Segnali dagli utili e scelte per i nostri portafogli
 

Abbiamo già presentato ai lettori, in un Post precedente, il brano che riportiamo anche qui sotto.

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Ci trovate un accenno alle revisioni al ribasso delle aspettative, ovvero delle previsioni, per gli utili delle Società quotate in Borsa. Nel grafico qui sotto, vi dettagliamo queste revisioni al ribasso, che vedete rappresentate dalla parte di colore giallo nelle barre verticali che poi sono le previsioni trimestre per trimestre.

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Per i nostri Clienti, abbiamo fornito nelle ultime tre settimane una analisi di dettaglio dei risultati trimestrali, prima per quelli degli Stati Uniti e poi per quelli europei.

In questo nostro Post, ci limiteremo a segnalare a chi ci legge che la variazione di queste previsioni può essere molto ampia, ed anche molto rapida: lo capite ancora meglio se fate attenzione ai dati del grafico qui sotto.

Si tratta di dati che dovete tenere sempre a mente, se siete investiti anche soltanto in parte in titoli azionari oppure in Fondi Comuni azionari ovvero in ETF azionari.

Se non siete in grado di effettuare un monitoraggio ed una analisi di questi dati, allora NON investite in modo consapevole e state andando … alla cieca.

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Mercati oggiValter Buffo
Segnali dalle economie e scelte per i nostri portafogli
 

Ai nostri Clienti abbiamo segnalato, la mattina di venerdì 15, la rilevanza del dato pubblicato negli Stato Uniti per le vendite al dettaglio il giorno precedente (è stato pubblicato con un netto ritardo sui tempi abituali, a causa dello shutdown del Governo USA).

Nella nostra pagina di ricapitolazione settimanale, oggi, abbiamo pubblicato il grafico che riproponiamo anche qui sotto.

Il dato che leggete nel grafico è una previsione: quella che viene fatta dalla Federal Reserve di Atlanta per la crescita del PIL USA nel trimestre che si è appena concluso, ovvero il quarto del 2018.

Non dovete stupirvi per il fatto che siamo passati in sei mesi da un +4,5% a un +1,525%: al contrario, dovete pensare che è normale. Questo è il “nuovo normale”, il contesto nel quale dobbiamo fare le scelte di investimento.

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Abbiamo sottolineato questo punto, oggi, perché oggi forse la più grande, tra le incertezze che pesano sul futuro dei mercati finanziari, è proprio lo stato dell’economia negli Stati Uniti. A proposito del quale, venerdì 15, gli Stati Uniti hanno pubblicato il dato per la produzione industriale che vedete sotto nel grafico.

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La fase di shutdown degli uffici del Governo negli USA ha determinato lo slittamento in avanti della pubblicazione di numerosi dati macroeconomici, incluso quello per il PIL del quarto trimestre, che verrà pubblicato soltanto alla fine del mese di Febbraio. Questo ha creato una sorta di pausa, ed ha in un certo senso alimentato un clima di tranquillità che ha fornito ulteriore propulsione al rimbalzo della Borsa. Una specie di tranquillità artificiale provocata dalla mancanza di dati.

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Come dice molto chiaramente il grafico qui sopra, il rimbalzo delle Borse non solo negli USA ma in tutto il Mondo è stato costruito sulla “speranza” (alimentata, con astuzia, sia dalle solite banche internazionali, sia dalle nostre Reti di vendita dei Fondi Comuni di Investimento).

Il grafico dice appunto che è stata venduta, e quindi comperata, la speranza di sorprese positive. Fino ad oggi, però, come dice il grafico qui sotto, nel Mondo le sorprese risultano al contrario negative e hanno fatto scendere le aspettative per l’intero 2019.

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La pubblicazione dei dati, come sempre, ora costringe tutti ad un confronto tra i sogni, le illusioni, i miraggi, e la realtà dei fatti.

