Ma che fine hanno fatto? (parte 3)

Dove sono finiti, quelli che avrebbero dovuto spiegarvi quali sono le conseguenze della fine del QE? Oppure, per caso, vi dicevano che non sarebbe cambiato nulla?

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Dove sono finiti, quelli che vi raccontavano che l’economia globale era entrata in una (probabilmente lunga) fase di aumento del ritmo di crescita economica? Vi hanno aggiornati, tra settembre ed ottobre, sul come sta cambiando la situazione?

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Ma soprattutto: quelli che vi spiegavano di scommettere ad occhi chiusi sulle Borse, perché per molti anni il tasso di crescita degli utili sarebbe stato superiore alla media storica, adesso vengono da voi a spiegarvi perché sui mercati ci sono molti dubbi?

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Un suggerimento pratico: verificate se il vostro Private Banker vi ha già informati sulle revisioni al ribasso che sono in corso per quello che riguarda gli utili delle Società quotate. Nel grafico sotto, i dati aggiornati per gli Stati Uniti.

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Un secondo suggerimento pratico: se non vi hanno ancora spiegato l’importanza del cambio dello yuan cinese per le prossime settimane e mesi, meglio chiedere notizie in proposito (nella parte in basso del grafico sotto).

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Ma che fine hanno fatto? (parte 2)

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Se volete fare una cosa utile per i vostri interessi, per le vostre performances, e per i vostri portafogli, andate a rileggere che cosa dicevano, solo TRE mesi fa, sul tema delle banche italiane le ricerche della vostra Rete di Private Banking.

In aggiunta, fate bene attenzione ad una cosa: oggi, nessuno ne scrive più. Non è che vi spiegano il -35%. No. Non ne parlano più, e basta.

Poi, vi diamo anche un secondo suggerimento: andate a rileggere il commento della vostra Rete di Private Banking al nuovo Governo giallo-verde nel primo semestre 2018.

Rileggete quelle frasi rassicuranti e mielose. Dove si spiegava perché l’Italia non sarebbe mai andata allo scontro con Bruxelles. E che nei vostri portafogli non si stava correndo il minimo rischio.

Diciamolo: come analisti, questi signori valgono poco.

E gli interessi dei Clienti, li difendono male. pochissimi, ai loro Clienti, sono stati in grado di anticipare ciò che racconta il grafico qui sotto: ovvero che l’aumento dello spread questa volta ha aumentato, e non diminuito, la popolarità dei Partiti al Governo. Se non capisci questo dato, allora non hai capito nulla dell’Italia 2018.

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Ma che fine hanno fatto? (parte 1)

E’ stata una settimana movimentata, per i mercati finanziari globali.

La nostra analisi dei fatti più recenti la potete leggere … andando indietro nel tempo, ovvero ritornando indietro in questo stesso Blog a ciò che Recce’d scriveva uno, due, tre mesi fa.

Non ripeteremo, questa settimana, cose che nel Blog abbiamo già scritto. Questi sono momento nei quali, più che all’analisi, è necessario dedicarsi all’operatività sui portafogli.

Ci piace però sottolineare come, in pochi giorni se non in poche ore, siano del tutto spariti dalla circolazione tutti gli entusiasti. Tutti hanno dubbi, tutti si fanno domande: ma è un po’ tardi, adesso che la Borsa USA vale quanto valeva a giugno, e che la borsa in Europa vale quanto valeva al momento della Elezione di Donald J. Trump.

Ci piace anche riscontrare che si leggono, sempre più spesso, argomenti simili a quelli che sempre ispirano e guidano l’attività di gestione di portafoglio che Recce’d propone ai Clienti.

Ad esempio, come leggete qui sotto nell’immagine, Mohamed El Erian scriveva solo due giorni fa, che “mercati finanziari in salute devono essere sostenuti dai fondamentali, e non dalla liquidità della Federal Reserve”.

Ecco: questo è il punto a cui oggi si trovano i mercati finanziari globali.

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Italia di fine 2018 (4): quelli che hanno sempre ragione

Non vediamo alcune elemento di novità nella Lettera dalla UE: è tutto già calcolato … a parte il finale. Commenti come quello pubblicato dal Corriere della Sera nel weekend 6-7 ottobre (https://www.corriere.it/opinioni/18_ottobre_05/illusione-crescere-decreto-ab7fe5f2-c8d5-11e8-81ab-863c582a99f0.shtml?refresh_ce-cp  ) sono una collezione di affermazioni che prese ad una ad una sono condivisibili (anche se scontate), ma non ci aiutano a capire … come l’Italia sia arrivata dove si trova oggi. In altre parole: gli autori Alesina e Giavazzi dovrebbero, prima, spiegare perché l’azione dei governi “non-populisti” che rispettava il Patto di Stabilità europeo ha prodotto come reazione un Governo che apertamente lo contesta.

Forse, qualche cosa che non va benissimo c’è: e non sta nella Manovra Tria. Forse sta proprio in quel “circolo dorato” che va da Banca Intesa ad Unicredit, da ENEL ad ENI, da Telecom a Mediaset ed alla RAI, dal Corriere della Sera a Repubblica, ed anche perché no da Alesina a Giavazzi. Ovvero, in quello che a qualcuno piace chiamare “il sistema”: e che, se davvero fosse un sistema, è un sistema che da tempo non funziona e odora di stantio. Perché se oggi Alesina e Giavazzi hanno ragione a scrivere ciò che scrivono, allora significa che leggere le decine e decine di articoli a loro firma pubblicati dal Corriere della Sera negli ultimi anni è stata una perdita di tempo. Non si può avere sempre ragione, e continuare a dare lezioni, se la realtà poi ti sbatte in faccia che hai fallito nei tuoi intenti.

Tornando invece alla Finanziaria oggi in discussione, ripetiamo ancora una volta che come investitori non siamo a favore della “finanza pubblica allegra” (in Italia, e neppure negli Stati Uniti oppure in Giappone, e neppure, sia chiaro, quando viene favorita dalla BCE); al tempo stesso, la situazione attuale dell’Italia e dell’Europa ci suggerisce di valutare in modo flessibile gli avvenimenti, senza pregiudizi negativi oppure positivi, nell’interesse dei nostri Clienti.

Il commento più azzeccato, per tornare alla Legge Finanziaria 2019, a nostro giudizio lo scrive UBS il 4 ottobre scorso Italy's budget deficit projections have been revised down twice in the past twenty-four hours. The unreliable deficit projection expressed as a % of an unreliable GDP projection is now an unreliable deficit projection, expressed as a lower % of an unreliable GDP projection"

Le opportunità di fine 2018 (9): non ci vuole un genio

Le domande che i mercati finanziari di tutto il mondo si stanno facendo sono semplici. Talmente semplici, che non serve avere esperienza di finanza per rispondere.

