Posts in Mercati oggi
Non c’è bisogno di commenti: è sufficiente leggere
 
wk5_apr_2019_003.png

Leggete con attenzione le parole che trovate al fondo di questo Post: 36 ore fa, le ha scritte un giornalista della famosissima rivista americana Barron’s.

Il titolo che accompagna quelle parole lo vedete qui sopra.

Sul sito di Barron’s il titolo risultava ancora più aggressivo: “Ed ecco sistemata la questione della recessione degli utili”.

Proprio con questo tono. Come se fosse un successo da celebrare. Come parlerebbe un tifoso di una squadra di calcio. “Abbiamo vinto”.

Notate bene questo atteggiamento, da parte di un media che di certo è vicino alla Amministrazione Trump, ma che allo stesso tempo, in una impostazione evidentemente superata dai fatti, dovrebbe proporsi di informare il lettore.

E soprattutto notate bene, leggendo il brano che segue, quale è la “sorpresa positiva” esaltata da Barron’s.

La ripetiamo qui in italiano: “dopo che hanno riportato il 20% delle società quotate, il dato medio per gli utili è NEGATIVO per il 3,3% invece che l’atteso NEGATIVO del 4,4%”. Precisiamo ancora che la “recessione degli utili” è definita come due trimestri consecutivi di calo degli utili societari.

Vi sembra che stanno cercando di fregarvi? Beh, avete ragione.

Noi non abbiamo necessità di aggiungere altro, oggi: ma non venite a dirci che “la vogliamo vedere sempre alla medesima maniera …”, per cortesia!

Talk of an earnings recession is so last-week. With numbers in for just over 20% of S&P 500 members, the latest growth prediction stands at negative 3.3%. That’s as good as a gain, and it pushed market indexes to new highs on Tuesday.

Two things we knew going into reporting season were that the earnings growth consensus stood at negative 4.3%, and that companies would surely surprise to the upside. They almost always do. The only question was whether it would be a big surprise or a small one.

Mercati oggiValter Buffo
Non c'è bisogno di commenti: "nel medio termine le Borse salgono sempre"
 

I venditori porta a porta, che poi si fanno chiamare promotori finanziari (e che poi hanno deciso che NO, non va più bene promotori finanziari, ed allora facciamoci chiamare consulenti, o magari private banker, o magari anche personal bankers, o magari family banker, ma che sempre i Fondi Comuni vi dovranno piazzare) sono stati ancora una volta “salvati in extremis”.

Non è che alla Federal Reserve si occupano dei destini dei nostri promotori finanziari: alla Fed, dei promotori, importa nulla.

Ma con le sue frasi al miele, e per compiacere il potente di turno, la Banca Centrale più influente del Pianeta ha anche cambiato il destino dei nostri promotori finanziari, che oggi possono festeggiare che “tutto è tornato come prima”. Almeno, nel brevissimo termine è così.

Fa un po’ ridere, per la verità, ascoltare parole come queste: perché se tutto è davvero tornato come a settembre 2018, allora l’investitore dovrebbe pensare che … tra tre mesi saremo di nuovo come lo scorso dicembre?

Lasciamo stare le battute (e anche le sciocchezze che utilizzano i venditori): oggi Recce’d NON vuole commentare, sarebbe anche troppo semplice.

Quando però uno di quei signori vi racconta che “una quota di azionario in portafoglio ci vole sempre, perché anche se è più volatile, nel medio termine guadagna poi sempre”, allora offritegli un caffé, o meglio un cordiale cardiotonico, e esaminate con lui il primo grafico qui sotto. Che noi NON commentiamo.

wk5_apr_2019_001.png

Quando il vostro consulente si è calmato, poi offrite magari il secondo cordiale, e esaminate con lui anche il secondo grafico.

Anche qui (per ora) noi NON commentiamo. Parla da solo, e quindi NON ce ne è necessità. Traete le vostre conclusioni: e se pensate che … stanno cercando di fregarvi, beh avete ragione.

Quanto al terzo grafico, che nel Post avremmo voluto aggiungere, si è deciso di rimandarlo .. ad una prossima occasione. Ed è il grafico della Borsa di Milano. Ma oggi NON commentiamo neppure quello.

wk5_apr_2019_002.png
Mercati oggiValter Buffo
Non c'è bisogno di commenti: il buonsenso è più che sufficiente
 

Sono molti quelli che si esaltano, quando leggono di “nuovi record” alla Borsa di New York: alcuni si compiacciono (molti), ed altri si preoccupano (meno).