Confronto dolorosissimo, per tutti quelli che, mal consigliati (dal private banker, dal family banker, insomma dal banker di turno, che poi significa da uno di quelli che nascondono dietro ad una nuova etichetta la loro natura di promotori finanziari), hanno scommesso sulla “crescita globale sincronizzata” solo 12 mesi fa e adesso non sanno più come uscirne senza danni, visto che i dati di fatto sono quelli che ci racconta qui in basso il grafico.

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Mercati oggiValter Buffo
Segnali dai mercati e scelte per i nostri portafogli
 

Nelle prime settimane del 2019, era lecito attendersi reazioni (di varia natura) alla brusca discesa delle Borse di fine 2018.

Le reazioni ci sono state: ed i mercati hanno reagito. Tutto è rimbalzato, ma per intensità spicca il rimbalzo della Borsa di New York come vedete anche nel grafico qui sotto che vi propone un utile confronto, sul quale vale la pena di riflettere.

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I segnali di reazione, che poi sono mosse di difesa, sono arrivati, nel 2019, dalla politica ma in particolare dalle Banche Centrali, con una pioggia di dichiarazioni, culminata nella svolta ad U alla Federal Reserve (già commentata nel Blog) e poi proprio ieri 15 febbraio 2019, con le frasi di Benoit Couré (BCE) sulle operazioni di finanziamento TLTRO, parole che sono state messe in evidenza anche dai giornali e dai TG in Italia.

La rilevanza delle dichiarazioni di ieri dalla BCE sta in questo: che tutto il mercato ne parlava da almeno un mese, tanto che noi ne scrivemmo, in gennaio, ai nostri Clienti nel nostro bollettino quotidiano, The Morning Brief, dove riprenderemo questo argomento anche lunedì 18 febbraio.

Come già abbiamo avuto modo di commentare in precedenza, per noi investitori consapevoli si tratta sempre di giocare, con intelligenza ed un pizzico di astuzia, la nostra mano di poker: scoprirsi troppo presto è un errore, ed anche mostrare in misura eccessiva le proprie emozioni è un errore. Molti dei segnali che arrivano propri dai mercati sono falsi: falsi segnali, fake signals, proprio come le fake news. Il grafico qui sotto a voi che cosa fa pensare? (un tema che sarà analizzato nel dettaglio, ogni mattina, dal nostro The Morning Brief la settimana prossima).

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Per le chiare, semplici, e al tempo stesso solide e concrete ragioni che abbiamo esposto qui sopra, un attento gestore del proprio portafogli deve utilizzare tutta la pazienza che è necessaria, per andare a vedere le mosse degli altri partecipanti.

Oggi, che le carte iniziano ad essere calate sul tavolo, siamo in grado di muoverci sui portafogli in modo più consapevole. Prendete ad esempio in considerazione i dati del grafico qui sotto.

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Il nostro suggerimento operativo, come sempre, sarà quello di partire dai dati di fatto: ad esempio, nel grafico qui sopra vedete che la fase di calo delle Borse nel 2018 fu accompagnata da una fase di calo delle aspettative di futuri rialzi dei tassi di interesse ufficiali negli Stati Uniti. Un dato di fatto che è facile da comprendere: le Borse scendono perché le prospettive peggiorano, e se le prospettive peggiorano allora è minore la necessità di alzare il costo del denaro.

Poi però, cosa succede? Nel riquadro in rosso tutti vedete che la Borsa rimbalza, ma le aspettative per i tassi di interesse non recuperano. Perché?

Una possibile interpretazione la trovate nel brano che abbiamo selezionato e che riproduciamo qui sotto: un brano dove vengono messe in evidenza le ragioni (forti e concrete) per le quali il rimbalzo delle Borse NON ci riporta alla situazione di alcuni mesi fa, la situazione che sui mercati avevano definito “Goldilocks”. Come dice l’articolista, al massimo oggi siamo in … “Silverlocks”.

Battute a parte, dall’analisi dei segnali che ci sono forniti da questo dato di fatto, e da altri, muoveranno le nostre prossime scelte di portafoglio. Scelte come sempre consapevoli.

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Mercati oggiValter Buffo
Segnali dalle valute e scelte per i nostri portafogli
 

Nel formulare le scelte di investimento, è indispensabile valutare con attenzione le singole posizioni: il loro potenziale di rendimento, e al tempo stesso il loro margine di rischio.