Domanda che aiutano a capire, senza particolare difficoltà, quale è la grande trappola che è stata preparata per la grande parte degli investitori.

Domande che partono dagli Stati Uniti: perché è proprio dagli Stati Uniti che parte il problema.

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In questo mese di ottobre, i mercati si domandano:

  1. se è vero, che l’economia degli Stati Uniti è in uno stato di forma eccezionale (lo dice Trump, ma anche la Federal Reserve) allora perché oggi per comperare un euro servono ancora 1,1500 dollari USA, proprio come nel 2014?

  2. se è vero, che l’economia USA va così forte, con un PIL che cresce del 3% annuo e l’inflazione al 2,5% (due dati che sommati fanno il 5,5%) allora perché le obbligazioni del Tesoro rendono solo il 3%? Tutti quelli che hanno in mano i Titoli di Stato USA sono … degli idioti, che non si rendono conto che è facilissimo ottenere rendimenti più alti investendo altrove?

  3. e se invece non è vero, che l’economia USA è in una condizione eccezionale, allora che cosa ci fa la Borsa di New York ai suoi massimi di ogni tempo?

Da qui, poi, le migliaia e migliaia di pagine e di considerazioni su argomenti come la divergenza e la compiacenza. Parole che sembrano arrivare da Marte, che sembrano occuparsi di cose che non esistono, che non si vedono, che non si toccano.

Per settimane, e settimane: fino a che, poi, i rendimenti non salgono al 3,23%.

In quel momento, qualcuno inizia a domandarsi se tutto questo non sia poi … una grande fregatura. E se quello che ti consiglia di investire sui FAANG è veramente in grado di dare consulenza su argomenti come questi.

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Le opportunità di fine 2018 (8): basta davvero pochissimo

Basta poco: pochissimo, per fare cambiare del tutto l’umore degli investitori e degli operatori, su tutti i mercati del Mondo.

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E basta pochissimo anche per spiegarlo. Poche parole.

Pensate: basta uno 0,17%, ovvero 17 punti base, di rialzo nel rendimento dei Titoli di Stato a 10 anni emessi dal Tesoro USA, e … non si trova più, in giro, neppure un ottimista. Un aggressivo. Uno che ti dica “scommettiamo tutto sui rialzi, tanto … non succederà mai nulla”.

Invece, le cose succedono. E come dicevamo sopra, bastano poche, pochissime parole per capire quello che sta succedendo oggi. Nel caso di Recce’d, poi, parole non ne servono: perché noi ne avevamo già parlato, e scritto. Ed oggi, non troviamo nulla da aggiungere.

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Per risparmiare tempo, il nostro ma anche il vostro, ci affidiamo quindi ad una sintesi offerta stamattina da Bloomberg. Notate bene: non c’è alcuna novità, ma (come noi abbiamo scritto più e più volte) la massa si risveglia all’improvviso, senza il minimo preavviso, apre gli occhi e si rende conto della realtà in pochissimo tempo.

Leggiamo questo estratto da Bloomberg.

If there’s one thing the prophets agree on, it’s that the end will come in the bond market. Even for stocks. Prophesies of doom are everywhere. There’s billionaire investor Stan Druckenmiller, who says our “massive debt problem” will ignite a crisis. Oaktree Capital’s Howard Marks warns that public and private debt will be “ground zero when things next go wrong.” And Citadel’s Ken Griffin, who sees a binge ending badly.

Recce’d di questo vi ha informati, e messi sull’avviso, con un notevole (ed utile) anticipo. Forse TROPPO presto? Vedremo, i conti si fanno sempre alla fine.

“There are a lot of people waiting for the world to end because of this bond market,” said Brad McMillan, chief investment officer for Commonwealth Financial Network, which oversees $156 billion. “Low rates will keep going forever -- a lot of justification for high valuations is based on the assumption. That assumption is largely broken.”  To be sure, the biggest weekly decline in a month for the S&P 500 wasn’t that big -- just 1 percent. Which is testament to how hard it’s been to worry stock traders. If this episode is different, if it rises above past threats that couldn’t lay a glove on stocks -- trade wars, emerging economy implosions -- it’s because it has its root in something investors have trouble brushing aside: credit.

Any number of bond market hypotheticals are capable of terrifying stock bulls. They pertain to the startling amount of credit swirling around the U.S. economy -- and the possibility it will turn sour. The government’s budget deficit has swelled, contributing to the country’s debt load, now at $21.5 trillion. Meanwhile, corporate America has gone on a borrowing spree to take advantage of near-record low rates. Excluding financials, S&P 500 companies have more than doubled their borrowings to $5 trillion over the past decade, data compiled by Bloomberg show.

Quella che avete appena letto è una sintetica, ma efficace, descrizione di quella che noi definiamo la più grande trappola per gli investitori che si sia mai vista.

E ricordate che sui mercati finanziari i cambiamenti arrivano in modo improvviso, e senza alcun preavviso.

Should interest rates rise and growth slow, companies are bound to see to their financial soundness deteriorate. More than $1 trillion of investment grade corporate bonds could be cut in the next downgrade cycle, according to analysis this week by Morgan Stanley.  “Leverage is near all-time highs, and companies used tax reform proceeds for buybacks instead of paying down debt,” said Max Gokhman, head of asset allocation for Pacific Life Fund Advisors, which manages $40 billion. “More than triple the debt that came due in 2018 will be due each year from ’19-’21. If yields go up, there’s real concern about companies’ ability to reissue and keep their leverage.” The Merrill Lynch MOVE Index tracking Treasury volatility rose almost 20 percent this week, the biggest jump since 2015.

E osservate quanto spazio per un rialzo ulteriore della volatilità delle obbligazioni è rimasto: nel grafico sotto.

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Le opportunità di fine 2018 (7): guadagnare dalle (folli) divergenze

I dati, li avete sotto gli occhi: magari non in evidenza, almeno sui quotidiani e in tv. Ma almeno noi di Recce’d ve li mettiamo tutti all’attenzione.

Dai dati, potete ricavare senza fatica dove stanno oggi le opportunità. Dal rientro delle situazioni di eccesso.

Il mercato, oggi sembra spaccato e diviso, come tra due diverse fazioni di ULTRAS da stadio.

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Come leggete qui sopra, negli Stati Uniti e SOLO negli Stati Uniti gli investitori individuali, i piccoli investitori, vivono una fase di euforia che è il risultato di un male inteso “nazionalismo” di Donald J. Trump. Ed hanno quasi azzerato la componente di CASH sui loro conti titoli, per comperare azioni, senza neppure sapere con precisione perché, spinti anche da consulenti come Zacks e molti altri.

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Le banche di investimento, che hanno spinto sull’acceleratore dell’euforia per tutto il 2017 e fino a gennaio 2018, adesso però hanno paura, e tutte insieme hanno messo la marcia indietro: il tema del giorno, tra gli operatori, è la “recessione 2020”, come discuteremo anche domani mattina su SoldiOnline.it.