Noi, in Recce’d, né una cosa né l’altra. Quando chiudemmo gli short di Borsa lo scorso dicembre, era in noi chiarissimo il fatto che era inevitabile una reazione massiccia, e congiunta, di politici, banche centrali, media ed industria per “salvare la baracca” (e la poltrona).

Almeno, nel brevissimo termine.

Ma noi oggi NON vogliamo commentare situazioni di estrema euforia mediatica che abbiamo già analizzato e commentato per i lettori. E sulle quali abbiamo operato, e guadagnato, per i Clienti.

wk5_apr_2019_005.png

I fatti di queste ultime settimane si commentano da soli. Anche il grafico qui sopra si commenta da solo. Oggi noi ci limitiamo a sfruttare un commento di altri, che leggete sotto.

E’ sufficiente questo, ovvero un pizzico di buon senso. Ed ogni eccesso emotivo scompare, senza la minima fatica. Regole pratiche come quelle che leggete sotto non tradiscono mai l’investitore.

There’s an old Wall Street adage that if everyone is leaning in the same direction, it’s better to bet in the opposite direction. As famed economist John Maynard Keynes supposedly explained, the central principle of investment is to go against the general opinion, because if everyone is bullish, that investment is inevitably expensive and therefore unattractive.

And on a short-term basis, the idea is that if you’re wrong, the stock won’t run too far against you, because everyone has already bought the stock; if you’re right, the bang-for-the-buck will be greater because sellers may have a hard time finding a buyer since everyone had already bought, which could result in a bigger-than-warranted selloff.

Mercati oggiValter Buffo
Non c'è bisogna di commenti: date voi un senso ai fatti
wk5_apr_2019_006.png

Ieri 24 aprile un movimento violento dei rendimenti obbligazionari, verso il basso, ha spinto nuovamente il rendimento del decennale Bund tedesco sotto lo zero, innescando una reazione di panico nell’intero mercato obbligazionario globale (nel grafico).

Si ripropongono di nuovo gli estremi e le anomalie che abbiamo già commentato nel Blog, e si ripropone il “grafico del coccodrillo” che vedete sopra, il cui significato ormai è chiarissimo a tutti i nostri lettori.

Noi oggi NON faremo ulteriori commenti.

Vi suggeriamo però di leggere con attenzione le parole che seguono, che sono state scritte ieri sul Wall Street Journal e che risultano molto rappresentative del clima che si respira sui mercati di tutto il Mondo. Sono una perfetta sintesi per chi NON la vede come noi.

“Normally, you don’t see that because people interpret lower interest rates as sign of slower growth,” said Donald Ellenberger, senior portfolio manager at Federated Investors. Gains in Treasury prices don’t ordinarily coincide with a climb in values for stocks because government paper is considered a hedge against market uncertainty and sluggish economic growth, while stocks tend to gain in value on hope of healthy expansion.

Ellenberger said, “so the question is why” is this happening? The Federated portfolio manager said there may be a simple explanation for the unusual relationship between bonds and stocks currently in force: “Usually, it means the stock market is expecting strong growth and the bond market is expecting recession and one has to be right and one has to be wrong,” he said. “I don’t think that is the right way to look at it — they are both responding to the Fed,” he said.

Back in January, the Federal Reserve, led by Chairman Jerome Powell, said it was holding off on further rate hikes after delivering four increases in 2019, moves that were widely viewed as contributing to tightening financial conditions, culminating in a violent selloff in late December. The central bank reaffirmed its wait-and-see approach policy pivot in March and said it would end the unwind of its $4 trillion balance sheet, another policy measure that market participants say had unsettled equity investors. The yield on the benchmark 10-year note has retreated from a peak at 3.262% on Oct. 9.

This is “nirvana for stocks” too, Ellenberger said because the Fed has communicated that it might not immediately raise borrowing costs further even if growth accelerates significantly pushing reading of inflation above its 2% target. Powell hinted in congressional testimony earlier this year that he was willing to allow inflation to temporarily overshoot its goal, enabling prices not just to reach 2% in better economic times but to average around that level.

Noi non commentiamo, oggi, queste parole, ma ci sembra molto utile ricordare anche oggi che 1) il mercato finanziario NON è un videogioco; e che 2) investire significa guardare alla realtà ed evitare le fantasie. Il resto, viene da solo, per conseguenza.

Aggiungiamo una cosa: oggi, il mercato è questo. Molto diverso, da dieci, venti, trenta anni fa. Completamente diverso.

Cambiato in meglio? In peggio? Non sta a noi dare giudizi morali.