Di pari importanza, nel formulare la propria strategia di investimento, è la capacità di effettuare valutazioni di insieme: che tengano quindi conto non solo delle singole posizioni, bensì anche del comportamento complessivo del portafoglio titoli.

Tra le variabili che hanno un effetto trasversale, ovvero che influenzano anche le altre classi di attività, come ad esempio le Borse, le obbligazioni, e le materie prime, c’è senza dubbio l’andamento dei cambi.

Noi in Recce’d riteniamo che la nostra performance 2019 verrà determinata, in una buona misura proprio dalla capacità di anticipare i movimenti delle maggiori valute.

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Sul dollaro USA, negli ultimi mesi, le opinioni sui mercati finanziari si sono distribuite sull’intero spettro delle possibilità: si va dal pessimismo più nero (in casa Goldman Sachs) ad un forte ottimismo, e questo spiega il recente comportamento laterale, che vedete proprio nel grafico.

Il nostro parere è noto a tutti i Clienti, e parte da una semplice considerazione: l’andamento del dollaro dipenderà anche … da ciò che faranno gli altri.

Il dollaro, come abbiamo detto, viene da una lunga fase laterale, ma se guardiamo invece all’euro, come vedete in basso siamo oggi ad un livello molto delicato. E se andate a vedere un grafico di più lungo periodo, potrete verificare voi stessi che quel livello è davvero molto significativo.

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Un secondo elemento di interesse, nel panorama attuale dei cambi, è l’andamento dello yen giapponese, che oscilla da tempo, come vedete sotto nel grafico, intorno alla quota psicologica di 110 contro dollaro USA.

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Superfluo aggiungere poi che la sterlina GBP in un modo oppure in un altro nel 2019 si libererà del peso di Brexit, una vicenda tutta politica che sul piano dell’economia reale ha spostato e sposterà poco o nulla, ma che ha fino ad oggi esercitato una pressione negativa (non fondata sui fatti) sulla valuta del Regno Unito.

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In sintesi: tutte le valute maggiori sembrano avere bisogno di una scossa, di una rivalutazione, di un movimento importante verso nuovi livelli di equilibrio, verso nuovi livelli che riflettano la realtà economica sottostante. Una delle maggiori opportunità di mercato nel 2019.

Mercati oggiValter Buffo
Segnali dalle Banche Centrali e scelte per i nostri portafogli
 

La dichiarazione di Benoit Couré di ieri, venerdì 15 febbraio (che avete letto sui quotidiani italiani), ha di fatto formalizzato un qualche cosa che sui mercati finanziari si discuteva da settimane, come da noi riferito ai Clienti settimane fa.

Oggi è ufficiale che tutte le maggiori Banche Centrali hanno del tutto messo da parte il tema della “normalizzazione”.

Normalizzare le politiche monetarie NON è possibile. Non è possibile oggi, e non è una strategia per il prossimo futuro.

Prima implicazione: le economie reali NON vanno poi così bene.

Seconda implicazione: i mercati finanziari NON sono così solidi, così stabili.

Dice Couré: faremo una nuova operazione di TLTRO “solo nel caso di uno shock negativo di maggiori dimensioni”: e quindi, noi investitori dobbiamo, necessariamente, prendere in considerazione anche “uno shock negativo di maggiori dimensioni”.

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Sempre nell’ultima settimana, tra il 11 ed il 15 febbraio, due esponenti della Federal Reserve (Daly e Brainard) hanno anticipato ai mercati che la politica di riduzione dell’attivo della Fed potrebbe essere interrotta, e forse già nel 2019.

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Non si tratta soltanto di una pausa nella fase di rialzo del costo del denaro (nel grafico qui sotto): si tratta proprio di fare diventare PERMANENTE una politica monetaria che era stata definita, per anni ed anni, come una politica anti-ciclica, di emergenza, eccezionale, non normale.

Adesso, è normale.

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Nei fatti, se non nelle dichiarazioni, si è trattato di una operazione coordinata a livello globale, come vi racconta anche il grafico qui sotto con i dati ufficiali per la creazione del credito in Cina a gennaio 2019.