Le opportunità di fine 2018 (6): sapere riconoscere ciò che è davvero importante

Negli ultimi venticinque anni, per noi investitori, il panorama è cambiato in modo profondo e radicale.

Sono arrivate prima le banche di investimento internazionali, negli Anni Novanta, e sempre alla fine degli Anni Novanta il portafoglio dei Clienti investitori è stato spinto, a tutta forza, verso i prodotti finanziari, ed in particolare verso i Fondi Comuni di investimento. L’attenzione dei media, dai quotidiani alle tv, è diventato sempre più ossessiva, e non passa giorno senza leggere una notizia di finanza in prima pagina (a volte, anche se sotto la notizia NON ci sono fatti concreti). Infine la politica: i politici hanno imparato a usare i mercati finanziari, ognuno per il loro tornaconto.

In mezzo a tutto questo, c’è il … povero investitore finale, schiacciato tra spinte contrapposte, spinte fortissime: dei commerciali, ovvero dei venditori di Fondi Comuni (qualcosa di cui presto faremo tutti a meno, senza soffrire), della stampa che strilla, dei politici che vogliono farvi vedere qualche cosa che non esiste e non è mai esistito e delle banche di investimento che vi vendono un futuro bellissimo … ma utile soltanto per vendere.

L’investitore finale rischia, per questa ragione, di capire poco o nulla di ciò che succede sui mercati, e quindi di ciò che bisogna aspettarsi in termini di rendimento e rischio dai propri investimenti.

Abbiamo già in passato offerto esempi concreti, a questo proposito. Oggi, ne aggiungiamo un altro, concreto ed importante.

A qualche giorno di distanza, la riunione di mercoledì scorso della Federal Reserve acquista sempre maggiore importanza. E’ stata sicuramente la più importante dell’anno, e forse anche oltre.

Vi segnaliamo, qui, che le parole di maggiore peso, le parole più importanti pronunciate da Powell in conferenza stampa voi NON le avete lette. E non le avete lette, perché NESSUNO le ha riportate. Come se non fossero importanti. Noi oggi ve le riportiamo: lasciamo poi a voi di giudicare.

Noi, mano a mano che le vedevamo arrivare sullo schermo, siamo stati via via sempre più colpiti: perché Powell ha detto cose molto chiare e molto forti.

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In primo luogo, ci ha colpito il fatto che la Federal Reserve la vede in modo molto, ma molto, diverso da come Trump ci racconta il futuro: “siamo su una traiettoria fiscale che non è sostenibile, e lo sanno tutti”, dice Powell, e sembra quasi di sentire parlare dell’Italia. E proprio nei medesimi minuti, Trump sceglie di mettere in giro la voce di una seconda manovra di taglio alle tasse (in blu qui sopra): sarà solo una coincidenza?

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Come leggete, la Federal Reserve la vede in modo molto diverso da Trump: leggete quali sono le previsioni della Fed per la crescita del PIL nei prossimi anni. Ci vedete forse il boom economico? Ma c’è anche molto altro, nelle parole di Powell

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Leggete che cosa dice Powell dei mercati finanziari, con parole molto chiare. E notate la singolare coincidenza, tra le parole di Powell sui mercati e le previsioni di Dalio, il più grande gestore di Fondi Hedge del Pianeta.

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Le ultime frasi che vi proponiamo di rileggere (e di valutare con grande attenzione) riguardano tre temi 1) le politiche di Trump in materia di tariffe e tagli alle tasse (“noi SPERIAMO che abbiano un effetto significativo” ma NON lo sappiamo); poi 2) le condizioni finanziarie ovvero le famose financial conditions; e 3) il futuro dei tassi ufficiali di interesse ed il tasso “naturale” di interesse.

Per i temi 2) e 3) ci saranno a breve nostri futuri approfondimenti di strategia: ma tutti e tre i temi meritano fin da subito tutta la vostra attenzione per ciò che riguarda la gestione degli investimenti.

Italia di fine 2018 (3): lezione per le gestioni del portafoglio

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La cosa più utile tra quelle che noi investitori possiamo ricavare dalla vicenda della Legge Finanziaria in Italia, è semplice da riassumere. Basta guardare il grafico qui sopra.

I partiti oggi al Governo, prima e dopo le Elezioni, annunciavano misure molto più drastiche di quelle che poi vediamo, oggi, tradotte nella Legge di Bilancio. Ricordate? “Sfonderemo il tetto del 3%”.

E già allora, non mancarono appelli, allarmi, annunci di disastro da parte dei commentatori politici ed economici.

Ma i mercati, niente. Nulla, nessuna reazione fino a maggio: “Draghi garantisce”, “Non ci sono problemi”, “Lo scenario premia i Paesi Periferici”, “La caccia ai rendimenti premia i BTp”. Questi erano fino al mese di maggio i messaggi delle banche di investimento, e soprattutto le Reti dei promotori finanziari.

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In quanti, ancora in settembre, spingevano le azioni delle banche italiane, che poi hanno perso il 10% in due sole sedute tra giovedì e venerdì?

Insomma, le solite parole rassicuranti, per tenervi sempre tutti investiti. E anche oggi, in quanti dicono di “non perdere la calma” perché “non è ancora successo nulla”?

Oggi sui mercati finanziari, da un giorno all’altro ci si sveglia: sempre tutti insieme, nel medesimo momento. Il rischio? O non esiste del tutto, oppure arriva tutto in un solo giorno. Così oggi funzionano i vostri mercati ed i vostri investimenti.

Chiediamoci, e chiedetevi: cosa succederà, quando tutti si sveglieranno a proposito della Borsa di New York?

Italia di fine 2018 (2): ma chi se ne importa?

Come sempre, il lavoro di Recce’d, in particolare a favore dei propri Clienti, è anche quello di metterli al riparo dalle distorsioni informative, dalle letture semplificate o peggio distorte dell’attualità.

Il caso della crisi italiana è un esempio forte e concreto.

Le banche di investimento internazionali, da un lato, e le Reti che vendono Fondi Comuni, dall’altro, scrivono pagine a migliaia sull’Italia, in questi giorni. Che poi i quotidiani riprendono, e le televisioni a loro volta rilanciano.

E così, l’investitore si convince che l’Italia sia la Madre di ogni instabilità finanziaria.

Il suggerimento di Recce’d è questo: domandatevi se chi vi propone questa lettura delle cose è semplicemente disinformato, oppure è proprio poco intelligente, oppure se lo fa apposta per ingannarvi.

I dati, per fortuna, sono dati. Non c’è interpretazione che tenga. per noi investitori, ora e qui, i dati sono il solo ed unico appiglio solido.

Come è possibile fare tutto questo chiasso sul deficit in Italia al 2,4%, quando è facilissimo, semplicissimo, banalissimo verificare i dati del grafico qui in basso? Che si riferiscono a Stati Uniti e Giappone? (la scala è quella a destra, ed attenzione che i numeri sono NEGATIVI).