La soluzione, per evitare questi alti e bassi e questi estremi emotivi, è rinunciare ad investire? Se non si ha tenuta nervosa, se non si ha pazienza, forse sarebbe preferibile.

Ma sarebbe anche un errore: le opportunità di guadagno più grandi della vostra vita, della vostra intera esperienza di investitori, sono proprio lì, oggi, davanti ai vostri occhi. basta un pizzico di pazienza, un po’ di buon senso, e tenere il nervo sotto controllo.

Mercati oggiValter Buffo
Chi è che compera? Nessuno
 

Leggendo ogni mattina di una Borsa di New York che “si avvicina ai nuovi massimi assoluti”, è giustificato e legittimo chiedersi chi è che investe sulla Borsa americana a questi prezzi ed a questi livelli di valutazione.

La risposta è semplice: nessuno.

Nessuno investe sulla Borsa di New York e neppure sulle altre Borse del Pianeta, che aspettano tutte e soltanto di vedere, ora dopo ora, dove va New York.

D’accordo, dirà il lettore: ma allora spiegami perché l’indice sale.

Molto semplice: dal 24 dicembre ad oggi, prima l’indice ha recuperato per la chiusura delle coperture, delle posizioni SHORT, proprio come abbiamo fatto noi per i Clienti.

Poi, è arrivata la conferma di “nuove iniziative”, tutte puramente mediatiche (ovvero, solo dichiarazioni alla stampa, e nessun fatto concreto) sia da parte della Banca Centrale, sia da parte della Casa Bianca, per supportare, o meglio pompare, la Borsa USA, e di conseguenza tutte le Borse del Mondo.

Niente investimenti, come potete ben capire: nessuna di queste operazioni è un investimento.

Nessuno ci crede. Si tratta semplicemente di aggiustamenti di portafoglio.

Oggi la Borsa di New York è ferma, ovvero fa piccolissimi movimenti di pochi decimi di punto ogni giorno.

I volumi stanno andando verso lo zero, come vi documentano sotto i due grafici che abbiamo individuato e scelto. Nessuno compera e nessuno vende.

wk4_apr_2019_009.png

Perché nessuno vende? Ovvio che gli operatori hanno paura: temono nuove “sparate” da parte di Donald J. Trump, che potrebbe … rendere obbligatorio per legge l’investimento in Borsa, oppure nuove “svolte ad U” da parte di una Banca Centrale che ormai è dichiaratamente impegnata a sostenere i prezzi di Borsa.

Tutto questo dovrebbe portarci alla rassegnazione? Ormai il livello dello S&P 500 è un prezzo amministrato, come sono amministrati i prezzi in Cina? E’ un prezzo deciso dall’alto?

Per nulla. C’è un limite a tutto questo, ed è un limite concreto e forte. Trump e Powell possono dire ciò che vogliono, per influenzare i prezzi di Borsa e le illusioni degli investitori, ma non possono modificare la realtà.

Un esempio? Puoi annunciare centinaia di volte una crescita del PIL al 4%, ma se poi i dati non ci sono, se invece del 4% ti fermi al 2% … beh quelli sono dati che non è possibile gonfiare.

Si può fare credere, al pubblico, che se si fanno scendere i tassi di interesse poi la crescita economica esplode verso l’alto: poi però qualcuno va a vedere i numeri, quelli veri, per l’Europa e per il Giappone, e subito le illusioni svaniscono.

Si può fare scrivere sui quotidiani della “crescita globale sincronizzata”, e influenzare in questo modo l’atteggiamento dei piccoli investitori. Ma poi, a distanza di 12 mesi, ci si ritrova a commentare sempre sui quotidiani una situazione che è diametralmente opposta, ovvero un “rallentamento globale sincronizzato”.

Ecco perché si vedono (e si vedranno in futuro) violenti aggiustamenti dei mercati, come quello visto tra ottobre e dicembre.

wk4_apr_2019_010.png
Mercati oggiValter Buffo
Viaggi di Pasqua: allerta coccodrilli
 

Risulta molto utile, per gli investitori dalla memoria corta, rileggere questo titolo del gennaio 2018, ovvero di un anno e tre mesi fa.

wk4_apr_2019_006.png

L’investitore farà bene a ricordare quei momenti, recenti, e farà bene anche a notare che a distanza di quindi mesi i prezzi alla Borsa di New York sono gli stessi.

Aggiungiamo un secondo elemento che può essere utile ricordare: nel gennaio 2018, sulla stampa ed in tv, si parlava di crescita del PIL al 4% (almeno per gli Stati Uniti) e di crescita degli utili a due cifre.

