuto prima degli altri, allora non capirete mai che senso abbia una seduta come quella che avete visto ieri 12 luglio 2017.

Per nostra fortuna, di noi di Recce'e e dei nostri Clienti, questi sono momenti, fenomeni passeggeri: la storia dei mercati finanziari dal 1994 in avanti lo dimostra in modo non equivocabile. Ci vuole un pizzico di pazienza, ma alla fine vinciamo sempre noi. La sostanza prevale sempre sull'euforia momentanea.

Purtroppo, nel frattempo, ci vuole come detto pazienza: perché purtroppo nel breve prevale Fantozzi, o meglio quel Fantozzi che assume le sembianze dell'ex capo di Citigroup, quel soggetto irresponsabile che nel luglio 2007 disse la famigerata frase "finché la musica va, noi continuiamo a ballare" (poi, la sua Banca fu salvata dai soldi dello Stato).

Ecco la frase nella sua forma originale, che oggi potrebbe essere ripetuta senza alcuna necessità di rettifica (la situazione di oggi è anche peggiore di quella del 2007):

“When the music stops, in terms of liquidity, things will be complicated. But as long as the music is playing, you’ve got to get up and dance. We’re still dancing,” he said in an interview with the FT.

Qui è peggio di Fantozzi: che, lui Fantozzi, alla centesima proiezione del medesimo film ha trovato poi la decenza di reagire a quelli che, intorno a lui, facevano il gregge di pecore. Disse, come ricorderete: "E' un ca**ta pazzesca".

Aspettando Janet il 12 luglio 2017

Non serve una carriera in finanza per capire un grafico come quello qui sopra: ci può arrivare uno studente liceale. Il rapporto tra prezzi di Borsa ed utili delle aziende oggi è ben più elevato che nel 2007. E notate che stiamo parlando degli utili PREVISTI da qui a 12 mesi, perché il rapporto tra i prezzi di oggi e gli utili di oggi è molto più alto, diciamo a livelli da euforia irrazionale, ovvero isteria. E' il segno, forte, di una malattia, diffusa.

Non è una novità: ma è una novità che Yellen, Draghi e Carney adesso se ne occupano.

Non siamo tra quelli che credono (temono) che domani Janet Yellen possa uscire allo scoperto e creare una impennata di volatilità: l'impennata ci sarà, e noi di Recce'd crediamo che ci sarà presto, ma non domani. Yellen è troppo brava, troppo furba, troppo consigliata, per inciampare proprio domani.

Siamo però tra quelli che continuano a vedere nel 27 giugno 2017 un punto di svolta: un punto di svolta che va ben oltre il 2017.

Per questo, riteniamo appropriato, ed utilissimo, chiarire quali sono i temi che domineranno l'Audizione di domani. Per farlo, riprenderemo un azzeccato articolo di Bloomberg di ieri.

(Agli amici che hanno difficoltà con la lingua inglese, chiediamo per cortesia di perdere un poco di tempo, ed utilizzare un traduttore sul web. Non è difficile e non è costoso in termini di tempo.)

For investors, there’s only one mid-year market outlook that matters this week: Janet Yellen’s. And it’s not her thoughts on the prospect for inflation or labor-market tightness they’ll be most attuned to. Instead, strategists will focus on any sign the Federal Reserve’s determined to step into a fight against inflation in financial assets, the one place it seems to be rising fastest.

Qui si dice: il tema centrale è cambiato.

It’s a shift for Fed watchers as the central bank chair prepares to testify to Congress Wednesday and Thursday, just a week after rhetoric from a trio of officials including Yellen suggested the Fed’s growing uncomfortable with elevated equity valuations and persistently low Treasury yields. Indeed, indexes which track the dollar, Treasury yields, credit spreads and stock prices imply that financials conditions have largely eased despite four rate hikes since December 2015. For markets, the main near-term risk is that Yellen explicitly signals unease with the loosening, unleashing a wave of risk aversion in markets.

Qui si spiega che ciò che ha fatto arrabbiare Yellen e la Fed è il fatto che ci sono stati quattro rialzi del costo del denaro, ed i mercati li hanno del tutto ignorati. Si sono chiesti: ma che diavolo fanno, sono tutti impazziti? Il rischio di rivedere un 2007-2009 è reale.

The focus on asset prices hints at a fresh rationale behind the Fed’s insistence on moving forward with its tightening cycle in the face of still-sluggish price pressures -- a desire to avoid repeats of the financial excesses that developed during the dot-com and housing bubbles, and the busts that followed.

Poi si riporta il parere di uno dei tanti analisti in Goldman Sachs: che spiega che non esiste più la "Fed Put", definisce che cosa è la "Yellen Call" e perché sarà necessario, da parte della Fed, l'utilizzo di un linguaggio più duro

Charles Himmelberg, co-chief markets economist at Goldman Sachs, has long been a proponent of the idea that the central bank will be there to throw cold water on any signs of overheating financial markets during this tightening cycle. Coming into 2017, he reiterated his view that the classic “Fed Put” that suggests the central bank will prop up asset prices had been replaced by the “Yellen Call" -- that is, easing of financial conditions would be met with a more aggressive withdrawal of monetary stimulus. In his reading, such a reaction from the Fed would be warranted to prevent an overheating of the economy, but so far his prediction hasn’t materialized.  “With financial conditions this easy, if you don’t turn around the trend you’re setting yourself up for too much growth,” said Himmelberg in a phone interview. “But the market still wants to rally, I think, and it will take harsher language from the Fed to knock this off."