Chi è così tanto ottuso da pensare che l’Italia meritare più attenzione ed enfasi di Stati Uniti e Giappone per il futuro dei mercati finanziari ed in generale delle economie? E perché (per ora) nessuno vi parla e vi spiega a proposito della situazione di Stati Uniti e Giappone?

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E se qualche … fenomeno facesse notare che il problema è il debito accumulato, e non il deficit, potete immediatamente rispondere citando i dati per il debito pubblico negli Stati Uniti ed in Giappone. Andate a cercarli sul Web: è facilissimo.

Il messaggio è questo: se davvero tenere ai vostri soldi e se volte essere consapevoli delle scelte che fate, non andate dietro al “tema del giorno” che trovate sui giornali oppure in tv. Fatevi aiutare da qualcuno più responsabile e competente.

Italia di fine 2018 (1): comunque sarà una piccola storia

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I nostri portafogli modello, e quindi anche i nostri Clienti, sono posizionati da mesi sull’Italia, e nel modo più opportuno.

Per questa ragione, non ci emoziona la vicenda della Legge Finanziaria che tutti i media mettono in prima pagina.

La settimana scorsa, per i nostri Clienti, ne abbiamo esaminato le implicazioni per i mercati finanziari, ogni mattina in The Morning Brief.

E nel weekend ne scriveremo ancora, nella nostra abituale rassegna settimanale dei fatti principali, che aggiorneremo domenica 30 settembre.

Se però vogliamo fare una sintesi estrema, questa è la nostra visione delle cose:

  1. sono del tutto sprecati i richiami al buon senso, gli allarmi per il risparmio degli italiani, e i calcoli sul maggiore debito che peserà sulle spalle delle future generazioni; come esempio, autorevole, c’è l’articolo di Bloomberg a cui ci si riferisce nell’immagine di apertura; Recce’d NON la vede in questo modo, come un problema di “assunzione di responsablità”, perché oggi il tema NON è questo

  2. oggi, e qui, la questione NON è questa; come analizzato ampiamente in altre sedi, la questione oggi è l’Europa, e non l’Italia; l’Italia sta facendo un test, e di questo scrive ad esempio stamattina Lucia Annunziata su Huffington Post; se l’Europa tiene, quella dell’Italia è solo una piccola storia priva di importanza; notate che se l’Europa NON tenesse, comunque l’Italia sarebbe una piccola storia marginale

  3. l’investitore, nelle sue decisioni per i portafogli, deve quindi mettere da parte del tutto i calcoli sui BTp e la Borsa di Milano e concentrarsi su questa domanda: come sta l’Eurozona? E’ indispensabile, per azzeccare oggi le scelte, rivedere i dati per l’economia e comprendere le dinamiche della politica; sapete come va l’economia in Europa, precisamente e oggi? e sapete come sta cambiando lo scenario politico, oggi in Europa? Se non avete le risposte, preoccupatevi

Chiudiamo questo Post con una considerazione di natura politica.

Se non si trattasse di realtà, della nostra realtà quotidiana, e fosse ad esempio una partita di Risiko, dovremmo dire che le mosse del Governo in carica ci sembrano molto azzeccate.

Da un lato, guardando all’interno e alla sola Italia, ora ci sarà chi deve convincere gli elettori italiani che c’è una grande differenza tra lo 1,8% ed il 2,4% di deficit. Missione impossibile. Su questo terreno, il Governo ha già vinto

Dall’altro lato, il Governo cerca (come noi avevamo anticipato molti mesi fa ai nostri Clienti) lo scontro aperto con Bruxelles. Il calcolo è chiaro: il Governo stima che gli equilibri elettorali nel 2019 modificheranno la maggioranza del Parlamento Europeo, e quindi della commissione. Qui la partita non è già vinta, qui c’è un azzardo.

Ma è certo che, mentre nel 2011 una Eurozona forte almeno sul piano della politica poteva permettersi di minacciare l’Italia si sanzioni oppure espulsione, oggi la situazione è ben diversa. Salvini e Di Maio voglio andare a vedere le carte: perché resta ancora da vedere, se questa volta l’Europa VUOLE minacciare sanzioni ed espulsione.

Le opportunità di fine 2018 (5): non farsi gestire dalle scimmie

Se è vero che i mercati finanziari spesso non seguono criteri e percorsi razionali, allora … perché non lasciare gestire il portafoglio ad una scimmia?

C’è chi ci ha provato davvero:

  • il Wall Street Journal, già vent’anni fa

  • e poi più di recente anche Forbes, come potete leggere anche voi copiando questo indirizzo Web: https://www.forbes.com/sites/rickferri/2012/12/20/any-monkey-can-beat-the-market/

  • e poi persino i gestori di Hedge Funds

Risultato? SE consideriamo un portafoglio di SOLI titoli azionari, e SOLO in un periodo prefissato, e SOLO non potendo nel frattempo modificare i portafogli, e SOLO scegliendo da un dato universo investibile, allora … vince quasi sempre la scimmia.

Il che potrebbe fare concludere molti lettori che è inutile dare quattrini ad un consulente. E potrebbe anche fare venire in mente a noi di Recce’d che … è ora di cambiare mestiere. (per dirla tutta, anche lo S&P a 2930 punti di venerdì 21 settembre suscita, in noi, qualche domanda sul futuro).

In Recce’d però NON arriviamo a quella conclusione (come potete constatare, siamo qui a lavorare anche nel weekend): anzi, arriviamo a una conclusione che è ESATTAMENTE OPPOSTA. Spiegheremo il perché, partendo da una immagine.

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A che serve rileggere la prima pagina del Financial Times di esattamente 10 anni fa, ovvero alla fine della settimana nella quale fu dichiarata fallita Lehman Brothers?

A noi, sembra che ricordare quei fatti, quel livello di S&P 500 (1255 punti, allora) e quei commenti sia molto utile.

Osservate (ed è solo una, delle osservazioni possibili) che l’indice della Borsa USA sta allora piuttosto vicino ai massimi assoluti di 12 mesi prima: la differenza era “appena” del 15%. Ma solo 6 mesi dopo, l’indice arrivava toccava valori più bassi del 50%.

Se qualcuno vi fa notare che “però, poi i mercati hanno recuperato tutto”, si tratta di uno sprovveduto, oppure di un ignorante (di cose finanziarie) oppure di un malintenzionato (ai vostri danni).

Nessuno, infatti, in quei giorni del 2008 e del 2009 avrebbe scommesso mezzo dollaro sul recupero. Nessuno era ottimista. E soprattutto tutti gli investitori finali, tutte le famiglie, e tutti i gestori di Fondi Comuni, erano PESSIMISTI. Esattamente a specchio, oggi, tutti sono OTTIMISTI.