Come vedete nel grafico del Financial Times qui sotto, oggi la situazione è molto diversa.

wk4_apr_2019_007.png

Abbiamo già segnalato, anche in questo Blog, l’importanza dei grafici “a fauci di coccodrillo”: ne proponiamo ancora uno, che riguarda proprio gli utili di Borsa (la linea in blu vi racconta come sono cambiate le stime degli analisti) e i target, ovvero gli obbiettivi, per i prezzi dei titoli quotati forniti dai MEDESIMI analisti (la linea rossa del grafico vi racconta che i target sono AUMENTATI mentre scendevano le previsioni per gli utili).

Vi sarà molto redditizio, per le vostre scelte di portafoglio, analizzare questo grafico, e darvi poi una spiegazione della divergenza che il grafico vi documenta. Se capire questo capite facilmente anche che cosa fare.

wk4_apr_2019_011.png
Mercati oggiValter Buffo
Viaggio di Pasqua: allarme turbolenze
 

In questo Post, mettiamo alla vostra attenzione una serie di titoli, che noi abbiamo selezionato da Bloomberg ma che in realtà si ritrovano su tutte le maggiori testate di informazione finanziaria.

wk4_apr_2019_001.png

Nel Post noi abbiamo già segnalato, nelle settimane scorsa, l’evidente anomalia dei dati per la volatilità: da settimane, sui mercati finanziari, non succede più nulla, e questo è … molto grave.

La naturale volatilità dei mercati, che riflette poi il succedersi degli eventi nella vita reale, è stata al momento repressa e quasi cancellata.

E’ facile prevedere che si registrerà poi una esplosione improvvisa.

wk4_apr_2019_002.png

Come leggete qui sopra, il crollo della volatilità coinvolge le azioni, le obbligazioni e persino i cambi tra le maggiori valute.

E la stampa specializzata ritorna sul tema della “compiacenza”.

Nel titolo che segue, vedete che le stesse banche di investimento ritengono che sia inevitabile, e vicina, una nuova esplosione di volatilità sui mercati finanziari.

Ripetiamo che il portafoglio titoli deve essere già pronto oggi ad eventi che oggi possono anche apparire impossibili: vi sarà sufficiente ritornare a pochi mesi fa, ovvero ad inizio ottobre 2018, per rendervene conto.

wk4_apr_2019_003.png
Mercati oggiValter Buffo
Ma davvero ci credete ancora?

Osservando i mercati nelle ultime settimane, spesso ci siamo domandati: “Ma è possibile che ci credono ancora?

Possibile che nel 2019, a dieci anni dalla Grande Crisi Finanziaria, ci sia ancora una massa, o meglio un gregge, di investitori disposto a credere? A credere che davvero, se le Banche Centrali immettono liquidità, poi l’economia reale andrà meglio, si riprenderà, e camminerà con le sue sole gambe, e finirà il “decennio di emergenza”?

Naturalmente no: nessuno ci crede più. Chi può credere che “un’economia forte” (parole della Federal Reserve” non regge un costo del denaro al 2,4% con l’inflazione al 2,1%? Che senso hanno queste affermazioni? Neppure uno studente delle scuole medie può sentire certe assurdità.

wk3_apr_2019_019.png

Domanda inevitabile: ma allora perché le Borse salgono e pure le obbligazioni salgono (di prezzo)?

Risposta: le prospettive, il futuro, e l’economia reale c’entrano poco. O nulla.

In quelle fasi, immediatamente successive ad un “annuncio” di politica monetaria più espansiva ed accomodante, chi compera sui mercati lo fa solo per una ragione, ovvero perché crede di avere sotto di sé una rete protettiva.

Del tipo “se le cose andassero male, LORO compreranno”.

A questi operatori, importa NULLA di capire dove sta andando l’economia: “tanto, io avrò già venduto”.

Conclusione: quelli furbi, fanno come hanno fatto loro. E comprano sull’onda dell’euforia.

La nostra conclusione: investire NON è un mestiere per i furbi. Perché chi è furbo oggi, poi domani pagherà il prezzo della sua … furbizia. Oggi forse vende prima di tutti, ma domani non gli riuscirà, e pagherà con tutti gli interessi. Ci sono 200 anni di storia, che lo dimostrano.

Investire, gestire un portafoglio, è una cosa del tutto diversa. Investire è ricordarsi sempre che i prezzi sui mercati finanziari NON sono soltanto numeri. O meglio: sono numeri, ma vogliono rappresentare una realtà. Una realtà vera e tangibile. Quando la realtà viene a mancare, i numeri svaniscono, e i furbi restano soli con la loro furbizia.

Mercati oggiValter Buffo