Infine, l'articolo ricorda che la Banca dei Regolamenti Internazionali, che poi è la Banca Centrale delle Banche Centrali, ha già fatto affermazioni molto esplicite proprio su questo tema. Quanto è importante, per Yellen, il tema delle "financial conditions"? Domani sera forse ne sapremo un po' di più.

The Bank for International Settlements judged financial instability to be a bigger threat to the current expansion than a rapid uptick in inflation that forces monetary policymakers to accelerate tightening until an economic downturn ensues. Whether the Federal Reserve shares that view -- and, more importantly, is willing to act upon it -- is an open question. Financial conditions are a factor taken into account when formulating policy, but it’s unclear whether Fed officials view tighter financial conditions as the desired end, and rate increases as the means to achieve this. Yellen, for her part, explicitly said at the press conference following the June meeting that the Fed doesn’t target financial conditions; New York Fed President Bill Dudley, however, has deemed tighter financial conditions to be "sort of the purpose of tightening monetary policy.” Morgan Stanley global head of interest rate strategy Matthew Hornbach cautions that while financial conditions indexes are “pretty bad at predicting future growth,” they “remain a focus at the Fed, and the fact remains they have not tightened

La stagione degli utili di luglio (e il vantaggio del salumiere)

Visto che proprio questa settimana, prima negli USA e poi anche in Europa, si apre la stagione trimestrale degli utili societari. E visti i livelli di valutazione oggi sui mercati azionari.

E vista anche la qualità dell'informazione che viene fornita agli investitori finali dalle Reti.

Può essere utile, per tutti, rileggere i numeri che Recce'd mise in evidenza con un Post lo scorso 17 maggio: la cui importanza è cruciale, per comprendere che cosa significa quando il venditore, oppure lo strategista, di turno, vi ripete in modo insistito che "per gli utili è prevista una crescita dello 8% anno-su-anno".

Nelle spire del boa constrictor (parte 2)

Il dato pubblicato il venerdì 7 luglio, per gli occupati USA, è perfetto per supportare ciò che Recce'd affermava nel Post precedente con lo stesso titolo.

Il dato NON è negativo, è superiore alle attese: ma presenta alcune sfumature (dai salari fino alle revisioni dei mesi precedenti) che confermano che NON è sensato attendersi ancora una accelerazione in arrivo sul fronte dell'occupazione. Lo vedete anche nel grafico sotto, che è tratto dal sito della Federal Reserve di New York, e che è stato aggiornato DOPO che è stato pubblicato il dato per gli occupati USA venerdì 7 luglio.

Quindi i fatti restano quelli già esposti: la Federal Reserve, come anche le altre banche centrali, non farà retromarcia, ed andrà avanti. Il dato per l'occupazione, anche se dovesse andare nella direzione opposta (diciamo un rialzo del tasso di disoccupazione dal 4,4% al 6%) non sarebbe sufficiente a fare invesrtire la rotta. Così come un dato per la crescita del Prodotto Nazionale del secondo trimestre appena concluso che risultasse debole (tra il 2% ed il 2,5%) non giustificherebbe un cambio di rotta.

Chiedete al vostro private banker, al promotore finanziario che vende i Fondi Comuni, al vostro consulente, come se ne uscirà, come ne usciranno i mercati, e soprattutto come ne usciranno i vostri portafogli ed i vostri soldi, da qui a fine 2017.

Nelle spire del boa constrictor (parte 1)

Il cambiamento di tono è drammatico: e non può essere un fatto casuale che tutte le Banche Centrali (persino quella di Svezia!) abbiano scelto la fine del primo semestre 2017 per comunicare al Mondo che la stagione dello "easy money" è finita.

Ma sarà davvero così? Il motivo della nostra cautela nell'interpretare i fatti è presto spiegato.

La disastrosa situazione in cui questi Banchieri centrali ci hanno cacciato (tutti quanti) è la seguente: loro oggi VORREBBERO tirare indietro la mano, e ridurre lo "stimolo" perché hanno capito che il gioco presto potrebbe sfuggire dal controllo loro e di chiunque.

Al tempo stesso, devono fare i conti con una durissima realtà: sgonfiare la bolla dei mercati finanziari oggi ha ricadute immediate sull'economia reale. Le cose hanno raggiunto dimensioni così tanto eccessive, che una discesa dei prezzi sui mercati finanziari potrebbe essere non la conseguenza, ma la causa di una recessione dell'economia reale.

Il dilemma, nelle attuali condizioni dei mercati e delle economie, non ha una soluzione. Le Banche Centrali sono "costrette" alla bolla finanziaria, ma allo stesso tempo sanno che tutte le bolle esplodono e non possono più aspettare oltre. Danni da una parte, ma danni anche dall'altra parte. Danni in ogni caso.

Noi scrivevamo, già due anni fa, che la sola via di uscita sarà aumentare l'inflazione di cinque punti, e distruggere in quel modo la ricchezza artificiale. Potrebbero arrivare anni di stagflazione, come negli Anni Ottanta: e pensate che quello non è neppure lo scenario più negativo. Non serve di certo la laurea in Economia, per comprendere come pesa sul nostro futuro un grafico come quello che segue.