Questo è il punto nel quale diventa evidente che non è una buona idea affidarsi alla scimmia, per la gestione dei propri investimenti: la scimmia può fare MEGLIO del gestore, nella scelta di singoli titoli azionari, ma può fare MALE o BENE gli interessi del Cliente investitore.

La scimmia farà BENE quando il mercato sale, MALE quando il mercato scende, e non sa che cosa sia una bolla finanziaria come quelle del 2000, del 2007-2009, e del 2017-2018.

E pensate, amici lettori: in tanti, a queste scimmie, pagano commissioni del 3-4% annuo. In questo, le scimmie sono davvero bravissime.

Tornando però al portafoglio, e per concludere: la prima pagina del FT del settembre 2008 ci aiuta a ricordare di un momento nel quale, 10 anni fa, gli investitori si trovarono soli a decidere a fronte di fatti senza precedenti.

Ai nostri Clienti, che ci domandano “QUANDO”, nel senso di “quando si interromperà questa fase di compiacenza e di calma artificiale, quando sui mercati cambieranno finalmente le cose e si tornerà a valori meno esasperati, quando ci sarà la riconciliazione tra le aspettative ed i fatti, noi dobbiamo (purtroppo) dire che non lo sappiamo. Non sappiamo rispondere, ma sappiamo che finirà.

Una cosa però la sappiamo, per certo: quando finirà, non sarà come nel 2008-2009. sarà, questo è certo, diversa, e sicuramente molto, molto più veloce e più ampia di allora.

Perché è certo? per ciò che è successo prima, per ciò che sta succedendo anche oggi, per gli squilibri che si sono accumulati negli anni.

Le opportunità di fine 2018 (4): Non credere alle favole ed aprire (finalmente) gli occhi

Terza settimana di settembre del 2018. Salgono le Borse, coi nuovi massimi di New York. E salgono anche i tassi. Tutto questo perché (come abbiamo documentato nel nostro abituale recap della settimana) c’è ottimismo sull’economia.

Lo dicono in tanti, dai venditori di “prodotti finanziari” come Fondi Comuni e polizze vita fino a reputati analisti e giornalisti, come ad esempio qui John Authers sul Financial Times.

Peccato che NON è vero. Non è assolutamente vero.

Per dimostrarlo, ci vuole nulla. E’ sufficiente leggere sulle prime pagine dei quotidiani la recente revisione delle stime di crescita, che vi ricordiamo nella tabella qui sotto. I numeri che leggete sono tutt’altro che eccezionali, favolosi, entusiasmanti: e soprattutto le revisioni sono tutte al ribasso. Tutte.

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Ripetiamo poi che tutti i dati di crescita sono moderati, al massimo: persino per gli USA, si scende dal 2,9% dell’anno in corso al 2,7% del 2019. In media con l’ultimo decennio. Dove sta, l’ottimismo, in questi numeri?

Se poi facciamo un piccolissimo sforzo, e diamo un’occhiata ai mercati finanziari, vediamo subito che neppure lì si vede ottimismo: tutti, ma proprio tutti, gli indici di Borsa globali nel 2018 sono NEGATIVI, con una sola eccezione, che sono ovviamente gli Stati Uniti (grafico in basso).

La nostra ostinazione, nel guardare ai fatti e ignorare i toni trionfalistici di chi di mestiere fa il venditore (e non il gestore di portafoglio) produrranno risultati di eccellenza per i nostri Clienti. Come sempre è stato.

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Le opportunità di fine 2018 (3): un rifugio di valore

“La sterlina è isterica, la sterlina soffre di crisi di nervi, la sterlina è esposta ai quattro venti.”

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Questi i commenti che si leggono: commenti giustificati, dai recenti su e giù della valuta del Regno Unito.

Valuta che noi di Recce’d abbiamo proposto e proponiamo, come rifugio di valore, e che ha un ruolo importante nei nostri portafogli modello.

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Le ragioni le abbiamo già più volte illustrate: lo ripetiamo chiaramente, che di Theresa May, del suo Governo e di tutta Brexit ci preoccupiamo pochissimo, per non dire nulla.

Per quanto possa suonare insolito, a noi oggi la sterlina GBP sembra essere qualche cosa di simile al Franco Svizzero di trenta anni fa. Se volete stare fuori dai guai, e proteggervi dal vero e proprio maremoto che è in arrivo, la sterlina è un rifugio futuro.

Le basi di questa nostra convinzione i Clienti le conoscono bene: ed ogni settimana riceviamo nuove conferme, come i dati per l’inflazione e le vendite al dettaglio che abbiamo visto la settimana scorsa. la sintesi di tutti i dati, la vedete sotto nel grafico. Un grafico che vi suggeriamo di analizzare con la massima attenzione, perché racconta molte cose.

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Le opportunità di fine 2018 (2): quali sono i drivers di Borsa?

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Cosa guida le Borse? Cosa determina rialzi e ribassi?

Lo avete chiesto al vostro consulente, private banker, venditore di Fondi Comuni? Vi ha spiegato il grafico in apertura qui sopra?

Fatevelo spiegare bene, perché da questa risposta dipendono tutte le vostre opportunità di guadagno oppure di perdita.

La settimana tra il 17 ed il 21 settembre 2018 offre una serie di spunti eccellenti: eccellenti nel senso che ci possono aiutare a chiarire la situazione attuale.

Come i più attenti hanno visto, il rialzo degli indici di New York della settimana scorsa, che li ha portati a nuovi valori record, ha nulla a che vedere con nuovi dati per gli utili, nulla a che vedere con i dati macroeconomici, e addirittura è in contrasto (fatto molto singolare) con l’andamento dei tassi di mercato, o meglio dei rendimenti delle obbligazioni.

E allora? E allora New York sale perché scende il dollaro USA. Sale perché un dollaro più basso favorisce le aziende USA. Cose che, di solito, in passato si vedevano per economie come la Malaysia oppure lo Uruguay oppure l’Egitto.

Può durare a lungo? Sono cambiate le cose ed il Mondo adesso funziona diversamente?

La nostra risposta, fermissima, è che NO, il Mondo non è cambiato, NO non è vero che “stavolta è diverso” e NO il dollaro USA non può essere svalutato come se fosse la valuta del Venezuela.

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I mercati finanziari, a nostro giudizio, imporranno in futuro una riconciliazione tra aspettative e dati: come vedete sopra, la divergenza tra tassi (che salgono) e dollaro (che scende) è una anomalia che durerà poco

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Secondo Merrill Lynch, ad esempio, il differenziale tra i rendimenti a 2 anni degli USA di oggi ed i rendimenti a 2 anni della Germania di oggi giustifica un cambio alla pari tra euro e dollaro USA (seguite la linea gialla, e la scala del grafico che sta sulla sinistra.