Le Banche Centrali hanno tutte fatto un (enorme) passo indietro, ed hanno riconosciuto che … la baracca non sta in piedi se non c’è una continua attività di “stimolo” monetario. Lasciamo ai nostri lettori il compito di cercare sul Web queste importanti dichiarazioni, nel caso in cui siano sfuggite.

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In termini di politica e di economica, ognuno dei nostri lettori potrà fare in merito le proprie valutazioni.

A noi, di Recce’d però interessa solo ed unicamente una cosa: che tipo di indicazioni per gli investimenti dobbiamo ricavare da questa svolta improvvisa?

Ovvio che le strade sono soltanto due: andarci dietro, e quindi affidarsi alle scelte dei Banchieri Centrali. Oppure muoversi nella direzione opposta.

Come decidere per agire in modo consapevole?

Come investitori dobbiamo domandarci lo “stimolo” monetario funziona davvero. E’ veramente uno “stimolo”, e per chi? Farà andare meglio le economie? Farà migliorare i dati economici?

E allora siamo costretti a ritornare ai dati economici: in questo Blog, ve ne abbiamo proposti a centinaia, ma qui sotto vi offriamo una panoramica aggiornatissima. Dopo anni, ed anni, ed anni, ed anni di “stimolo” monetario, oggi stiamo a questo punto qui che vedete nel grafico.

Fate voi, le vostre valutazoni sull’efficacia delle politiche di “stimolo”.

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Ma non c’è soltanto questo dato di fatto da tenere presente: Recce’d ha portato all’attenzione dei suoi lettori, in settimana, il tema dell’inflazione, dalle pagine di SoldiOnline.it. Abbiamo messo in grande evidenza che la svolta ad U delle Banche Centrali espone il loro fianco al rischio di un rialzo dei dati per l’inflazione, un rialzo che le metterebbe in enorme difficoltà.

Nel caso degli Stati Uniti, i dati del grafico che segue dovrebbero far venire, a Powell ed ai suoi, almeno qualche dubbio per il futuro.

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Mercati oggiValter Buffo
Siamo alle solite: un'industria in ritirata
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Il grafico qui sopra merita attenzione. Perché? Perché quando si arriva a celebrare il primo rialzo dopo tre anni, significa che qualche cosa proprio non va. Stiamo parlando del primo dato positivo, dopo tre anni, per la raccolta dei Fondi Comuni di Investimento negli Stati Uniti.

In precedenti occasioni, in questo Blog, abbiamo messo in evidenza la crisi di questo settore (i Fondi Comuni di Investimento), spiegandone le ricadute per gli investitori finali, cioè per voi lettori del Blog.

Oggi ci limiteremo a ripetere che la caduta non è reversibile e non sarà certo bloccata nei prossimi anni. Voi stessi, i lettori del Blog, determinerete la progressiva messa ai margini del settore, perché sarete del tutto insoddisfatti non soltanto dei costi, non soltanto del servizio, ma pure dei risultati.

La classica politica di investimento delle Reti che vendono Fondi, basata sul “vendere i Fondi Comuni” e poi “tenere il Cliente il più possibile fermo” è destinata a rivelarsi fallimentare, per chi la segue ed è Cliente, perché le prospettive per il prossimo decennio (come ormai sanno tutti) sono quelle del grafico che segue, grafico che espone i dati prodotti proprio la settimana scorsa da AQR.

Dati che, per noi di Recce’d, sono decisamente OTTIMISTICI: ovvero, questo è ciò che potete ottenere, ma soltanto nel caso (improbabile) che per 10 anni tutto vada bene,

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Mercati oggiValter Buffo
Siamo alle solite: è assuefazione
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Un gestore bravo, un gestore competente, un gestore responsabile non ha dubbi: è del tutto sbagliato ragionare di azioni, di Borsa, e poi di obbligazioni e di tassi, tenendoli separati.

Ricordate la situazione descritta qui sopra nel grafico? Ne abbiamo scritto per decine e decine di volte, negli ultimi anni.