Recce’d non si spinge a tanto, ma abbiamo chiaro l’obbiettivo operativo per le nostre posizioni in dollari USA, che sta tra 1,0500 ed 1,1000 (e ci siamo arrivati, quasi, il giorno 16 agosto scorso).

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La debolezza del dollaro, la settimana scorsa, ha poi innescato il rimbalzo dei Mercati Emergenti, a cominciare dalla Borsa di Shanghai (a sinistra) ed un frenetico ricorso alla copertura degli SHORT sui titoli azionari del settore minerario, in particolare alla Borsa di Londra (nel grafico qui sotto). Anche qui, vale ciò che abbiamo scritto sopra: sarà il mercato a mettere uno stop a queste anomalie.

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Le opportunità di fine 2018 (1): la convergenza delle aspettative con i dati

Il mestiere di chi gestisce un portafoglio è molto diverso da quello dell’analista, del commentatore, dell’analisti. Ed è totalmente diverso, opposto, a quello di chi deve vendere quote di Fondi Comuni, prodotti assicurativi, ed altri “prodotti finanziari” confezionati solo per prendere le commissioni senza farlo vedere al Cliente che investe.

Noi gestori siamo sottoposti ad una disciplina molto molto stringente: che è quella dei risultati.

Per questa ragione, noi gestori di portafoglio siamo costretti non solo a seguire l’attualità, ma pure ad approfondire, analizzare e fare stime su base quotidiana per i nostri Clienti.

A differenza di chi, per mestiere, vende quote di Fondi Comuni, siano essi italian o stranieri, siano di case come ad esempio Mediolanum o Fideuram o Azimut, oppure di case straniere come JP Morgan, Blackrock o Schroeders (sempre a titoli di esempio) possono accontentarsi di dire al Cliente “ho letto ieri che va tutto bene” oppure di ripetere ciò che hanno appena ascoltato in tv su CNBC.

Noi non possiamo assolutamente accontentarci, e dobbiamo lavorare prima di scrivere o di parlare. Dobbiamo analizzare a fondo, e supportare ogni nostra affermazione con dati di fatto. A noi di Recce’d non basta (perché non può bastare) che lo abbia detto UBS oppure Goldman Sachs (sempre a titolo di esempio).

Come abbiamo ampiamente dimostrato in passato, anche in questo Blog, le grandi case di Investimento, come le grandi Reti italiane che piazzano ai Clienti i Fondi Comuni, scrivono sempre che va tutto bene. La recente attualità in Italia, purtroppo, ci ricorda (tragicamente) che anche in altri settori si scrive sempre che tutto è a posto: fino a che poi non accade la disgrazia.

Passando dal generale al particolare, e quindi alla attualità di oggi, ci sembra importante proporre ai nostri lettori una riflessione meno superficiale e più attenta sui dati che riguardano l’andamento delle economie nel Mondo.

Recce’d sostiene da tempo che sarà inevitabile, per i mercati, riconciliare le aspettative (che si esprimono nei prezzi di oggi) con i dati. I sogni con la realtà dei fatti. E si comincerà proprio da qui: dalla crescita economia. Anzi, si è già cominciato, proprio in settembre.

Da qui, deriva una opportunità di guadagno: così grande, che noi la abbiamo vista poche volte.

Nell’ultima settimana, abbiamo visto un grande numero di dati, relativi alla crescita economica, che avranno una notevole importanza per i mercati.

Cominciamo dall’Europa: dove l’umore delle famiglie e delle imprese da tempo è già cambiato.

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Stampa quotidiana e televisioni, che solo sei mesi fa mettevano in prima pagina la crescita globale sincronizzata, oggi non danno il minimo spazio a dati come quelli che vedete qui sotto.

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Passiamo poi agli Stati Uniti: anche negli Stati Uniti, i dati non puntano più verso l’alto.

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Ed è un andamento che nessuno sottolinea. Tantomeno Trump con i suoi tweet. Un andamento che però noi, ed altri, avevamo previsto: nel grafico qui sotto, le previsioni dell’Istituto Centrale di Statistica USA, l’ente ufficiale.

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Merita attenzione a nostro parere l’andamento del settore immobiliare, a cui Recce’d ha dedicato, negli ultimi mesi, numerosi interventi su SoldiOnline.it.

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Per i nostri Clienti, offriremo su questo tema un più ampio approfondimento la settimana prossima, in The Morning Brief. In questa sede, chiudiamo segnalandovi che il fenomeno è (già oggi) globale. Lo vedete sotto nel grafico

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Le opportunità per investire oggi (ma ... dovrete fare uno sforzo)

Sarebbe bello.

Sarebbe bello potere restare comodamente seduti in poltrona, magari guardando il mare.

Ed affidarsi alla “solita vecchia canzone”: metto un po’ di soldi in questo, metto un po’ di soldi in quello, un po’ a destra, un po’ a sinistra, guardo avanti di 5 anni (facciamo 10) e so che tutto andrà per il meglio, sempre.

Devo solo fare asset allocation. Diversificazione. Pianificazione a medio termine. Me lo hanno spiegato i private banker.

Sarebbe bello: ma non è vero.

Voi, amici lettori, fino ad oggi avete visto soltanto un lato della storia: avete visto la parte della storia nella quale una Mano Santa arriva sempre, dall’alto, a salvare tutti quelli che vanno a fondo, anche quelli che ne hanno combinate di ogni tipo, anche quelli che, del mestiere dell’investimento, capiscono poco o nulla.

Avete visto solo la parte luminosa e positiva della storia, quella nella quale Draghi arriva e ci racconta che la carta emessa dallo Stato Italiano vale molto, ma molto, ma molto più di quanto non si credesse.

Avete visto solo la parte nella quale … il conto non lo paga nessuno, perché non si paga mai. Domani, forse, magari, ma quando?

Recce’d ha scelto fin dai primi giorni una strada diversa. Non quella di imbambolare il cliente Non quella di stordire l’investitore. Non quella di raccontare favole agli amici.

Recce’d ha scelto la strada della consapevolezza.

Chi oggi racconta agli investitori che tutto è come 20 oppure 30 anni fa, e che si fa benissimo ad investire come 20 oppure 30 anni fa, mente. Mente sapendo di mentire, in alcuni casi, oppure mente perché non se ne rende conto, come nel caso di moltissimi che vendono i prodotti finanziari.

Se volete proteggere il patrimonio, ed insieme garantirvi un rendimento decente, da qui in poi, sarete costretti a … fare uno sforzo, buttare via le vecchie abitudini mentali, buttare via anche i vecchi consulenti e venditori di merce scaduta. fare uno sforzo per ragionare di investimenti in modo diverso.

Un esempio. La storia del Bitcoin è un simbolo di questi nostri anni, e adesso che il Bitcoin scende invece di salire (avete notato?) nessuno ve ne parla più.

Invece noi vi diciamo: continuate a seguirla, c’è moltissimo da imparare.

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Nel grafico, vi si dimostra che la caduta del Bitcoin è stata più veloce, e più ampia, di quella della Bolla “dot.com”.

Ecco: ricordate questo: da qui in poi, le correzioni che vedrete (e ne vedrete …) saranno più veloci, e più ampie che in passato. Le ragioni? Sono ovvie: più si tira una corda …

Mollate Lehman: e guardate al futuro (prossimo)

Per le ragioni che abbiamo dettagliato nei tre Post precedenti, giudichiamo inutile ed anche fuorviante la maggior parte di ciò che è stato scritto e detto in occasione della ricorrenza dei 10 anni dal fallimento di Lehman Brothers.

Non solo nessuno ci ha (ancora!) capito nulla: ci tocca pure di ascoltare e leggere analisi semplicistiche e tranquillizzanti, quasi come se si trattasse di una piccola indigestione che è stata curata con un pizzico di bicarbonato.

Al contrario, quella storia, della quale Lehman Brother è solo una piccolissima parte (al limite dell’insignificante: nessuno che faccia lo sforzo di ricordare che Bear Sterns era saltata solo pochissimo tempo prima) di una vicenda che 1) è tutt’ora in corso e che 2) ha prodotto soltanto in una piccola parte le sue conseguenze, la cui maggior parte la dovrete e la dovremo vedere, ed affrontare, di qui a non molto tempo.

Non si tratta di una nostra previsione: Recce’d qui si riferisce a dati di fatto.

I mercati finanziari, nel 2018, fanno finta di non vedere (compiacenza) quali saranno le implicazioni, inevitabili, della Crisi degli Emergenti, che è in pieno svolgimento: la settimana scorsa, le Borse Emergenti, tutte insieme, hanno fatto registrare qualche cosa che non si vedeva dal 2002 (sedici anni! lo leggete sotto nel grafico)) mentre in Turchia i tassi di interesse a una settimana sono stati portati al 26%.

I mercati finanziari fanno finta (perché ben imbeccati a stare fermi) ma sarà impossibile evitare una reazione, ora che sarà necessario ritoccare, al ribasso, le stime per la crescita economica globale.

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I mercati finanziari oggi hanno il medesimo atteggiamento quando si parla di Italia: “tutto è sotto controllo”. Ma, come ci ricordano le cifre dell’immagine sotto, non è per nulla vero: e non ci sembra che il Governo italiano in carica sia così disponibile ai passi indietro richiesti (al di là delle dichiarazioni formali). Potrebbe, al contrario, essere cercato proprio un momento di scontro.

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Anche in questo caso, i mercati finanziari possono pure fingere di non vedere: ma saranno costretti a vedere, ora che sarà necessario ritoccare al ribasso le stime di crescita economica. E, notate bene, nel caso dell’Eurozona si è già cominciato: lo ha fatto proprio Draghi, 48 ore fa.

Negli Stati Uniti invece, ci dicono che c’è una forte ripresa economica. Fantastico. Peccato però che sia del tutto scomparso, sia dalle prime pagine dei quotidiani, sia in televisione, sia nelle ricerche delle banche di investimento, sia nelle parole del vostro venditore di Fondi Comuni o private banker, il dato che vedete nel grafico sotto.

Il fatto è molto curioso perché, aprendo il vostro quotidiano, in settimana avrete sicuramente letto le raccomandazioni fatte all’Italia, per un controllo stringete della spesa pubblica. Perché il debito pubblico non aiuta la cerscita economica, la rallenta. Fantastico: ma lo sapete che il debito pubblico negli Stati Uniti adesso sta al 113% del PIL? E che il deficit con Trump sale e salirà, ben oltre il 5% del PIL?

Mah. Forse chi ne capisce pensa che il debito pubblico è un problema per l’Italia, ma non è un problema (anzi … ) per l’illuminato Donald J. Trump.

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Ma non abbiamo ancora finito. I mercati finanziari fingono di ignorare molte cose, in questo momento di isteria che rasenta la schizofrenia: ad esempio, il fatto che la Borsa di Shanghai è tornata sui livelli della Crisi del 2016.

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Il contrasto è enorme, tra questo dato ed il clima di (assurda) euforia che circonda Wall Street: come vedete nel grafico qui sotto, oggi TUTTA la Borsa di Shanghai vale quanto cinque volte il SOLO titolo Apple. Ne abbiamo parlato anche nella nostra consueta rassegna del fine settimana.

Vi abbiamo proposto qui, a volo d’uccello, una sintesi di alcuni (ce ne sono altri) segnali di stress sui mercati finanziari oggi. Un contributo un po’ più concreto dei “coccodrilli” su Lehman Brothers.

Siete proprio sicuri, che va tutto bene nel vostro portafoglio?

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10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 3)

Ma allora perché ne parlate? Se tutto è così ovvio, scontato, noioso ed irritante?

Per renderci utili: ai nostri amici lettori.

I tanti “coccodrilli” che abbiamo appena letto sono utili ad un solo scopo: raccontare a chi legge che “Lehman Brothers è una crisi di 10 anni fa”.

Non è vero. Non è vero che Lehman Brothers è una crisi, e non è vero che si tratta di fatti di 10 anni fa.

Stiamo, in realtà, occupandoci di ciò che accade oggi: la maggior parte dei mezzi di informazione, e tutte le Reti che vendono Fondi in italia e nel mondo, e naturalmente le banche di investimento, deliberatamente mettono in prima pagina solo gli utili trimestrali, e vi nascondono una grande parte della realtà nella quale investite.

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Ed anche parlando di Lehman, vi nascondono la realtà: ad esempio, ve lo hanno detto che oggi negli Stati Uniti il debito pubblico tocca il 113% del PIL (dati fonte FRED)? In Italia, siamo al 131%: e quindi, poco distanti. Qualcuno vi aveva segnalato che gli USA stanno messi più o meno come l’Italia, l’Italia che ogni giorno si sente fare lezione sul fatto che il deficit frena la crescita dell’economia? E vi hanno fatto notare che a 10 anni da Lehman Brothers, il denaro costa il 2% negli Stati Uniti, MENO 0,40% in Eurozona, e zero in Giappone? Vi hanno fatto notare che se l’economia fosse in buone condizioni questi numeri sarebbero, semplicemente, assurdi? Che questi sono segnali di forte tensione, ovvero di una crisi in atto?

Vi hanno detto che in Giappone il più grande investitore in Borsa, quello che ha in portafoglio la percentuale più grande di azioni quotate, oggi è la Banca del Giappone? Vi hanno detto che in Giappone ci sono Titoli di Stato che NON vengono più trattati, scambiati, comperati e venduti? Per giorni, e in alcuni casi per settimane intere? Che in Eurozona il più grande investitore, quello che ha in mano quasi tutto il mercato delle obbligazioni corporate, è la BCE? E che la Federal Reserve, a tutto oggi, ha in portafoglio 3,5 mila miliardi di obbligazioni? Vi sembra davvero che una persona di buon senso possa affermare che la crisi è finita? Che la crisi è “Lehman Brothers”?