Come si può dare un senso a Borse che salgono, e che quindi esprimono maggiore OTTIMISMO degli investitori sul futuro degli utili delle Società quotate, e rendimenti delle obbligazioni che scendono (la linea di colore rosso) ed esprimono quindi una visione NEGATIVA sul futuro dell’economia?

Come detto, Recce’d ne ha scritto in molte occasioni, ed oggi faremo veloce. Si tratta in modo evidente di mercati distorti, oppure come scrivono in tanti “drogati”, e ormai siamo arrivati alla fase peggiore, quella della assuefazione.

Perché è importante segnalarlo ancora? Perché la assuefazione implica due cose: che servono dosi sempre più forti, e che non è detto che ogni volta lo “shot” fornisca la stessa gratificazione, oppure per essere più chiari la medesima reazione dei mercati assuefatti.

La settimana scorsa, in The Morning Brief abbiamo sottolineato, in più occasioni, che la reazione dei mercati alla svolta ad U della Federal Reserve è stata fino ad oggi molto, ma molto, diversa da quella che molti avevano previsto, molto più complicata, incerta. E’ la confusione di cui si scrive nell’immagine qui sotto.

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Mercati oggiValter Buffo
Siamo alle solite: scontro tra realtà e marketing

Ne ha scritto anche venerdì il Wall Street Journal, con le parole che seguono qui sotto.

(…) Kass says investors are ignoring a “diminished outlook for economic and profit growth in 2019-2020,” noting that “there was nothing in the recent high-frequency data or earnings reports that changes this outlook.” We’ve got a stock market that has “detached itself from reality,” he says. “Often, as might be the case, sharp and unrelenting advances lull us into a false sense of security, particularly when global economic growth is so fragile and beginning to show signs of deteriorating,” said Kass, though he repeats from an interview earlier this week that he’s not talking about investor euphoria similar to that seen in late January or mid-September of last year. But others are out there ringing similar alarm bells. Take Russ Mould, AJ Bell investment director, who told clients Thursday that he’s concerned about the renewed blind love for well-known tech stocks right now. “If you asked an investor would they be willing to pay $2.9 trillion for a company that was going to show virtually no earnings growth in 2019, after a year when operating profit and free cash flow growth had slowed to zero by the end of 2018, investment spending began to accelerate and regulatory pressure gathered then they would probably laugh at you. But this is exactly what investors are currently being asked to do in the case of the FAANG stocks, Facebook  Amazon Apple Netflix and Google’s parent Alphabet” says Mould. These companies have much to prove after last year’s weak finish, he says. ”Their combined market capitalizations are still teetering on ‘bear market’ territory, at around 20% below the aggregate record, and their last set of quarterly results were a mixed bag, despite the share price rallies that they prompted,” he said.

Siamo alle solite: il mercato si “stacca dalla realtà”, sotto la spinta a “comperare, comperare, comperare” sotto la spinta delle banche globali di investimento, prima, e poi dei brokers. Nulla di nuovo, quindi, per noi attenti investitori, per noi che siamo capaci a non farci confondere le idee, per noi che non ci muoviamo con i “gregge”.

Ma vale la pena di parlarne perché se guardiamo ai dati del grafico qui sotto gli investitori individuali USA, puniti pesantemente nel 2018, almeno in questa prima fase del 2019 sono rimasti a guardare, scettici sul rimbalzo. Rimbalzo che infatti, come tutti sanno, si è sviluppato su volumi scambiati ai livelli minimi.

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Se poi vogliamo passare dalle emozioni, e dalla pressione delle banche di investimento, alla realtà dei fatti, noi vi suggeriamo di leggere con massima attenzione i dati contenuti qui sotto nel grafico. Molto, di ciò che succederà nei prossimi mesi in Borsa, è scritto proprio in questi dati.

Ai nostri Clienti, la settimana scorsa, abbiamo offerto un approfondimento dettagliato nella Sezione Operatività del nostro The Morning Brief. Dove questa settimana approfondiremo i dati per gli utili in Europa.

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Mercati oggiValter Buffo