Forse, si può dire che la crisi è superata perché negli Stati Uniti la disoccupazione sta al 4% e la crescita al 3%, nel 2018? Non scherziamo su argomenti seri: se la Fed vendesse il suo portafoglio di titoli oggi, il sogno svanirebbe, in pochi secondi (e si porterebbe via tutta la montagna di sciocchezze che abbiamo appena finito di leggere nei “coccodrilli”). Chi sostiene che la crisi è finita, lo dimostri: facciamo subito la prova!

Messaggio agli investitori, privati ed istituzionali: non lasciatevi ingannare da certe voci rassicuranti (tipo i private bankers) che puntano solo a vendervi qualcosa, e poi a “tenervi investiti per sempre”.

La più grande delle trappole è quella che viene presentata così: “non c’è una crisi fino a quando non si vede che c’è una crisi”.

Leggete invece questi consulenti finlandesi, GnS Economics, che hanno le idee molto chiare. Nel testo che segue, GFC sta per “Great Financial Crisis”, la crisi 2007-2009.

The collapse of Lehman Brothers on 15 September (the bankruptcy was announced late Sunday on the 14th) is the culmination point of the GFC. It is also the culmination point on our journey to a new global crisis. The failure of Lehman shocked the central bankers and political leaders so that they retained to a full conservation mode. Examples of banking crises in the Nordics, where the failed banks were wound down and the financial sector was restructured, were forgotten. Even though better capitalized, the banks, dubbed “too big to fail” in 2008, are even larger now in the US. The European banking sector is undercapitalized and full of zombies and it’s kept going only by the liquidity support of the European Central Bank. The economy of China is facing a reckoning which can only be described as the biggest debt bubble ever. The banking regulation has been likely to push more banking into the “shadows”.

It is almost certain that the creators of the Federal Reserve, or other major central banks for that matter, could not have envisaged that at some point they would provide funding with near zero or even negative interest rates for a decade and that they would end up owning a large chunk of the capital market. Still, it’s where we stand. The central bankers, in an exception of the Fed, are still in a full stimulus mode.

Alas, the imbalances that plagued the world economy before 2008, are even larger now. Debt in the world economy is considerable higher and the extended use unorthodox policies of the central banks have created a platform for speculation of an unprecedented scale. The ‘lost decade’ of Japan shows very clearly that policies, which save everybody and provide the banks with almost endless liquidity, lead to a ‘zombified’ banking and business sectors unable to grow and are in a constant risk of failure. Now, this is a global issue.

GFC was not born out of void. The imbalances and risks were visible before the crisis hit. It was born out of a combination of speculation, regulatory failures, moral hazard and incentives to get into debt. Very little has been done to fix these issues and, in some cases, even the opposite has materialized. This policy of “more of the same” has the potential to bring down the global economy in the future. The cure may well turn out to be worse than the disease.

10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 2)

Abbiamo detto, nel Post precedente, delle tante banalità dette e scritte sul fallimento di Lehman Brothers, a 10 anni dai fatti.

Non sono mancate, poi, le interviste ai protagonisti di allora. Anche in questo caso, poco o per nulla significative.

Citeremo qui soltanto quella di Ben Bernanke, allora e dopo a Capo della Federal Reserve negli Stati Uniti.

Bernanke ha riconosciuto alcuni errori commessi da lui e in generale dalle Autorità.

Former Federal Reserve Chairman Ben Bernanke acknowledged that policy makers made two critical errors fighting the financial crisis a decade ago: They failed to see it coming with such force then underestimated how much economic damage it would cause later.

“Nobody saw how widespread and devastating the crisis itself would be,” he said in a short video discussing the results of a 90-page paper on the subject released on Thursday.

The failure to foresee the severity of that downturn “demands a more thorough inclusion of credit-market factors in models and forecasts of the economy” in the future, he wrote in a separate blog post.

Bernanke is the second Fed policy maker to issue a public mea culpa this week. Former Vice Chairman Donald Kohn agreed that the central bank made forecasting errors during the crisis and its aftermath. The Fed also over-estimated the potential costs of its controversial quantitative-easing program and so was more timid than needed in carrying it out, he said.

“We were behind the curve,” Kohn told a conference on the crisis at Brookings on Tuesday.

Bernanke took issue with economists who contend that the housing-price bust -- and its impact on household wealth and consumer spending -- was the main driver of the deep downturn a decade ago. While that undoubtedly played a major role, particularly in sparking the crisis, Bernanke said the recession wouldn’t have been nearly as bad as it was if investors hadn’t yanked money out of banks and other financial institutions.

“There was a run, a panic analogous to the 1930s, but in an electronic form rather than people lining up in the street,” he said in the video. “The availability of credit plummeted.”

Echoing comments made last week by former Treasury Secretary Timothy Geithner, Bernanke voiced concern that post-crisis reforms had left the Fed and other policy makers with fewer tools to combat the next crisis.

In an effort to prevent future government bailouts, Congress curbed the ability of the Fed, the Federal Deposit Insurance Corp. and the Treasury Department to provide emergency support to the financial system.

While the reforms overall had significantly improved the system’s resilience to shocks by boosting bank capital and other measures, “policy makers need to have the appropriate tools to fight the next crisis,” Bernanke wrote in his paper.

“On this count, I am somewhat less sanguine,” he said

In Recce’d, gli argomenti di Bernanke hanno suscitato stupore e incredulità: a noi sembra incredibile che a distanza di 10 anni, i responsabili di allora non sappiano offrire neppure una minima spiegazione di COSA non ha funzionato, di come la più grande macchina di Vigilanza al Mondo abbia potuto ignorare, per molti anni, gli squilibri che poi hanno portato all’esplosione della bolla.

In Recce’d, siamo allibiti e preoccupati: sia perché Bernanke attribuisce la maggior parte della responsabilità al fatto che “il pubblico si è fatto prendere dal panico”, sia dal fatto che si arriva a chiedere di avere “più strumenti per il salvataggio” delle istituzioni in difficoltà, invece che concentrarsi sul frenare gli eccessi che hanno prodotto la Grande Crisi Finanziaria.

Ma c’è una cosa che, in Recce’d, suscita sgomento e persino paura.

Ci lascia senza parole il fatto che le Istituzioni che riconoscono, a 10 anni di distanza, di essere arrivate in ritardo e di non avere capito hanno, nei 10 anni successivi, esercitato un potere discrezionale e privo di ogni controllo, e che queste stesse istituzioni hanno deciso di fare leva su quelle stesse leve che portarono al crash di Lehman Brothers. Pompando i valori finanziari ed allontanandoli dal valore del sottostante, pur di “fare continuare la musica”. Sul Titanic.